La commedia della vanità - Piccolo Teatro Strehler (Milano)

Scritto da  Sabato, 01 Febbraio 2020 

Dal 15 al 26 gennaio al Piccolo Teatro di Milano è andata in scena “La commedia della vanità”, composta nel 1934 dallo scrittore bulgaro Elias Canetti, premio Nobel per la Letteratura nel 1981, per la regia di Claudio Longhi, che porta sul palco ventitre attori e due musicisti, in un’opera che immagina le conseguenze di un mondo in cui viene bandito l’uso di specchi, foto, ritratti e di ogni strumento con cui contemplare se stessi.

 

LA COMMEDIA DELLA VANITÀ
di Elias Canetti, traduzione Bianca Zagari
regia Claudio Longhi
scene Guia Buzzi
costumi Gianluca Sbicca
luci Vincenzo Bonaffini
video Riccardo Frati
con Fausto Russo Alesi, Donatella Allegro, Michele Dell’Utri, Simone Francia, Diana Manea, Eugenio Papalia, Aglaia Pappas, Franca Penone, Simone Tangolo, Jacopo Trebbi
e con Rocco Ancarola, Simone Baroni, Giorgia Iolanda Barsotti, Oreste Leone Campagner, Giulio Germano Cervi, Brigida Cesareo, Elena Natucci, Marica Nicolai, Nicoletta Nobile, Martina Tinnirello, Cristiana Tramparulo, Giulia Trivero, Massimo Vazzana
violino Renata Lackó, cimbalom Sándor Radics
drammaturgo assistente Matteo Salimbeni
assistente alla regia Elia Dal Maso
preparazione al canto Cristina Renzetti
trucco e acconciature Nicole Tomaini
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma - Teatro Nazionale, Fondazione Teatro della Toscana, LAC Lugano Arte e Cultura
nell’ambito del progetto “Elias Canetti. Il secolo preso alla gola”

 

Quando andava dal parrucchiere, Elias Canetti si imbarazzava a dover guardare sempre la propria immagine davanti a sé. I suoi sguardi preferivano osservare le persone accanto che sembravano invece affascinate da se stesse. “Si guardavano a fondo, si studiavano (..) ciò che mi colpiva era l’insaziabilità della contemplazione di sé. Mi chiesi cosa sarebbe avvenuto se improvvisamente un divieto avesse privato la gente di un momento che pareva il più prezioso di tutti. Era possibile imporre un divieto capace di distogliere l’uomo dalla propria immagine?”, scrive Canetti ne “Il gioco degli occhi. Storia di una vita”.

L’editto contro gli specchi da gioco diventa cosa seria ne “La commedia della vanità”, dove, fin dalle prime battute, incombe opprimente un’inarrestabile distruzione: dal rogo delle immagini alla nascita di un potere autoritario. Il decreto genera una sorta di isteria di massa che, tra furti, minacce di morte e torture, finisce con l’esplodere in un inquietante epilogo.

Canetti riflette su un universo sorprendentemente contemporaneo che analizza la relazione tra il potere, la morte e il binomio identità-massa. Un testo distopico, un’opera di avvertimento che si basa su tendenze e pericoli percepiti anche nella società attuale.

Interessante la scelta di Longhi di ambientare il testo nel microcosmo di un circo decadente dove l’umanità viene rappresentata con tutti i suoi difetti e le sue bassezze; un immaginario evocativo ispirato a film come “Freaks” (1932, Tod Browning) e “Lola Montès” (1955, Max Ophuls) e al cinema espressionista tedesco degli anni ‘20-’30.

Le deformità fisiche sono uno specchio della corruzione morale e della meschinità della gente che si avvertono serpeggiare tra le righe di tutto il testo e anche tra gli spettatori: il confine tra palco e pubblico è infatti sfumato fin dall’inizio. Gli attori entrano in scena sbucando da ogni lato della sala. Le voci confondono. Le luci accecano e nascondono. Molto bella anche la musica che diventa elemento costruttivo dello spettacolo, generando un impasto acustico molto suggestivo sul repertorio del cimbalom - strumento tipicamente ungherese - e su quello del violino. Curiosi poi i richiami contemporanei suggeriti dai video in scena che hanno un formato verticale 9:16: proporzione che ammicca alla stessa verticalità degli schermi degli smartphone. Risulta forse eccessiva la lunghezza della pièce, al punto da renderla a tratti ridondante e da penalizzare l’aspetto emozionale e l’energia della messa in scena.

 

Piccolo Teatro Strehler - Largo Greppi 2, Milano
Per informazioni e prenotazioni: servizio telefonico 02/42411889, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 19.30, domenica ore 16, lunedì riposo
Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro
Durata spettacolo: 3 ore e 45 minuti compresi due intervalli

Articolo di: Alessandra Quintavalla
Grazie a: Valentina Cravino e Edoardo Peri, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

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