La Bisbetica Domata - Teatro Carcano (Milano)

Scritto da  Sabato, 17 Febbraio 2018 

Da mercoledì 7 a domenica 18 febbraio va in scena al Teatro Carcano di Milano “La Bisbetica Domata”, una commedia tutta da ridere, piena di atrocità e strani rapporti, di amore e interesse, finzione e travestimento. L’opera in cinque atti è stata scritta da William Shakespeare tra il 1590 e il 1591 e fu presumibilmente rappresentata per la prima volta nel 1593; si tratta, quindi, di uno dei primi lavori del Bardo, in cui il fascino del suo linguaggio - che ha ancora una decisa influenza sull’inglese moderno - comincia a mostrarsi attraverso le sperimentazioni di quei canoni che poi diventeranno tipici della sua produzione.

 

LA BISBETICA DOMATA
di William Shakespeare
adattamento e traduzione Angela Demattè
regia Andrea Chiodi
con Angelo di Genio, Ugo Fiore, Tindaro Granata, Igor Horvat, Christian La Rosa, Walter Rizzuto, Rocco Schira, Massimiliano Zampetti
scene Matteo Patrucco
luci Marco Grisa
costumi Ilaria Ariemme
musiche originali Zeno Gabaglio
movement coach Marta Ciappina
produzione LuganoInScena
co-produzione LAC Lugano Arte e Cultura| Centro D’Arte Contemporanea, Teatro Carcano

Personaggi e Interpreti
Ostessa, Paggio (vestito da donna), Caterina - Tindaro Granata
Smalizia, Petruccio - Angelo Di Genio
Signore, Tranio, Giuseppe - Christian La Rosa
Primo cacciatore, Gremio, Nicola, Vincenzo, sarto, vedova - Igor Horvat
Bianca - Rocco Schira
Battista, Grumio - Massimiliano Zampetti
Secondo servo del Signore, Ortensio, Curtis, Pedante - Walter Rizzuto
Primo servo del Signore, Lucenzio, Nataniele - Ugo Fiore



La storia si svolge nella stessa epoca in cui scrive l’autore, tra Verona e Padova, dove un ricco possidente, Battista, si trova alle prese con un annoso problema. La minore tra le sue figlie, Bianca, ha un carattere tanto docile e amabile da essere piena di corteggiatori, ma Battista non può farla sposare finché la sorella maggiore, Caterina, rimane nubile. Questa giovane è tanto bella e tanto ricca quanto la sorella, ma possiede un carattere terribile, scorbutico e indomabile, e nessuno si arrischia a domandare la sua mano. Due tra i corteggiatori di Bianca, Gremio e Ortensio, sono disperati, perché Battista ha rinchiuso in casa la figlia minore e non la fa avvicinare da nessuno, e decidono di allearsi per trovare un marito a Caterina. Ci riescono quando il veronese Petruccio arriva in città in cerca di una moglie che aumenti la sua fortuna e pertanto decide di corteggiare la ricca Caterina. Intanto c’è un altro nobile appena giunto a Padova, il pisano Lucenzio, che si è perdutamente innamorato di Bianca e per corteggiarla si fa passare per Cambio, un precettore, mentre il suo fedele servo Tranio veste le sue spoglie davanti a Battista e agli altri nobili della città. Petruccio riesce a costringere Caterina al matrimonio, a cui si presenta vestito di stracci e ostentando un comportamento umiliante; la rieducazione della sua bisbetica sposa ha quindi inizio. Innanzitutto la coppia lascia il banchetto di nozze senza toccare cibo e torna a Verona, dove Petruccio affama Caterina e la priva del sonno, fingendo per tutto il tempo di farlo per il suo bene; in seguito la frustra con angherie e impossibili pretese, finché la povera donna non si arrende e acconsente a ogni suo capriccio, anche quelli più illogici. A questo punto, Petruccio può riportare a Padova la sua sposa addomesticata, che è diventata la migliore e la più docile delle mogli, come dimostrerà una scommessa con Lucenzio (che nel frattempo è riuscito a sposare Bianca) e Gremio, che invece ha sposato una ricca vedova.

Lo spettacolo diretto da Andrea Chiodi si svolge su una scena spoglia e pulita, di un verde freddo e tendente al blu, illuminata con una luce diffusa e brillante e arredata con pochi oggetti mobili. Nel non luogo creato da Matteo Patrucco, tutto può essere il contrario di tutto, proprio come nel testo di Shakespeare, e allo spettatore viene chiesto di giocare una parte attiva, immaginando i vari ambienti in cui si svolge la vicenda. Gli interpreti della compagnia - tutta maschile, un’ ulteriore connessione con la tradizione elisabettiana - sono vestiti con abiti austeri e portano sulla schiena un blasone ricamato con il proprio nome e un numero, forse a sottolineare il gioco delle parti su cui si basa buona parte di “La Bisbetica Domata”. A questo proposito è utile notare che, infatti, Caterina - bisbetica sì, ma anche donna che rifiuta di conformarsi al sentire comune - rimane priva di “blasone identificativo” finché non si presenta al pubblico come moglie domata, addomesticata dal marito Petruccio.

