La classe - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Scritto da  Domenica, 17 Febbraio 2019 

Crisi economica, rabbia sociale, xenofobia e razzismo visti da una prospettiva originale e tradizionalmente relegata ai margini della collettività e geografici: dal punto di vista degli adolescenti di periferia di una grande città europea. La pièce di Vincenzo Manna, “La classe”, indaga i temi caldi dell’Europa Occidentale contemporanea dando voce ad una nuova minoranza: i giovani.

 

LA CLASSE
di Vincenzo Manna
con Claudio Casadio, Andrea Paolotti, Brenno Placido
e Edoardo Frullini, Valentina Carli, Haroun Fall, Cecilia D'Amico, Giulia Paoletti
regia Giuseppe Marini
scene Alessandro Chiti
costumi Laura Fantuzzo
musiche Paolo Coletta
light designer Javier Delle Monache
produzione Accademia Perduta Romagna Teatri, Società per Attori, Goldenart production

 

Sono proprio loro il fulcro della pièce: giovani e arrabbiati, pieni di sogni e speranze ma incapaci di dispiegare le ali in volo, come un branco di galline, immersi in un clima arido che non stimola le loro energie verso la costruzione di un futuro migliore ma propone un presente senza vie d’uscita. La loro rabbia adolescenziale si fonde con la rabbia sociale che respirano, nutrita di povertà e di miseria economica e morale. In questa cortina di nebbia l’arrivo di un giovane insegnante di storia e filosofia, Albert (Andrea Paolotti), progressista ed idealista, potrebbe rappresentare un cambiamento di rotta nelle loro vite.

Rifiutando la gattopardesca visione della scuola e della didattica proposta dal vicepreside dell’Istituto, Albert si sforza di creare un dialogo con i suoi studenti, utilizzando metodi innovativi come una lezione in cui recita l’immaginario discorso funebre di ognuno dei suoi studenti. La parola, più tagliente del coltello, riesce a mettere a nudo l’animo aspro e acerbo dei ragazzi terribili conducendoli persino ad una riflessione esistenziale. Sarà l’inizio di un percorso che li condurrà a mettersi in gioco e in discussione e li porterà a partecipare a un concorso, un "bando europeo" per le scuole superiori su I giovani e gli adolescenti vittime dell'Olocausto. Si occuperanno però di un olocausto che conoscono bene e non dai libri di storia: l’Olocausto dei rifugiati politici che vivono nel campo profughi della città, lo “Zoo”.

“La classe” è uno spaccato dei nostri giorni, una fotografia lucida e impietosa della depressione economica e sociale che travolge le grandi città europee e che vede la pericolosa insorgenza di movimenti xenofobi e razzisti. I riferimenti all’attualità sono molteplici ed espliciti: dalla costruzione di un muro che dovrebbe separare la città dal campo profughi e che diventa metafora di una barriera personale eretta da una società che percepisce l’altro e soprattutto lo straniero come un nemico; ai discorsi ultranazionalisti che aleggiano nella periferia della grande città. Il progetto dello spettacolo ha visto collaborare il mondo della ricerca (Tecné), della formazione (Phidia), della psichiatria sociale (SIRP) e della produzione di spettacoli dal vivo. Realizzando circa 2.000 interviste a giovani tra i 16 e i 19 anni, sulla loro relazione con gli altri, intesi come diversi e sul loro rapporto con il tempo.

È l’Europa xenofoba e ultranazionalista la vera protagonista della pièce anche se a rappresentarla sul palco ci sono i suoi figli. “La classe” restituisce un’immagine per nulla consolatoria e rassicurante del nostro presente, ma non rinuncia ad elaborare un coraggioso messaggio di speranza. Indaga l’olocausto quotidiano vissuto dai profughi rifugiati nelle capitali europee attraverso la percezione degli abitanti delle periferie, sotto la lente del loro disagio e della loro rabbia. Emerge una chiara somiglianza con l’olocausto degli ebrei ma anche un sentimento di fiducia verso i giovani e l’umanità che, attraverso la conoscenza del proprio passato, possono lavorare per migliorare il presente.

Si avverte, nella drammaturgia de “La classe”, l’eco della produzione cinematografica italiana di tema scolastico: da “Mery per Sempre” di Marco Risi al film con Silvio Orlando “La scuola”, tratto da due libri di Domenico Starnone (“Ex Cattedra” e “Sottobanco”). Diversi per genere e tematica (“Mery per sempre” mostrava le brutture del carcere minorile e la tenacia ed efficacia del lavoro educativo di un coraggioso professore, mentre “La scuola” indagava la decadenza della scuola italiana degli anni ’90, avendo come riferimento un professore anticonformista), le pellicole hanno in comune con la drammaturgia di Vincenzo Manna il realismo della rappresentazione e la concezione dell’insegnante come magister, come guida a cui si riconosce grande coraggio e capacità educativa in condizioni difficili o di decadenza, personaggio che resiste in modo anticonformista all’appiattimento culturale del mondo contemporaneo.

La regia di Giuseppe Marini ne fa una pièce di impianto tradizionale, rinunciando ai toni pop o alla dimensione grottesca di molto teatro contemporaneo, e calcando forse un po’ troppo la mano sulla retorica di cui l’happy ending finale è il prevedibile epilogo.

Se il personaggio di Albert (Andrea Paolotti) e quello del vicepreside (Claudio Casadio) appaiono prosaici ed eccessivamente retorici, i giovani protagonisti (Brenno Placido, Edoardo Frullini, Valentina Carli, Haroun Fall, Cecilia D'Amico, Giulia Paoletti) infiammano la scena: la loro violenza verbale e fisica, i loro movimenti aggressivi sono il perfetto contraltare di una profonda fragilità prossima alla deflagrazione.

 

Teatro Elfo Puccini (Sala Shakespeare) - Corso Buenos Aires 33, 20124 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/00660606, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.30, domenica ore 16
Biglietti: intero € 32.50, martedì posto unico € 21.50, under25 e over 65 € 17, under 18 € 12, scuole € 12
Durata spettacolo: 120 minuti

Articolo di: Laura Timpanaro
Foto di: Federico Riva
Grazie a: Giulia Tatulli, Ufficio stampa Teatro Elfo Puccini
Sul web: www.elfo.org

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