L’uomo della sabbia - Teatro della Cometa (Roma)

Scritto da  Lunedì, 24 Settembre 2012 
L'uomo della sabbia

Dal 18 al 30 settembre. L’universo denso di inquietudine, gotiche visioni fantasmagoriche ed orrorifiche incursioni nel subconscio, che permea il racconto dell’autore romantico tedesco Hoffmann, prende corpo, ed innesca un sottile quanto ineludibile meccanismo di suggestione emozionale, nella ricercata trasposizione scenica con la regia e la rielaborazione drammaturgica di Luca De Bei e l’interpretazione di un cast di giovani attori perfettamente affiatati, contraddistinti da grande versatilità recitativa ed incisività. Nell’intima cornice del Teatro della Cometa, avvolto da un’oscurità soverchiante e dal profumo insinuante dell’incenso, tra creature malefiche, sorprendenti colpi di scena, esperimenti alchemici ed influenze psicanalitiche, è impossibile non cedere al fascino di uno sposalizio tanto originale e coinvolgente tra letteratura ed arte teatrale.

 

Produzione I Magi s.r.l. presenta
L’UOMO DELLA SABBIA
ispirato al racconto di E.T.A. Hoffmann
testo e regia di Luca De Bei
con Mauro Conte, Riccardo Francia, Fabio Maffei, Giselle Martino
costumi Lucia Mariani
elementi scenici Valeria Mangiò
supervisione alla scena Francesco Ghisu
luci Marco Laudando
assistente alla regia Giulio Cancelli
foto di scena Pietro Pesce

Dopo il primo studio presentato nello scorso mese di marzo nell’ambito dell’VIII edizione della rassegna LET – Liberi Esperimenti Teatrali, l’intenso atto unico concepito dal creativo regista padovano con lucidissimo equilibrio nel coniugare rispetto per la fonte letteraria e modernità della tessitura drammaturgica, giunge finalmente a forma compiuta. Dal punto di partenza indiscutibilmente già convincente della versione preliminare proposta in primavera, De Bei compie un ulteriore significativo e conclusivo passo in avanti verso una struttura narrativa dinamica ed avvincente, che alterna monologhi in forma epistolare, sequenze dialogiche, digressioni ed interventi di un narratore onnisciente che sembra incarnare lo stesso Hoffman, dando vita ad un prezioso mosaico dall’oscuro fascino gotico.

L'uomo della sabbia

Assecondando una passione giovanile per la letteratura del mistero di autori come Poe, Lovecraft, Radcliffe, Gregory Lewis, Stoker ed appunto Hoffman, l’autore si immerge nel mondo onirico e surreale dipinto a tinte fosche da quest’ultimo preservandone intatte le atmosfere sospese, cupe ed a tratti angoscianti, ma procedendo ad un’attualizzazione del linguaggio barocco e costruendo un sofisticato disegno di luci ed ombre, un ben dosato contrappunto musicale, una foschia pervasiva di fumi, incensi ed essenze profumate, il tutto orchestrato con sapienza per ottenere un impatto sensoriale di sicura efficacia e pathos.

Il racconto “L’uomo della sabbia” (“Der Sandmann”) fu pubblicato nel 1815 all’interno della raccolta “Notturni” ed affronta alcuni dei topoi archetipici del romanticismo di matrice nordica: dall’amore tormentato e passionale foriero di insoddisfazione e sciagura all’immaginario dell’automa meccanico dalle sembianze umane capace di esercitare un’attrazione magnetica, dalla sensazione di continua tensione, inquietudine e struggimento che travolge il protagonista sino alla riscoperta della sfera dell’irrazionale e del misticismo, tra presenze oscure che si affastellano in una mente preda di incubi atroci ed il tentativo di rifugiarsi al riparo consolatorio offerto dalla religione.

