La banalità dell’amore - Teatro Mercadante (Napoli)

Scritto da  Domenica, 04 Marzo 2018 

Dal 28 febbraio all’11 marzo. Piero Maccarinelli porta in scena, con “La banalità dell’amore”, l’acclamato testo della scrittrice israeliana Savyon Liebrecht con una storia d’amore senza frontiere, quella tra Hannah Arendt e Martin Heidegger, una relazione da tanti definita impossibile o addirittura maledetta, certamente oggetto di aspre critiche e invisa ai più. Si tratta però, nonostante tutto, di un’immensa e universale dichiarazione di un amore che vive nel tempo, nonostante la storia, la filosofia e le vite umane sembrino essere, solo all’apparenza, prive di un qualsiasi legame, intrecciandosi poi violentemente nel modo più inaspettato.



Produzione Teatro Stabile di Napoli - Teatro Nazionale presenta
LA BANALITÀ DELL’AMORE
di Savyon Liebrecht
adattamento e regia Piero Maccarinelli
con Anita Bartolucci, Claudio Di Palma, Giacinto Palmarini, Federica Sandrini
scene Carlo De Marino
costumi Zaira de Vincentiis
disegno luci Gigi Saccomandi
musiche Antonio Di Pofi
assistente alla regia Angelo Laurino
assistente alle scene Anna Seno
assistente ai costumi Marianna Carbone
direttore di scena Teresa Cibelli
capo macchinista Nunzio Opera
datore luci Peppe Cino
fonico Italo Buonsenso
sarta Francesca Colica
trucco Barbara Diana
foto di scena Marco Ghidelli



Debutta al Mercadante “La banalità dell’amore”, opera letteraria scritta da Savyon Liebrecht, adattata al palcoscenico dallo stesso regista Piero Maccarinelli. Una scena spaccata a metà è quello che accoglie lo spettatore, tra le stanze di una Arendt anziana, che rievoca le memorie storiche di un tempo che sembra solo all’apparenza ormai lontano, e la Hannah giovane laureanda presso l’Università di Konigsberg, e amante del controverso quanto rivoluzionario professore Martin Heidegger.

È tra le aule di questa università tedesca che nascerà il segreto amore tra il filosofo che ha rivoluzionato il modo di pensare la modernità, con le sue riflessioni determinanti sulla relazione tra essere e tempo, e quella che preferiva definirsi una teorica del pensiero politico come la Arendt. Quello che ne deriva è una storia d’amore turbolenta, all’inizio intrisa di segreti e sovrastata da una personalità, quella di Heidegger, che non riesce mai ad essere sottomessa e condiscendente al temperamento della Arendt; una relazione ulteriormente complicata dal drammatico contesto storico che assiste all’ascesa di Hitler al potere, con il filosofo tedesco fortemente vicino al nazionalismo hitleriano, ed al contrario la sua Hannah già consapevole dei possibili effetti deleteri dell’ideologia nazionalsocialista sulla popolazione, anche in virtù della sua origine semita.

Lo spettacolo rievoca le vicende di Hannah Arendt, che da anziana decide di accettare l’intervista televisiva di un uomo che si presenta come ricercatore dell’archivio della Shoah dell’Università di Gerusalemme. Hannah accetta, desiderosa di chiarire alcune sue affermazioni a riguardo del processo Eichmann, ma ricordare la storia di una persona significa rivangare anche memorie intime legate indissolubilmente a vissuti, trascorsi ed affetti assolutamente privati. Specie se, come nel caso della pensatrice Arendt, ci si trova ad essere tedeschi ed ebrei nello stesso tempo, per di più durante l’ascesa del nazismo in Germania. In un contesto storico così complicato, nasce una relazione tra due filosofi della contemporaneità che vedranno talvolta contrapporsi delle ideologie parallelamente opposte, tuttavia riconoscendo il loro impulso ad amarsi nonostante tutto, e a non voler perdersi anche a distanza di anni.

“La banalità dell’amore” richiama appunto il capolavoro della filosofa tedesca “La banalità del male”, saggio magistrale nel quale si affermava come la volontà dei singoli individui, che non si erano opposti alla violenza nazista e avevano accettato la cieca obbedienza al partito e ad Hitler, avesse spinto l’umanità ad azioni efferate e catastrofiche contro i suoi stessi simili, azioni compiute “da uomini che non hanno mai scelto consapevolmente di essere buoni o cattivi: è la loro normalità a fare paura ed è questa la banalità del male”, diceva Arendt. Ma, in analogia a quella del male, la banalità dell’amore pare proprio essere incarnata dalla relazione sentimentale tra un uomo e una donna che, pur essendo due tra i massimi pensatori ed interpreti della realtà che li circonda, capaci di sfidarsi sui massimi sistemi talvolta portando avanti delle tesi diametralmente opposte tra loro, ciò nonostante sono fermamente disposti ad amarsi, a portare viva nella memoria quella che è stata la loro relazione nel tempo.

Piero Maccarinelli firma una regia attenta e scrupolosa, esaltando la recitazione degli attori e riuscendo a portare avanti un racconto che si divide tra la Hannah piena di speranze della gioventù, e quella del Dopoguerra, determinata ma portatrice della memoria storica dei campi di concentramento. Ciò anche grazie alle meravigliose scene di Carlo De Marino e ad un disegno luci particolarmente emozionante, specie nella parte conclusiva dello spettacolo, a cura di Gigi Saccomandi.

Anita Bartolucci regala un’interpretazione emozionante e commovente, portando in scena una donna attaccata alla vita, desiderosa di raccontarsi, di pensare e riflettere sulle circostanze storiche per sentirsi parte di un universo che la circonda e la avvolge nel mare degli eventi, quel cogito ergo sum, proprio della materia umana, che permette agli individui di sentirsi parte della storia raccontandosi e raccontando la vita, per quanto assurda e complicata possa sembrare. Ottima anche la prova di Claudio Di Palma, nei panni di un Heidegger prima esaltato e poi sconfitto, personalità turbolenta e complicata di cui Hannah si innamora. Altrettanto convincenti le prove attoriali di una giovane Hannah interpretata dalla brava Federica Sandrini e di Giacinto Palmarini nei panni di Raphael, personaggio molto vicino al vissuto personale di Hannah, come si scopre durante lo spettacolo.

Una rappresentazione romantica che però individua il suo filo conduttore nella semplicità, forse proprio nella banalità di un amore che viaggia senza tempo, che nel suo vorticare infinito torna sempre dove tutto è cominciato: alle origini di un sentimento che riesce a legare indissolubilmente, nonostante la storia tenti disperatamente di separare le vite umane.

 

Teatro Mercadante - piazza Municipio, 80133 Napoli
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 081/5524214, biglietteria 081/5513396, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: 28 febbraio, 2, 6 e 9 marzo ore 21; 1, 7 e 8 marzo ore 17; 3 e 10 marzo ore 19; 4 e 11 marzo ore 18

Articolo di: Francesco Gaudiosi
Grazie a: Sergio Marra e Valeria Prestisimone, Ufficio stampa Teatro Stabile di Napoli
Sul web: www.teatrostabilenapoli.it

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