La Classe - Mattatoio (Roma)

Scritto da  Giovedì, 01 Novembre 2018 

Nello spettacolo inaugurale della rassegna “Anni luce”, la sezione del RomaEuropa Festival dedicata al teatro emergente italiano, Fabiana Iacozzilli gioca con le bambole e con i ricordi, conquistando il pubblico con una storia coraggiosa e introspettiva. Ne “La Classe - Un docupuppets per marionette e uomini”, atto unico fatto di pupazzi ed estro creativo, la regista ci immerge nei suoi ricordi scolastici e li affronta con talento immaginifico affidando alle sue bambole, come in un gioco di bambini, il compito di raccontarli con ironia, tenerezza e doloroso sentimento.

 

LA CLASSE
Un docupuppets per marionette e uomini
di Fabiana Iacozzilli
performer Michela Aiello, Andrei Balan, Antonia D’Amore, Francesco Meloni, Marta Meneghetti
scene e marionette Fiammetta Mandich
luci Raffaella Vitiello
suono Hubert Westkemper
fonico Jacopo Ruben Dell’Abate
collaborazione artistica Lorenzo Letizia, Tiziana Tomasulo, Lafabbrica
collaborazione alla drammaturgia Marta Meneghetti, Giada Parlanti, Emanuele Silvestri
coproduzione CrAnPi, Lafabbrica, Teatro Vascello, Carrozzerie | n.o.t
supporto Residenza IDRA, Teatro Cantiere Florida/Elsinor nell’ambito del progetto CURA 2018 e con il supporto di Settimo Cielo/ Residenza Teatro di Arsoli e di Nuovo Cinema Palazzo

 

Hanno occhi grandi, sgranati di innocenza, stupore o paura, i bei pupazzi creati dall'artista Fiammetta Mandich per il nuovo spettacolo di Fabiana Iacozzilli, scelto per aprire “Anni luce_osservatorio di futuri possibili”, lo spazio dedicato nell'ambito del RomaEuropa Festival alla scena teatrale emergente italiana tra sperimentazione e nuovi linguaggi artistici. Hanno teste grandi e gambette sottili, sono teneri e buffi nella loro sproporzione e nei grembiulini azzurri, questi piccoli protagonisti di un personalissimo e purificatore viaggio nei ricordi d'infanzia. Sessanta minuti intensi e perfetti tra teatro di figura e d'emozione in cui Fabiana Iacozzilli, partendo da un'esperienza personale, trascina il pubblico in un rito collettivo sul ricordo, l'evoluzione dei propri traumi, il rapporto tra l'infanzia e l'essere adulti.

Il teatro è un gioco fatto di bambole, libertà e fantasia. Ma è anche un percorso catartico, spesso doloroso, l'espressione delle emozioni più profonde. E' questa doppia anima che Fabiana Iacozzilli, con originalità e sentimento, sa cogliere nel suo ultimo spettacolo mentre gioca, soffre e sperimenta. Vincitore del bando di Residenze Interregionali CURA 2018 e finalista nel 2017 ai Teatri del Sacro e al Premio Dante Cappelletti, “La Classe - Un docupuppets per marionette e uomini”, co-prodotto da CrAnPi, La Fabbrica, il Teatro Vascello e Carrozzerie | n.o.t, cerca linguaggi originali mantenendo forte quella potenza immaginativa e a tratti surreale che contraddistingue il teatro della Iacozzilli.