Nathaniel è lontano da casa impegnato nei suoi studi accademici e da tempo la devota fidanzata Clara e l’affettuoso amico, nonché fratello di lei, Lothar non ricevono sue notizie. Fortemente preoccupati per la sua sorte, apprendono da una lettera loro indirizzata che il suo animo è preda di un’angustia devastante. Sono riaffiorati dolorosi ricordi dall’infanzia, quando ogni sera dopo aver ascoltato con meraviglia ed interesse i racconti di suo padre relativi a luoghi esotici e stravaganti avventure, il rintocco di un orologio a pendolo annunciava la necessità improrogabile per lui e i suoi fratelli di correre a letto; altrimenti sarebbero stati acciuffati dal demoniaco “uomo della sabbia”, creatura mostruosa che avrebbe strappato gli occhi ai bambini non ancora addormentati per poi gettarli nelle fiamme o darli in pasto ai suoi figli dotati di becchi ricurvi ed implacabili. Nathaniel e i suoi fratelli erano fermamente convinti che esistesse realmente questo orrido orco, tanto da percepire i suoi passi sinistri al quotidiano arrivo nello studio paterno, accompagnato da un acre ed insopportabile odore sulfureo; per di più avevano riconosciuto senza margine di dubbio l’identità ufficiale di questa terribile minaccia nell’avvocato Coppelius, coinvolto in relazioni d’affari con il padre e più volte ospite nella loro casa, presenza nauseabonda avvolta da un’aura maligna. Una notte il bambino, raccogliendo tutto il proprio coraggio, si era celato dietro i tendaggi dello studio, spiando il misterioso incontro del padre con l’orripilante socio e scoprendo così l’esistenza di un passaggio segreto che conduceva ad un antro tenebroso dove i due praticavano esperimenti alchemici. Coppelius lo aveva però scovato nel suo nascondiglio e lo aveva minacciato di estirpargli i bulbi oculari; solo l’intervento risoluto del padre gli aveva salvato la vita, sacrificando però la propria visto che l’indomani il suo corpo irriconoscibilmente carbonizzato era stato trovato esanime sul pavimento. Farneticazioni di una mente infantile sopraffatta dalla scomparsa del padre oppure sconvolgente verità? L’interrogativo rimane aperto.

Trascorsi numerosi anni, ora però Nathaniel è nuovamente precipitato nell’abisso di questo dubbio, dopo il traumatizzante incontro con un sedicente venditore di barometri piemontese, tale Giuseppe Coppola, le cui fattezze ricordano in maniera impressionante quelle del mostruoso Coppelius. Un incontro che ingenera un inarrestabile ritorno del rimosso, un riaffiorare di laceranti ferite sinora rimaste confortevolmente sepolte nel profondo della psiche. A rincuorarlo le rassicurazioni del suo docente universitario, il professor Spallanzani, che sostiene di conoscere il venditore ambulante da lungo tempo, e soprattutto l’affetto sconfinato e premuroso dimostrato dalla pragmatica Clara, dapprima tramite accorate missive e poi anche dal vivo in occasione di un lungamente atteso, seppure breve, ritorno di Nathaniel a casa, che sembra costituire una parentesi finalmente gioiosa e rasserenante per entrambi.

Si tratterà però solamente di un brevissimo istante di distensione e calore umano, prima che il destino del protagonista inizi a percorrere un sentiero che lo condurrà a sprofondare in una follia senza ritorno sino alla dannazione eterna. Un incendio scatenatosi nel suo alloggio lo costringe a riparare in una soffitta dinanzi alla residenza di Spallanzani, dalla quale inizia a spiare con maniacale insistenza la sua incantevole figlia Olimpia, sino ad innamorarsene perdutamente. In un crescendo drammatico si scoprirà che l’oggetto del suo desiderio dissennato, che l’ha portato a dimenticare completamente il puro sentimento nutrito per Clara e finanche l’amicizia che lo legava saldamente a Lothar, è in realtà una bambola meccanica costruita da Spallanzani e Coppola. Nathaniel ormai completamente fuori di senno verrà ricoverato in un manicomio e trascorrerà in seguito un periodo di convalescenza a casa; il suo equilibrio mentale si rivelerà però irrimediabilmente compromesso, sino ad un epilogo dolorosissimo: dalla vetta di una torre tenterà di precipitare Clara nel vuoto scambiando anche lei per un automa ma, dopo il repentino e salvifico intervento del fratello Lothar, a gettarsi dal parapetto sarà proprio Nathaniel dinanzi agli occhi atterriti della folla nel frattempo radunatasi nella piazza antistante, tra la quale si nasconde l’immancabile Coppelius con un ghigno diabolicamente compiaciuto.

