L’origine del mondo - Teatro India (Roma)

Scritto da  Sabato, 20 Maggio 2017 

All’interno della monografia dedicata dal Teatro di Roma al percorso artistico di Lucia Calamaro, autrice e regista romana dallo sguardo inesorabile, magistrale anello di congiunzione tra teatro e letteratura, si inserisce “L’origine del mondo”, vincitore di tre Premi Ubu nel 2012 (migliore novità italiana il testo, migliore attrice protagonista per Daria Deflorian, migliore attrice non protagonista per Federica Santoro). «Da cosa è composta la vita di un essere umano: un corpo e i suoi andazzi, una mente e i suoi rovelli, le cose e la necessità di gestirle - riflette Lucia Calamaro - e poi gli altri, sotto forma di affetti, rivali, problemi, salvezza, ristoro, passione, vantaggi, limiti. Ecco cosa si occupa idealmente di proiettare drammaturgicamente, forse anno ad anno, per ora pezzo a pezzo, come un puzzle, questo lavoro: una vita».

 

L’ORIGINE DEL MONDO
Ritratto di un interno
scritto e diretto da Lucia Calamaro
con Daria Deflorian, Federica Santoro, Daniela Piperno
luci Gianni Staropoli
realizzazione scenica Marina Haas
aiuto regia Francesca Blancato
Produzione Lucia Calamaro, 369gradi, PAV | Diagonale artistica
prodotto da ZTL_pro con il contributo di Provincia di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali in coproduzione con Armunia e Santarcangelo 41 Festival internazionale del teatro in piazza in collaborazione con Fondazione Romaeuropa, Palladium Università Roma Tre, Teatro di Roma

 

La luce che proviene dall’interno di un frigorifero taglia trasversalmente lo spazio del palcoscenico: è l’unica luce che vedremo per molto tempo, all’interno di una stanza in penombra dalle pareti pallide, unico luogo di cui avranno bisogno Daria e Federica, madre e figlia, per svolgere e dipanare l’intricata rete della loro relazione con se stesse. Da questo luogo plurifunzionale le vite delle nostre tre protagoniste, in linea generazionale nonna-madre-figlia, non riusciranno ad allontanarsi facilmente, intrappolate da un groviglio di elucubrazioni mentali, di gesti meccanici, di manie. All’interno di questa scena, il ruolo centrale sarà affidato a dei mobili, unica realtà oggettiva in un mondo vuoto, relativo, inutile: il frigorifero nel primo atto, geloso custode di tutti i principali strumenti vitali - cibo, spazzolino da denti, sigarette - ed animato dall’esterno dall’elettricità; la lavatrice, il cui rumore ed il cui movimento-non movimento catalizzeranno le attenzioni della protagonista; l’armadio, guardiano attento e limbo tra il mondo esterno e interno, nel secondo atto; infine il lavello, strumento di catarsi e di riflessione nonché luogo di confronto nell’ultimo atto. Intorno a questi oggetti ed a contorno del loro rumore familiare e confortante, grandi spazi vuoti e silenziosi, estranianti e smorti - come i costumi delle tre donne.

Nell’ambiente è tutto un flusso di parole, tratto caratteristico della drammaturgia di Lucia Calamaro: logorroica l’insonne madre Daria (Daria Deflorian) insoddisfatta ed alla perenne ricerca di qualcosa che riempia il suo vuoto interiore; estenuanti le domande della figlioletta Federica (Federica Santoro) alla ricerca di un dialogo che non troverà mai, nemmeno quando, nell’ultimo atto, cercherà da adulta di confrontarsi con la figura materna; travolgente e “stranamente” normale la nonna (Daniela Piperno) che cercherà, con la propria energia, di smuovere la figlia e la nipote da quello stato atarassico in cui si trovano da anni. Parallelamente a questa scena familiare, Federica Santoro, grazie ad un trucco scenico - recita ad occhi chiusi questo secondo personaggio, con gli occhi colorati come quelli di un clown - interpreterà anche il ruolo della psicologa della madre, con la quale la donna non riuscirà mai ad avere un dialogo biunivoco, andandosi a scontrare ripetutamente con la propria solitudine.

Monologhi e dialoghi inondano gli spettatori, oscillando tra l’ironico ed il tragico, tra il serio ed il faceto, tra banalità e filosofia. Una storia in tre atti di un’ora che parla del male di vivere nascosto nelle relazioni familiari e nei confortevoli confini delle pareti domestiche, avvincente ma non sempre immediatamente assimilabile dallo spettatore.

Bravissima Daria Deflorian, empatica e vibrante in ogni parola, perfetta nel suo vestito bon-ton ma passionale ed ironica nell’interpretazione, in altre parole semplicemente perfetta.

Tre minuti di applausi ed il tutto esaurito per le quattro sere di spettacolo. Le attrici ringraziano commosse.

 

Teatro India - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) 1, 00146 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.684.000.311/314, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 20, domenica ore 18
Biglietti: posto unico intero € 20, under 35 e over 65 €18, convenzioni €16, scuole e studenti €14
Durata spettacolo: I atto 50 minuti - II atto 60 minuti - III atto 35 minuti

Articolo di: Serena Lena
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

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