L'uomo, la bestia e la virtù - Teatro Quirino (Roma)

Scritto da  Giovedì, 26 Febbraio 2015 

Il trio Gleijeses-Arena-Bargilli porta in scena una delle più interessanti opere di Luigi Pirandello, in una versione rimodernata e riadattata, per la regia di Giuseppe Dipasquale. Un testo che racchiude tutte le tematiche del drammaturgo siciliano, in equilibrio tra farsa, commedia e dramma.

 

Gitiesse Artisti Riuniti e Teatro Stabile di Catania presentano
L'UOMO, LA BESTIA E LA VIRTU'
di Luigi Pirandello
con Geppi Gleijeses (Il trasparente signor Paolino), Lello Arena (Capitano Perella), Marianella Bargilli (La virtuosa signora Perella), Renata Zamengo (Rosaria / Grazia), Mimmo Mignemi (Dottor Nino Pulejo / Signor Totò), Vincenzo Leto (Nonò, figlio dei Perella)
costumi Adele Bargilli
scene Paolo Calafiore
musiche Mario Incudine
luci Luigi Ascione
foto Federico Riva
regia Giuseppe Dipasquale

 

Al debutto al Teatro Quirino di Roma una delle pièce teatrali più rappresentate ed apprezzate di Luigi Pirandello. Tratta dalla novella "Richiamo all'obbligo", scritta nel 1906, "L'uomo, la bestia e la virtù" è datata 1919, e malgrado sia passato quasi un secolo dalla sua stesura, appare ancora - nonostante l'emancipazione femminile raggiunta ai nostri giorni - incredibilmente attuale. L'opera è un viaggio surreale attraverso le molteplici maschere indossate dall'uomo nel corso della sua difficile esistenza. Ognuno di noi può essere, di volta in volta, "uomo", "bestia" e "virtù", ma nessuna di queste connotazioni è assoluta né definitiva. Ognuno di questi aspetti è contraddistinto da contorni sfumati, a dimostrazione di quanto l'uomo possa assumere - in relazione alle situazioni che di volta in volta si trova a dover vivere e gestire - volti, modi ed espressioni differenti.

Per l'epoca in cui fu scritto, il testo è anche molto ironico, ma si tratta di un'ironia amara, che non consente allo spettatore una risata totalmente liberatoria, ma gli lascia sempre un senso di indefinita tristezza. Una tristezza che deriva dalla consapevolezza dell'impotenza di ciascuno di noi di fronte al destino, dell'incapacità dell'uomo di essere veramente padrone di se stesso. Comandare gli eventi è solo un'illusione: sono questi ultimi - in realtà - a dominarci, e si può solo cercare di limitare i danni derivanti da ciò che la vita ha già deciso.

La trama ruota attorno al classico triangolo amoroso, al quale la regia di Giuseppe Dipasquale conferisce un taglio ora buffo ora surreale. Il signor Paolino (Geppy Gleijeses, un giusto equilibrio di ironia e drammaticità), ovvero "l'uomo", ha una relazione con la signora Perella (Marianella Bargilli, la cui affascinante presenza ben si abbina all'adattamento del ruolo alle sue caratteristiche fisiche ed interpretative), la "virtù", a sua volta sposata con un uomo egoista e rude, "la bestia". Il signor Perella (Lello Arena, in un ruolo che gli consente di uscire dai soliti cliché comici) è un capitano di marina che viaggia per molti mesi l'anno, che ha a sua volta un'amante ed altri figli a Napoli e che fa ritorno molto di rado alla dimora familiare, dove - oltre alla moglie da lui trascurata - egli ha anche un figlio (il divertente Vincenzo Leto), un goffo adolescente che nasconde, dietro la sua poca intelligenza e l'insopportabile petulanza, la voglia di restare bambino, probabilmente per non comprendere ed ammettere la verità di ciò che lo circonda.

Ognuno dei tre protagonisti vive in fondo una propria realtà, una propria vita scollegata da quella degli altri, trascinando un'esistenza che non gli appartiene a pieno, che quasi non ha scelto ma che - appunto - gli è capitata. Allo stesso tempo si tratta di un compromesso per non morire, di un equilibrio precario che consente a tutti e tre di respirare. L'equilibrio però si rompe quando la signora Perella resta incinta di Paolino. Contestualmente, il signor Perella preannuncia il suo ritorno a casa, dopo alcuni mesi trascorsi in mare: egli si fermerà solo per una notte, per poi ripartire il giorno seguente. Dunque, c'è solo una notte di tempo, affinché i coniugi possano trascorrere insieme una notte d'amore, così da poter giustificare la gravidanza inopportuna. Come fare però, visto che "la bestia" da anni non guarda più sua moglie, non la considera una "donna" e non si interessa più a lei sessualmente? Ecco allora che il signor Paolino, disperato come non mai e proteso a salvare il proprio buon nome e la virtù della sua amante, escogita, con la complicità di un suo amico farmacista (il bravissimo Mimmo Mignemi) una trappola amorosa per il capitano Perella: un potente afrodisiaco che dovrà risvegliare i sensi del burbero marito e costringerlo ad avere un rapporto con la consorte. L'esito della cena organizzata per il ritorno del capitano, alla quale parteciperà anche il signor Paolino, sarà determinante, e molti potranno essere i risvolti di una situazione comica e drammatica al contempo, in apparenza senza via d'uscita.

I due atti scorrono frizzanti, in un'alternanza di stati d'animo che oscillano tra il grottesco e l'esilarante. Bello il taglio dato dalla regia ai tre protagonisti principali: la moglie, che nel secondo atto diviene marionetta, dà pienamente l'idea di chi viene svuotato della propria essenza ed è in balìa delle altrui pretese; il marito, che nasconde la sua incapacità di amare dietro una esagerata rigidità e cattiveria; il signor Paolino, che dei tre è colui che maggiormente incarna le mille facce dell'uomo medio, in perenne lotta contro se stesso, contro gli eventi, sospeso tra essere ed apparire, tra ciò che si prova interiormente e ciò che invece si deve dimostrare esteriormente, ingabbiato tra ipocrisia e perbenismo forzato. Buone anche le caratterizzazioni del figlio, della domestica (la simpatica Renata Zamengo) e del farmacista.

La scenografia minimalista non infastidisce ma valorizza ed evidenzia l'aspetto recitativo, così come la scelta di alcuni dettagli sartoriali, grazie ai quali i costumi diventano centrali e significanti.

Una commedia che consentirà anche ai più giovani di avvicinarsi ad un grande autore divertendosi e riflettendo sul "gioco delle parti", che è stato il fulcro di tutta la produzione pirandelliana. In scena fino al 15 marzo.


Teatro Quirino - via delle Vergini 7, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni:
botteghino 06/6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.45; giovedì 26 febbraio, mercoledì 4 e mercoledì 11 marzo ore 16.45; sabato 28 febbraio ore 16.45 e ore 20.45; tutte le domeniche ore 16.45
Biglietti: martedì-mercoledì-giovedì platea € 30 (ridotto € 27), I balconata € 24 (ridotto € 22), II balconata € 19 (ridotto € 17), galleria € 13 (ridotto € 12); venerdì-sabato-domenica platea € 34 (ridotto € 31), I balconata € 28 (ridotto € 25), II balconata € 23 (ridotto € 21), galleria € 17 (ridotto € 15)

Articolo di: Stefania Ninetti
Grazie a: Paola Rotunno, Ufficio Stampa Teatro Quirino
Sul web: www.teatroquirino.it

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