I pupazzi in scena sono creature che raccontano quel mondo infantile e lontano vissuto tra i banchi di scuola e fatto di sorrisi e sofferenze poi chiuse a chiave nella memoria. Sono manovrati e quasi amorevolmente assistiti dai giovani performer della Compagnia: Michela Aiello, Andrei Balan, Antonia D’Amore, Francesco Meloni e Marta Meneghetti. Silenziosi e precisi, vestiti di nero e quasi nascosti nell'ombra, quelli che dovrebbero essere burattinai anonimi creano invece un rapporto simbiotico ed emozionale con i pupazzi. Così, come specchi gli uni degli altri, i fantocci inanimati assorbono emozioni dalle mani leggere che li muovono e magicamente i loro volti neutri sembrano colorarsi delle espressioni che non hanno. Mossi da un istinto protettivo come se fossero bambini reali, vediamo il loro tremore e percepiamo la loro paura, lo stupore, i passi timidi, gli sguardi complici, le personalità diverse, l'ansia tipica di un qualsiasi giorno di scuola. Non c'è niente, eppure percepiamo tutto rivedendoci in loro. Lo spettacolo ha un forte impatto scenico e visivo, di nuovo senza avere nulla: uno spazio scuro, dei banchi di scuola modulati secondo le esigenze, una lavagna, pochi altri elementi. Non ci sono dialoghi né battute ma solo sussurri, versi, qualche suono; sono delicate anche le musiche. In un'atmosfera tensiva e sospesa bastano i rumori, amplificati e potenti. Il resto è in noi e lo aggiungiamo quasi senza accorgercene. L'unico personaggio reale in scena, vividamente reso nella sua ferocia dal gioco di luci che ne lascia vedere solo il fumo di una sigaretta e le mani tese per ritirare i compiti, è suor Lidia, la maestra delle elementari inflessibile, severa e fisicamente violenta, realmente esistita nell'infanzia della regista. A completarne il duro ritratto si aggiungono gli spezzoni di interviste fatte ai veri compagni di classe di allora e registrate in stile documentaristico: a più riprese durante lo spettacolo le loro voci fuori campo testimoniano episodi duri, atti di violenza e ricordi distorti tra nervosismi, affettuosa malinconia e risatine imbarazzate. Fatti reali, dolorosi o divertenti che siano, che suscitano nel pubblico un'immedesimazione inevitabile. L'episodio personale diventa quindi universale, perché ciascuno di noi porta in sé qualcosa che si è preferito far finta di dimenticare, una paura nascosta, un dolore infantile con cui prima o poi si dovranno fare i conti. E allora, oggi, cosa ne è stato di quel passato?

“La Classe” è uno spettacolo intriso di verità: così come sceglie di non celare l'impianto registico e i performer sono liberi di manovrare i pupazzi senza nascondersi al pubblico e di muoversi a scena aperta per allestire lo spazio e sistemare gli oggetti, così è anche la regista stessa a non esitare a raccontarsi nella sua verità. Prova ad aprire quel famoso cassetto e per farlo si mette in gioco totalmente. Ricostruendo il passato, facendoci i conti. Raccontando esplicitamente di sé, sia tramite il pupazzo/se stessa bambina, sia attraverso parole forti e toccanti fuori campo. Infine mettendosi in gioco anche fisicamente: all'improvviso, durante lo spettacolo, dal buio irrompe decisa sul palco per intervenire sulla scena e per vestire con cappelli e sciarpe i suoi bambini. Accudisce le sue creature, le protegge - si protegge - dall'inverno. E' la simbolica rinascita, una risposta al dolore, il punto d'arrivo di un percorso nel profondo di sé. E' il teatro che la salva, quello stesso teatro trovato grazie a un consiglio inaspettato della temuta suor Lidia quando negli anni della scuola la spinse alla prima regia: il proprio personale segreto da cercare e seguire per diventare se stessi.


Mattatoio - Piazza Orazio Giustiniani 4, 00153 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/45553000, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì 23 ottobre 21, mercoledì 24 e giovedì 25 ottobre ore 22
Biglietti: da € 8 a 15
Durata spettacolo: 65 minuti

Articolo di: Michela Staderini
Grazie a: Massimo Pasquini, Matteo Antonaci e Giulia Di Giovanni, Ufficio stampa Romaeuropa Festival
Sul web: https://romaeuropa.net

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