Di fondamentale importanza per una commedia, che d’altronde basa il suo lato umoristico sull’alternarsi di scambi tra i personaggi, è la ritmicità, che nello spettacolo del Carcano è concepita e curata in ogni suo aspetto, dai movimenti di scena, alla recitazione e alle musiche di accompagnamento. L’apprezzatissima traduzione di Angela Demattè, che mantiene assonanze e rime, prosa e versi dell’originale “The Taming of the Shrew”, nonché l’oramai canonizzato titolo italiano, pur facendone una lettura nuova e più profonda si sposa sia con gli elementi musicali più prevedibili che sorprendentemente con l’aggiunta di canzoni moderne intonate dal cast in un perfetto spirito da crooner americano. Quest’aggiunta di modernità conferisce a “La Bisbetica Domata” un ulteriore elemento di comicità che gioca con l’ironico e l’assurdo ed incuriosisce anche gli spettatori più giovani in platea.

Per età media il cast è anch’esso piuttosto giovane - degli otto attori in scena, tre sono neodiplomati, mentre altri tre degli interpreti hanno meno di trentacinque anni -, come d’altronde è il regista, che ha meno di quarant’anni, e forse per questo riesce a mettere in scena con freschezza una commedia con temi che in questi tempi si direbbero complicati.

La Caterina interpretata da Tindaro Granata è sguaiata, di vaga ispirazione punk e sicuramente bisbetica, con scoppi d’isteria decisamente esilaranti e sopra le righe; una Caterina posseduta più che bisbetica, che ben si sposa con la dirompente interpretazione di Angelo Di Genio, il cui Petruccio passa dall’ironia alla serietà e dalla celia alla violenza con una rapidità inquietante. In tutta questa confusione di sentimenti, ruoli e situazioni è utile sottolineare che la già citata scelta di affidarsi a un cast completamente maschile - quindi, come si sarà già inteso, i personaggi femminili sono interpretati da uomini vestiti da donne - non risulta in alcun modo forzata agli occhi e alle orecchie del pubblico, come sarebbe stata se, ad esempio, gli attori avessero parlato in falsetto per imitare le voci femminili. In effetti, da lontano, lo spirito di ambiguità che permea la vicenda e il testo di “La Bisbetica Domata” è mantenuto anche a livello visivo, tanto che allo spettatore ignaro della natura degli interpreti rimane il dubbio sul loro genere sessuale.

La sfida di Chiodi, che si è messo a confronto con uno dei primi testi di Shakespeare proprio per la sua ambiguità che è prima di tutto ambiguità di parola, può con questo spettacolo giovane, vivace e ricco di musica dirsi ragionevolmente vinta.

Note:
William Shakespeare: 1564 - 1616, il maggiore drammaturgo del mondo occidentale. Compone la maggior parte delle sue opere tra il 1588 e il 1613.
Tradizione elisabettiana: Il teatro elisabettiano (o teatro rinascimentale inglese) si estende dalla riforma anglicana (circa metà del 1500) fino alla chiusura dei teatri del 1642. Presenta numerose caratteristiche, tra cui il cast completamente maschile e l’alto coinvolgimento del pubblico, che partecipava alle scene e a cui veniva chiesto di immaginare contesti ed effetti speciali, che erano naturalmente ridotti.
The Taming of the Shrew: Titolo originale della commedia, che in italiano sarebbe più fedelmente traducibile con l’espressione “l’addomesticamento della bisbetica”.
Crooner: cantante che interpreta le canzoni con un particolare tono confidenziale, come se si rivolgesse personalmente a ciascuno dei suoi ascoltatori. Si tratta di una figura che nasce negli Stati Uniti dopo l’avvento del microfono. Tra i crooner più famosi, Frank Sinatra, Nat King Cole e, in epoca contemporanea, Michael Bublé e Mario Biondi.

 

Teatro Carcano - corso di Porta Romana 63, 20122 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02 55181377 - 02 55181362, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da martedì a giovedì e sabato ore 20.30, venerdì ore 19.30, domenica ore 16
Biglietti: poltronissima € 34, balconata € 25, ridotto over 65 € 22/18/17/14.50, ridotto under 26 € 15/13.50
Durata spettacolo: 120 minuti (senza intervallo)

Articolo di: Valentina Basso
Grazie a: Brunella Portoghese, Ufficio stampa Teatro Carcano
Sul web: www.teatrocarcano.com

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