La casa di Bernarda Alba - Teatro Agorà (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 08 Ottobre 2008 

Teatro Agorà, Roma. Dal 7 al 19 ottobre 2008. Un classico di Federico Garcìa Lorca torna in teatro grazie alla compagnia “L’Arcangelo andaluso”, che dipinge Bernarda in maniera forte, drammatica, incarnazione di una repressione franchista o cassa di risonanza di un mito familiare che è duro a morire.

 

 

 

La casa di Bernarda Alba” di Federico Garcìa Lorca

Interpreti: Daniela Ferri, Anna Rita Del Piano, Paola Tarantino, Giulia Morgani, Paola Campanelli, Tatiana Cicero, Paola Toscano, Lucia Di Ponzio, Rita Perugini, Palma Lina Felice.

Regia Daniela Ferri.

Con il Patrocinio dell’Ambasciata di Spagna e dell’Istituto “Cervantes” di Roma 

Roma TEATRO AGORA’ (sala b), Via della Penitenza, 33 tel. 06/6874167     

dal 7 al 19 ottobre 2008 dal martedì al sabato ore 21,  la domenica ore 17,30.

 

Un classico di Garcìa Lorca torna in teatro in un nuovo allestimento a metà tra classico e sperimentale, con attori promettenti ed emozioni sempre vive e profonde.

Daniela Ferri mette in scena e interpreta Bernarda Alba, una delle figure materne più forti ed interessanti nel teatro moderno, che trae le sue radici dal teatro greco, da figure come una Clitennestra o una Tamora di scespiriano respiro.

La sua Bernarda è ancora forte, drammatica, incarnazione di una repressione franchista o cassa di risonanza di un mito familiare che è duro a morire. Con una interpretazione a metà tra il politico e il drammatico, non sempre l’attrice rende giustizia al personaggio: complesso, sfaccettato, mai semplice o telefonato.

Le comprimarie, le figlie che vivono la casa-prigione, sono tutte brave a rendere la claustrofobia opprimente che regna tra le quattro mura domestiche, qui rappresentate in maniera fin troppo lineare e pulita. La scenografia essenziale, a tratti sperimentale, non aiuta l’anima del focolaio domestico. Focolaio domestico che in questo dramma è quasi un altro personaggio (quindi molto presente e dominante) mentre su questo palco è rappresentato da pochissimi oggetti, sedie per lo più e 2 porte fuorvianti.

Le isterie, le voci spesso soprapposte, gli equilibri precari inesorabilmente rovinosi, l’amore che cerca di insinuarsi in una casa dove regna la tristezza e il dolore e ne viene contagiato, diventa anch’esso distorto e rovinoso, senza possibilità di un lieto fine.

Aiutata da un testo magistrale, la messa in scena della compagnia “L’arcangelo andaluso” è ancora felice  e godibile al patto di accettare soluzioni sceniche non sempre felici o condivisibili.

Uno spettacolo comunque ben recitato (ma non da tutte) che troverà applausi ed emozioni.

 

 

Articolo di: Mario Fazio

Grazie a: Giuliana Meli, Ufficio Stampa

Sul web: www.teatroagora80.it

 

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