L' Operazione - Teatro Franco Parenti (Milano)

Scritto da  Domenica, 17 Dicembre 2017 

Teatro nel teatro, contro il teatro, con un gioco circolare di rimandi per nulla banale. Un espediente che rende difficile recensire, vista la critica feroce ai critici e ai giornalisti avanzata dallo spettacolo di Rosario Lisma con Ugo Giacomazzi, lo stesso Lisma, Fabrizio Lombardo, Andrea Narsi e Gianni Quillico. Quattro attori mettono in scena una pièce sulle Brigate Rosse e un famoso critico teatrale, loro vera ossessione, non si presenta alla recita. Dialoghi frizzanti e ritmo sostenuto per il testo vincitore del Premio ETI 2009. Interpretazione scoppiettante e intreccio ben architettato con molti spunti di riflessione sul mondo della cultura. Qualche ripresa eccessiva, probabilmente non presente nella versione originaria, dilata il tempo dello spettacolo, a volte perdendo di incisività.

 

Produzione Teatro Franco Parenti presenta
in collaborazione con Jacovacci e Busacca
L’OPERAZIONE
testo e regia Rosario Lisma
con Ugo Giacomazzi, Rosario Lisma, Fabrizio Lombardo e Andrea Narsi
e con Gianni Quillico
luci Luigi Biondi
tema musicale Gipo Gurrado
aiuto regia Francesco Traverso
direttore dell’allestimento Alberto Accalai
macchinista Mattia Fontana
attrezzista Alessia Margutti
costumi Neva Viale ripresi da Simona Dondoni
scene costruite presso il laboratorio del Teatro Franco Parenti
si ringrazia Alessia Donadio

 

Dopo “Peperoni difficili” e “BAD&breakfast”, Rosario Lisma torna con un nuovo tragicomico spettacolo che smaschera, con ironia, ipocrisie, illusioni e crudeltà del mestiere precario dell’attore e invita a una riflessione più generale sul mondo della cultura che vive non del valore intrinseco e dell’apprezzamento o critica del pubblico ma della penna dei giornalisti che decretano il successo o l’insuccesso di un lavoro. Neppure l’incasso discreto potrà consolare gli attori dopo due settimane di repliche con una media costante di 90 spettatori. Senza il critico Marco Mezzasala lo spettacolo è come se non esistesse.

Tra i personaggi della compagnia, amici oltre che colleghi, si fronteggiano due visioni, quella dell’inseguire il successo e quella focalizzata sulla ricerca della qualità, con la preoccupazione di sbarcare il lunario. Eppure si va in scena anche per un applauso e non solo per vocazione. E’ il solito dilemma di chi vive nel mondo della cultura e soprattutto dello spettacolo.

Gli spunti sono tanti e centrale è la diatriba tra realismo e naturalismo, un teatro forse un po’ “antico” ma autentico e ben scritto, con la ricostruzione del regista Saverio che perde gli occhi per studiare e immergersi negli Anni di Piombo e la voglia di mettersi in gioco in modo nuovo per colpire il pubblico. Il regista concede questa prova e gli attori si misurano con un lavoro sperimentale che metta al centro il corpo, dando vita ad una gag molto spassosa. Alla fine si arrendono alla tradizione perché l’avanguardia è destinata a svanire, a passare di moda e nella provocazione il déjà vu è insopportabile. Sottile la battuta del regista, il quale afferma che “chi cerca lo stile trova la morte, chi cerca la vita trova lo stile”, citando il grande Eduardo e sottolineando il paradosso di questa insaziabile voglia di nuovo e di stupire del mondo, come se in un reparto di ostetricia si ritenesse banale una nuova nascita e si aspettasse un’installazione laser. E’ al contrario la vita con i suoi tic ed i suoi vizi, la vera anima del teatro che lo rende autentico. In fondo anche nel finale il critico teatrale, costretto ad assistere allo spettacolo con un escamotage - il teatro diventa realtà con un gioco gustoso che non sveliamo - rivela l’ingenuità degli attori: come bambini cercano giustizia ma si tratta di un’astrazione. Esistono solo gli uomini con i loro limiti. In fondo anche il critico, un’autorità e autorevole nel suo settore, si svela, a poco a poco, con tutte le sue debolezze e i piccoli vizi.

Tra gli spunti interessanti - a cominciare dal titolo, “L’operazione” - la scommessa del rileggere gli anni Settanta, solitamente bollati come decennio intriso di violenza e ridotti alla lotta armata, ma in realtà forieri di molto di più, dai diritti civili al coraggio di opporsi e di lottare; eppure questi favolosi anni di ribellione, diventati sinonimo di rivoluzione e libertà, si sono a loro volta sclerotizzati, a partire dall’uso del termine “compagno”, finendo per dar luogo a utopie da una parte e a controrivoluzioni, dall’altra. Curioso l’accostamento tra il tema della cultura fra realismo e sperimentazione e la lotta armata, con il processo di un capitano d’industria di fronte al tribunale del popolo che poi diventa il rapimento e processo di un critico di fronte agli attori. Il teatro insomma come palcoscenico della vita. Efficaci la scena scarna e gli abiti in qualche modo dimessi che ricordano quegli anni. Piacevole anche l’inserzione musicale e il gioco ben disegnato delle luci.

 

Teatro Franco Parenti (Sala 3) - via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Per informazioni e prenotazioni:
telefono biglietteria 02/59995206, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì ore 20.30, mercoledì ore 21, giovedì ore 19, venerdì ore 19.30, sabsato ore 21, domenica ore 15.45
Biglietti: intero 23.50€, convenzioni 18€, over 65/ under 26 15€ (più diritti di prevendita)
Durata spettacolo: 1 ora e 40 minuti

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Francesco Malcangio, Ufficio stampa Teatro Franco Parenti
Sul web: www.teatrofrancoparenti.it

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