La Classe - Teatro Marconi (Roma)

Scritto da  Domenica, 30 Aprile 2017 

Ha debuttato in prima nazionale al Teatro Marconi il nuovo progetto di Giuseppe Marini che, dopo il brillante successo di “Mar del Plata”, torna a proporre un lavoro capace di coniugare autentico impegno civile con un teatro di prosa di ricercata fattura e dalla vivida potenza espressiva. Lo spettacolo, la cui drammaturgia, acuta sintesi di molteplici, attualissimi spunti di riflessione, è firmata da Vincenzo Manna, nasce con il contributo di soggetti operanti nei settori della ricerca (Tecné), della formazione (Phidia), della psichiatria sociale (SIRP) e della produzione di spettacoli dal vivo (Società per Attori), nonché sotto l’egida di Amnesty International Italia. Sullo sfondo di un contesto sociale degradato, inesorabilmente destinato a precipitare verso l’abisso, ne è protagonista un coraggioso insegnante fermamente deciso a non arrendersi allo status quo e al contrario caparbio nell’ incoraggiare i propri turbolenti allievi a cogliere l’attimo fuggente delle loro esistenze; ad incarnarlo, magnificamente, sul palcoscenico è l’ottimo Andrea Paolotti, mentre la sua irrequieta classe dirompe del talento vitale e genuino di Cecilia D'Amico, Carmine Fabbricatore, Edoardo Frullini, Valentina Carli, Giulia Paoletti e Haroun Fall.

 

Società per Attori presenta
in collaborazione con Tecnè conoscenze e strategie, Società Italiana di Riabilitazione Psicosociale, Phidia con il sostegno di Amnesty International sezione italiana
LA CLASSE
di Vincenzo Manna
con (in ordine di apparizione)
Andrea Paolotti, Cecilia D'Amico, Tito Vittori, Carmine Fabbricatore, Edoardo Frullini, Valentina Carli, Giulia Paoletti, Haroun Fall
e con la partecipazione straordinaria di Ludovica Modugno
regia Giuseppe Marini
scene Alessandro Chiti
costumi Laura Fantuzzo
musiche Paolo Coletta
light designer Javier Delle Monache

 

Una cittadina di un non meglio precisato paese europeo in drammatica crisi economica. Conflitti sociali, indifferenza reciproca, atti di criminalità all’ordine del giorno ne funestano il quotidiano e a complicare ulteriormente la situazione nelle immediate vicinanze incombe lo “Zoo”, uno dei campi profughi più vasti del continente; migliaia di rifugiati vi hanno trovato asilo e, se da un lato la sua presenza ha assicurato posti di lavoro, dall’altro la prossimità con lo “straniero”, il “diverso” ha ulteriormente inasprito un tessuto sociale già logoro di sospetto e violenza. Da qui la risoluzione estrema di innalzare una muraglia per ostacolare la fuga da questo lager del nuovo millennio. Ai confini di questo desolante panorama, in un’inospitale periferia suburbana non lontana dall’inquietante “Zoo”, si erge un fatiscente istituto professionale che in tutto - dalle strutture agli studenti, al corpo docente - racconta un’amara rassegnazione, un’indolenza colpevole, un’alienazione senza barlume di speranza.