Potestad

In particolare interessante il sottotesto dell’opera di Hoffman che affonda con virulenza tra le pieghe di una psiche disturbata, affollata da fantasmi legati a traumi infantili non risolti: tali connotati del racconto catturarono l’attenzione di Sigmund Freud che individuò nei personaggi del malefico uomo della sabbia e della bambola animata Olimpia due magistrali esempi del concetto di “perturbante”, inteso come particolare attitudine del sentimento più generico della paura, che si sviluppa quando qualcosa - una persona, un’emozione o una situazione vissuta - viene al contempo avvertita come familiare ed estranea, innescando un meccanismo psicologico di disagio, confusione ed estraneità; all’approfondimento di questo peculiare fenomeno il fondatore della psicoanalisi dedicò nel 1819 un saggio, “Il Perturbante”, in cui condusse un’analisi acuta ed originale dell’opera hoffmanniana, indicando l’autore come "il maestro indiscusso del perturbante in letteratura".
Questo coacervo di influenze e tematiche, la trama affascinante ma indubbiamente complessa e la ricchezza stilistica del racconto, vengono plasmati da De Bei in maniera scorrevole ed accattivante creando un atto unico che non conosce cali di ritmo ed anzi tiene costantemente avvinto lo spettatore sul filo di una suspense non frutto di sensazionalistici espedienti spettacolari, ma al contrario costruita unicamente grazie alla suggestione esercitata dal testo, tradotto drammaturgicamente in modo ineccepibile, e al talento brillante dei quattro interpreti in scena. Stupefacente il disegno luci, opera di Marco Laudando, che in numerosi passaggi narrativi ha il pregio di immergere con vividezza lo spettatore nelle atmosfere gotiche ed inquietanti della pièce: di grandissimo impatto la scena in cui Clara prega in chiesa di fronte ad una croce cosparsa di candele votive e viene travolta da ombre oscure di spiriti, resa attraverso effetti di chiaroscuro e violente incursioni luminose dall’indiscusso potere evocativo; nel magma allucinato dipanato dall’intreccio narrativo, chiarori, luci, bagliori, guizzi brillanti fendono il buio circostante evidenziando lo stato d’animo o l’urgenza espressiva di un determinato personaggio. Di altrettanto pregio i ricchi costumi di foggia ottocentesca, realizzati da Lucia Mariani, che coniugano meticolosa attenzione storica e filologica con un fascino visivo di rara preziosità.

Fortemente carismatica l’interpretazione del protagonista Mauro Conte, che nei panni di Nathaniel conferma un talento tra i più meritevoli di attenzione nel novero della nuova generazione attorale italiana: solida presenza scenica, impetuosa capacità di immedesimazione nel complesso personaggio tormentato e passionale, una costante credibilità emotiva nell’assecondarne deliri e bizzarrie, un talento indubbiamente vigoroso e versatile. Diviso tra il ruolo dell’efferato antagonista Coppelius e quello del narratore onnisciente che commenta con ironia pungente il susseguirsi degli eventi, Riccardo Francia evidenzia un’inconsueta abilità nel destreggiarsi tra registri vocali e recitativi fortemente eterogenei, conservando sempre sicurezza ed incisività. Precisa, puntuale ed elegante Giselle Martino nel tratteggiare con forza la morbida delicatezza e la confortante razionalità del personaggio di Clara; convincente e deciso infine Fabio Maffei nei panni dell’amico fraterno e generoso Lothar.

La versione completa dell’opera ha il pregio di ampliare lo studio presentato in primavera con nuove scene che ben si amalgamano al resto dell’architettura drammaturgica e che consentono di addentrarci in maggior profondità tra gli incubi, le aspirazioni e le dinamiche emotive dei personaggi; apprezzabile inoltre l’arricchimento del già prezioso accompagnamento musicale e la rimozione di alcune lievi sbavature come gli spiazzanti singulti sintetici utilizzati dalla bambola Olimpia per comunicare con il mondo circostante.

Se avete il coraggio di sfidare le sordide arti ingannatorie dell’Uomo della Sabbia, vi suggeriamo assolutamente di non lasciarvi sfuggire un’opera teatrale potente e affascinante, tra rievocazione storica e un linguaggio drammaturgico moderno, recupero di un classico della letteratura romantica fantastica e la personalissima e fortemente riconoscibile cifra stilistica di Luca De Bei, autore e regista la cui firma costituisce di per sé una garanzia di teatro creativo, indipendente e ricercato.

 

Teatro della Cometa – via del Teatro Marcello 4, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6784380
Orario degli spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21, sabato doppio spettacolo ore 17 e ore 21, domenica ore 17, primo giovedì di programmazione ore 17
Biglietti: poltrona platea € 25, poltrona galleria € 20, poltrona 2° Galleria € 18


 
Articolo di: Andrea Cova
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Grazie a: Maya Amenduni, Ufficio stampa compagnia
Sul web:
www.cometa.org

 

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