L’ora accanto - Teatro dell’Orologio (Roma)

Scritto da  Giovedì, 28 Gennaio 2016 

Dal 19 gennaio al 14 febbraio. Nell’ambito dei percorsi monografici della stagione Cambiamento Reale del Teatro dell’Orologio va in scena la Trilogia di Mezzanotte, composta dai tre spettacoli scritti da Filippo Gili e diretti da Francesco Frangipane. Come in un viaggio a ritroso attraverso il lavoro di Gili e Frangipane, che hanno così iniziato nel 2011 il loro sodalizio artistico, la trilogia si apre con il nuovo e ultimo capitolo, che debutta in prima nazionale: L’ora accanto.

 

L’ORA ACCANTO
prima nazionale all’interno della stagione di Dominio Pubblico Teatro
di Filippo Gili
con Massimiliano Benvenuto, Silvia Benvenuto, Ermanno De Biagi, Vincenzo De Michele, Michela Martini, Vanessa Scalera
regia Francesco Frangipane
scene Francesco Ghisu
costumi Cristian Spadoni
luci Giuseppe Filipponio
musiche originali Roberto Angelini
assistente alla regia Giorgia Ferrara
assistente scenografo Lorena Curti
un progetto Uffici Teatrali
una produzione Progetto Goldstein
in collaborazione con Argot Studio
residenza produttiva Teatro dell'Orologio, Carrozzerie N.O.T.

 

Un testo potente, dove i concetti sono sbriciolati, inframezzati, intrecciati come morte e vita perché la morte - come raccontano le teorie più avanzate quasi surreali della fisica - non è il contrario della vita ma la sua smaterializzazione. Una continuità inquietante come quella dell’affetto e della sua violenza: Gili torna al nucleo centrale della famiglia, insopprimibile quanto impossibile. La regia è fedele al testo e scandisce con il timer i suoi minuti, creando una “forzata” continuità con il fuori, lo spazio dello spettatore. Calibrata e impeccabile la scelta degli attori, tutti estremamente credibili e aderenti al ruolo.

I testi di Gili trovano nella loro maturità il lato dell’ironia, graffiante, aggressiva come la sua lettura della vita, dove improvvisi spazi di tenerezza e di nostalgia si mescolano a rabbia e incomprensioni. Al centro sempre la famiglia, numerosa, per certi aspetti con una dominanza femminile, sanguigna e carnale, capace di affetti e di provocare sconquasso come la madre - interpretata da una Michela Martini che, nel corpo e con la voce, anche solo un sussurro, spalanca un mondo - svelando tradimenti antichi. C’è nel femmineo di Gili una forza ancestrale, una grande concretezza e, a tratti, una leggerezza svagata ma non futile: così si fronteggiano, rispettivamente, le due sorelle interpretate da Vanessa Scalera, phisique du rôle perfetto nella parte, e Silvia Benvenuto. Il lato maschile è chiuso, introverso, scontroso alla possibilità (come Andrea, portato in scena da Massimiliano Benvenuto) o, al contrario, aperto ad un affetto incondizionato e sorpreso al punto di non voler ragionare troppo (come il padre, incarnato da Ermanno De Biagi), o ancora, fiducioso (?) nell’opportunità della scienza, in un insondabile percorso interiore che sembra misurare gli esseri umani come materia dell’universo e gli affetti secondo possibilità mentali di estensioni: il fisico Paolo, interpretato da Vincenzo De Michele, attore maturo, che nei suoi silenzi e nelle parole che escono misurate fin troppo quando parlano di emozioni, a fiumi quando fanno lezione, struttura la vicenda, provocandola, gestendola ma alla fine perdendola di vista. E’ la madre, l’unica fattrice, che all’ultimo gli rovescia ancora una volta la responsabilità di quello che ha fatto. La famiglia appare come un nucleo di affetti ma anche un groviglio di malumori, di impossibilità a parlarsi senza litigare, dove una certa volgarità verbale richiama sangue. Perfino in una situazione estrema, raccolta intorno ad un affetto così caro perduto, ritrovato, perduto forse ancora, per sempre, c’è tutto un rinfacciarsi di situazioni che non riescono a distendersi.

La regia sceglie di mettere lo spettatore dentro la scena, anche se un quadrato bianco a terra definisce lo spazio di azione come un ring; essenziali gli attrezzi ma evocativi: un timer che va verso l’azzeramento, assoluto, e una strana sedia che mantiene in vita un corpo riesumato o forse risorto. Potente la circolarità dell’azione della quale lo spettatore vede sempre una parte come nella vita. Qualcuno di fronte e gli altri di spalle o tutti di fronte o ancora tutti di spalle. Il pubblico è infatti su due lati, senza palcoscenico. Gli attori già in scena quando si entra amplificano la forza della realtà. Sembra di essere a una finestra, a sbirciare per caso quello che accade in un appartamento vicino e poi si è coinvolti nella vicenda, nel buio assoluto di certi momenti che scoraggia, inquieta. E’ proprio così che accade: nessuno mai ci prepara una scena orientata nella nostra direzione e ci spiega con tanto di postille cosa accade. Vediamo sempre frammenti, spesso non ci capiamo perché i nostri linguaggi e codici sono diversi, perfino tra fratelli.