La ClasseC’è in particolare una classe, fortemente disagiata, che ogni pomeriggio si raduna per scontare la “condanna” di un corso di recupero imposto per motivi disciplinari. Le autorità scolastiche, simboleggiate dall’ottusamente impositivo Preside (Tito Vittori), non hanno minimamente a cuore il destino di questi ragazzi in difficoltà, l’importante è che guadagnino i crediti indispensabili per adempiere agli obblighi ministeriali così da diplomarsi il prima possibile, soffocando la loro irrequietezza in interminabili ore di nullafacenza davanti allo schermo di documentari senza costrutto alcuno. Basterebbe gettare lo sguardo al di là della cortina ribelle innalzata da queste giovani anime inquiete per scovarvi molto, molto altro: Vasile (Edoardo Frullini), di etnia rom, dietro un’istintiva attitudine all’insubordinazione e allo scontro, nasconde uno spirito guascone e una curiosità genuina verso il mondo che lo circonda; Maisa (Cecilia D’Amico), di fede musulmana, è al contrario un coacervo inestricabile di angosce ed insicurezze che la paralizzano completamente impedendole di interagire con compagni e professori e facendola apparire scontrosa ed immatura; Nicolas (Carmine Fabbricatore) è il più tormentato e incoercibile, affronta con violenza cieca ogni circostanza ed ogni relazione, finanche quella con la fidanzata Arianna (Valentina Carli), con la quale alterna passione animalesca a scontri furibondi; ed ancora Arianna che, dietro un’apparenza di sfrontata sensualità e impertinenza nasconde in realtà un abisso di fragilità al quale sta per soccombere; uno spiraglio di positività è offerto da Talib (Haroun Fall) con la sua vivace curiosità intellettuale, il suo desiderio di comprendere il prossimo senza cedere alla rabbia ed una caparbia volontà di battersi per migliorare la propria esistenza; infine la delicata, umbratile Petra (Giulia Paoletti), ragazza ebrea meno problematica ed “arrabbiata” dei suoi coetanei e dunque fortemente a disagio in questo contesto così aspro, con il quale comunque cerca di entrare in empatia.

La ClasseSei caratteri totalmente diversi, sei reazioni diametralmente opposte ad un mondo esterno completamente sordo alle loro più basilari esigenze. Una situazione dolorosamente cristallizzata quella trovata dinanzi a sé da Albert (Andrea Paolotti), straniero di terza generazione laureato in Storia che, sebbene abbia raggiunto i 35 anni, è alla sua prima esperienza lavorativa ufficiale dopo interminabili anni in “lista d’attesa” e giunge in questo istituto marcescente con il preciso compito di tenere a bada per quattro settimane gli indomabili allievi del corso di recupero pomeridiano. L’incontro con loro assume inizialmente i connotati di una feroce collisione ma con dedizione, onestà e fermezza riuscirà a conquistare la fiducia di gran parte della rumorosa compagine: abbandonata la didattica codificata, infatti, coinvolge gli studenti in un bando europeo rivolto alle scuole superiori declinando il tema “I giovani e gli adolescenti vittime dell’Olocausto” nell’atroce scenario dell’attualità tutti i giorni davanti ai loro occhi; il loro materiale di indagine saranno i documenti e le sconvolgenti fotografie che un rifugiato ospite dello “Zoo” ha trafugato prima di scappare dal proprio paese d’origine, dove aveva il funesto compito di catalogare le nefandezze compiute dal regime ai danni dei dissidenti politici. Insospettabilmente i ragazzi, dopo le prevedibili diffidenze iniziali, si appassioneranno autenticamente al progetto, finendo per scoprire attraverso di esso la realtà disumana che li circonda e soprattutto molto della propria interiorità e delle loro potenzialità inespresse. Albert andando contro tutti, in direzione ostinata e contraria, avrà così cambiato per sempre le loro esistenze.

Il progetto ha preso l'avvio da una ricerca condotta da Tecné, basata su circa 2.000 interviste a giovani tra i 16 e i 19 anni, sulla loro relazione con gli altri, intesi come diversi, altro da sé, e sul loro rapporto con il tempo, inteso come capacità di legare il presente con un passato anche remoto e con un futuro non prossimo. Gli argomenti trattati nel corso delle interviste hanno rappresentato un importante contributo alla scrittura del testo di Vincenzo Manna, drammaturgo romano tra i più interessanti della nuova generazione, insignito nel 2010 del Premio SIAE come miglior giovane autore italiano al Festival dei Due Mondi di Spoleto; il risultato è un testo estremamente denso di contenuti, spunti di riflessione, sentieri di indagine sempre percorsi con attenzione a non smarrire il filo di una narrazione vivida e avvincente per lo spettatore. L’analisi psicologica è minuziosa, profonda, non sconfina mai nel cliché ed al contrario regala personaggi a tutto tondo, costellati di complessità, fragilità, ricchezze inestimabili che saranno svelate solo con l’incedere del racconto. In questo modo la pur ragguardevole durata dello spettacolo non ne inficia l’immediatezza e la potenza espressiva, che rimangono costantemente salde e coinvolgenti; unico frangente in cui il ritmo sembra rallentare è il cameo offerto da Ludovica Modugno in prossimità dell’epilogo con la straziante testimonianza di una rifugiata, passaggio che, nonostante la preziosità del monologo e la commovente interpretazione offerta dalla grande attrice e doppiatrice, forse andrebbe maggiormente cesellato per non imprimere una troppo decisa frenata subito prima della conclusione della pièce.

La ClasseLa vigorosa drammaturgia viene plasmata con passione e sapiente perizia artigianale dalla lucida visione registica di Giuseppe Marini - che ci aveva fortemente commosso nell’ultimo lavoro “Mar del Plata” dedicato allo sterminio scientificamente condotto dal regime dei generali nell’Argentina degli anni Settanta e che nella prossima stagione dirigerà Maria Paiato nel monologo “Stabat Mater” di Antonio Tarantino. Pochi altri registi riescono a coniugare in una messa in scena una tale adesione emotiva ed attenzione minuziosa al dettaglio, nonché un approccio maieutico nei confronti degli attori sul palcoscenico così come verso gli spettatori, condotti passo dopo passo a ricercare dentro di sé la verità attraverso il tramite di un’arte teatrale ricercata ed emozionante. Il tutto declinato in una narrazione dal dinamismo dal sapore quasi cinematografico, impreziosita dalla centrata e suggestiva scenografia di Alessandro Chiti (a dispetto di coloro che si interrogano sulla ridondanza didascalica della scenografia nel teatro contemporaneo), dai ben caratterizzati costumi di Laura Fantuzzo, dalle musiche di Paolo Coletta e dall’accorto disegno luci di Javier Delle Monache.

Davvero talentuosi i sei giovani attori in scena, impetuosi ed emozionanti nel dar sfogo al dolore dei loro personaggi. Particolarmente a fuoco e sensibili le interpretazioni di Edoardo Frullini e Giulia Paoletti, nemmeno una benché minima sbavatura e sempre una fortissima empatia con lo spettatore. Un capitolo a parte va doverosamente dedicato al protagonista Andrea Paolotti che veste i panni del supplente Albert con un lavoro attoriale di grandissima maturità e forza. Si legge in ogni suo sguardo o battuta una totalizzante partecipazione emotiva alle vicende narrate ed uno studio attento dell’evoluzione psicologica del personaggio che, andando a sommarsi al suo carisma naturale e alla generosità nel donarsi sul palcoscenico, costituiscono gli ingredienti vincenti di una prova recitativa di grande caratura.

Queste repliche primaverili al Teatro Marconi hanno rappresentato certamente solo l’incipit del viaggio per “La Classe”, spettacolo di tale valore artistico e pregnanza civile da meritare senza ombra di dubbio un ritorno in scena nella prossima stagione ed una circuitazione il più ampia possibile. Viva il teatro che si prefigge l’intento di raccontare con onestà il reale, con tutte le sue violente disarmonie e il meraviglioso coraggio di provare a cambiarle, senza infingimenti o intenti moralizzatori o didascalici.

 

Teatro Marconi - viale Guglielmo Marconi 698e, 00146 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06 5943554, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica e mercoledì ore 17.30
Biglietti: intero €24, ridotto €20

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Rocchina Ceglia, Ufficio stampa Teatro Marconi
Sul web: www.teatromarconi.it

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