Un’ora reale di tempo vissuto tra racconto e azione concentra una densità difficile da metabolizzare, pur con qualche elemento di surrealtà - non per la vicenda in sé fantascientifica, che però in qualche modo dice quanto la realtà superi spesso la fantasia, quanto per il congegno con il quale è realizzata. Alla fine non è chiaro cosa accada ma non è nemmeno importante: è - sembra a me - una conferma che non esiste una vera barriera tra vita e morte, non essendo la seconda il contrario della prima ma una sua “semplice” smaterializzazione, come un passaggio di stato che può essere riconvertito. Si avverte però non la banalità di una tecnologia onnipotente ma il valore esistenziale delle domande che emergono da ogni nuova possibilità che si accende.

E’ curioso - non per chi conosce i testi di Gili - che quello che tutti ci aspetteremmo, ovvero il senso di scandalo, una discussione etica sulla possibilità di un richiamo alla vita anche solo per passare un’ora accanto a un proprio caro, l’ora di non ritorno, non avviene. Il piano è puramente psicologico, il danno previsto è solo quello nei confronti di noi stessi, degli affetti, la possibilità che ognuno ha in quanto un quinto dell’intera famiglia di scegliere e partecipare, di contare. Sparisce qualsiasi riferimento alla sacralità della vita come alla definizione del non senso della stessa, che sarebbe comunque un modo per imprimere categorie: il testo e l’interpretazione non cadono nella trappola del relativismo come affermazione paradigmatica di sé.

I costumi a questo punto, i mobili, l’arredo non contano: sono qualunque. Le luci, le voci, i silenzi, le smorfie, i gesti carnali di attrazione e repulsione sono il centro di una giostra dove c’è una paradossale e assoluta equità. Genitori e figli, marito e moglie, tutti sullo stesso piano, uniti e ognuno per proprio conto perché non esiste una codificazione della famiglia in un mondo nel quale perfino la vita e la morte si assomigliano. Nessuno è preso dal tempo che scorre irreversibile, forse lo avverte maggiormente lo spettatore.

Ben diretti gli attori in tal senso diventano parte di un’orchestra unica perché funzionali al disegno, non espressione di se stessi.

 

Note di regia di Francesco Frangipane
Dopo la felice esperienza di Prima di andar via e Dall’alto di una fredda torre, si riparte con L’ora accanto, l’ultimo capitolo di questo intenso percorso drammaturgico e teatrale che va a chiudere quella che abbiamo definito LA TRILOGIA DI MEZZANOTTE. Un Progetto complesso in cui abbiamo voluto affrontare le grandi tematiche esistenziali, ovvero la vita e la morte, il destino e il libero arbitrio, partendo sempre da uno stesso contesto, la famiglia, ma addentrandosi di volta in volta per sentieri dell’anima sempre più misteriosi e inesplorati. Se in Prima di andar via la morte viene vista come possibilità di salvezza e il protagonista la invoca in nome della libertà e della volontà di poter essere artefice del proprio destino e in Dall’alto di una fredda torre l'attenzione si sposta sull’angoscioso dilemma se sia giusto o no incidere sul destino degli altri, ne L’ora accanto si va ancora oltre, si vuole esplorare l’ultraterreno, la morte come dato di fatto che si riaffaccia alla vita. Quindi non più l’addio tra vivi indagato nei precedenti testi, ma il ritorno alla vita, anche se per un’ora soltanto, in una tempesta di emozioni forti che vanno dalla incredulità, alla felicità, alla rabbia, fino alla più totale disperazione per l’ennesimo e stavolta ultimo addio. Il tutto in un’idea di messa in scena che vuole continuare a tenere il pubblico dentro la scena e accompagnare lo spettatore per mano dentro la storia stessa fino a condividere le emozioni dei personaggi e farsi carico delle domande e dei dilemmi che travolgono i protagonisti.


Note d’autore di Filippo Gili
A completamento dei primi due, con L’ora accanto chiudo la TRILOGIA DI MEZZANOTTE: l’attesa di praticare ambiti metafisici con le gambe del quotidiano. Per dare senso, in ultima battuta, a una sorta di capovolgimento di quella prospettiva aperta da Prima di andar via e Dall’alto di una fredda torre, dove era la vita a far chiaramente capolino nelle stanze della morte. Ne L’ora accanto sarà la morte a ricambiare la visita. Sempre incrociando i due piani, in un mezzanino che è quello in cui mi piace respirare, vivere, scrivere, muovermi: con un piede di là, insomma, e uno di qua. Perché, con la trilogia a chiudere sistemicamente questo assioma, nella morte, e solo in essa, è la fucina del profondo.

 

TRILOGIA DI MEZZANOTTE
L’ORA ACCANTO - dal 19 gennaio al 14 febbraio 2016
DALL’ALTO DI UNA FREDDA TORRE - dal 16 al 21 febbraio 2016
PRIMA DI ANDAR VIA - dal 23 al 28 febbraio 2016

 

Teatro dell'Orologio (Sala Moretti) - via dei Filippini 17/a, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6875550, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario biglietteria: dal lunedì al venerdì ore 11/19
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21:30, domenica ore 18:30
Biglietti: intero 15 euro, ridotto 12 euro (under25, over65, studenti universitari, tesserati bibliocard, arci, metrebus card), gruppi superiori a 5 persone 10 euro (prenotazione a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ), Under 25 Days (martedì e mercoledì) 8 euro, Scuole di teatro convenzionate 8 euro (prenotazione a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ) - Tessera associativa stagionale 3 euro

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Foto di: Manuela Giusto
Grazie a: Stefania D'Orazio, Ufficio stampa Teatro dell'Orologio; Giulia Taglienti, Ufficio stampa Dominio Pubblico
Sul web: www.teatroorologio.com

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP