L’opera da tre soldi - Piccolo Teatro Strehler (Milano)

Scritto da  Martedì, 17 Maggio 2016 

C'è tempo fino al 19 giugno per godere dell'Opera da tre soldi che porta la firma di Damiano Michieletto al Piccolo Teatro Strehler di Milano. Il regista più ricercato del momento porta in scena un interessante esperimento che, a più di quarant'anni dall'ultima regia messa in scena al Piccolo, si muove tra fedeltà e trasgressione, tra il recupero di alcuni aspetti originari della partitura e dello spirito brechtiano e interessanti novità rispetto all' "ingombrante" e fondamentale messa in scena streheleriana del '73. Sul palco si muovono con totale sicurezza attori di punta delle precedenti stagioni del Piccolo (Marco Foschi, Peppe Servillo, Margherita di Rauso, Rossy De Palma) restituendo un Brecht che, proprio perché rivisto nella forma, parla agli spettatori in maniera efficace, con il linguaggio di oggi.

 

Produzione Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa presenta
L’OPERA DA TRE SOLDI
di Bertolt Brecht
regia Damiano Michieletto
musiche Kurt Weill
direttore d'orchestra Giuseppe Grazioli
traduzione Roberto Menin
traduzione canzoni Damiano Michieletto

DIE DREIGROSCHENOPER
edizione del testo Suhrkamp Verlag, Berlino
edizione musicale Universal Edition, Wien /rappresentante per l’Italia Casa Ricordi, Milano

scene Paolo Fantin
costumi Carla Teti
luci Alessandro Carletti
movimenti coreografici Chiara Vecchi
con l'Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

Personaggi e Interpreti:
Un cantastorie - Giandomenico Cupaiuolo
Mackie Messer - Marco Foschi
Jonathan Jeremiah Peachum - Peppe Servillo
Celia Peachum - Margherita Di Rauso
Polly Peachum - Maria Roveran
Jackie “Tiger” Brown - Sergio Leone
Lucy - Stella Piccioni
Jenny delle spelonche - Rossy De Palma
Mathias - Pasquale Di Filippo
Jakob - Claudio Sportelli
Jimmy - Martin Chishimba
Ede - Jacopo Crovella
Robert - Daniele Molino
Walter - Matthieu Pastore
Reverendo Kimball - Luca Criscuoli
Molly - Sara Zoia
Vixen - Lucia Marinsalta
Betty - Sandya Nagaraya
Dolly - Giulia Vecchio
Filch/Smith, carceriere - Lorenzo Demaria

 

Che a Damiano Michieletto piacciano i grandi classici ragionati fuori da schemi e preconcetti paludati, è ormai chiaro dalle tante produzioni che lo hanno visto protagonista: La scala di seta, Così fan tutte per citare alcuni titoli operistici, Divine Parole, Il Ventaglio per parlare di prosa. L'Opera da tre soldi, che Michieletto presenta nel teatro del quale è da poco dramaturg, s'inscrive pienamente in questa volontà di ritrovare il nucleo originario del messaggio brecthiano ma parlando con il linguaggio di oggi, evitando sterili copiature: non avrebbe avuto senso ricalcare la versione Streheleriana del '73, così importante, così "ingombrante" come eredità e quindi necessariamente da trasgredire. In questa regia infatti Michieletto non solo reintegra l'organico musicale con gli originari 23 strumenti in scena (in buca per l'esattezza) recuperando banjo, mandolino e bandoneon che restituiscono, grazie alla bravura dell'Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi, i colori originari pensati da Brecht e Weill, ma addirittura si cimenta in una nuova traduzione delle canzoni sulle quali ha lavorato per più di un anno e mezzo con il risultato di renderle fluide e per questo efficaci nel loro essere portatrici dei messaggi brechtiani.

I poveri e i delinquenti di questa Opera da tre soldi, si muovono in uno spazio che unisce alla sala del tribunale delle pareti definite da altissime sbarre di carcere; a tratti le luci bianche sembrano anche evocare il freddo e l'anonima dimensione di una sala operatoria; il testo (stravolto anche nella cronologia) parte dalla fine con il bandito Mackie Messer messo sotto processo e condannato a morte; sapremo quel che è accaduto grazie alle deposizioni dei testimoni e dell’imputato: ogni aspetto di questa regia sembra voler vivisezionare da vicino il vessato Mackie Messer e il fatto che lo scranno del giudice e le sedie della giuria si spostino in continuazione, così come il fatto che il personaggio del giudice venga interpretato da diversi attori in scena, riesce ad evidenziare al meglio il senso della giustizia aleatoria, e quanto Mackie sia in realtà il capro espiatorio di una società in cui si fa fatica ad eleggere il più ipocrita, corrotto, malvagio tra tutti.

Un cast nutrito di attori eccellenti che unisce ad alcuni nomi di punta delle precedenti stagioni del Piccolo (Marco Foschi, Peppe Servillo, Margherita di Rauso, Rossy De Palma) giovani volti più o meno noti del teatro italiano: tutti energici nel rendere al meglio la grottesca e brutale comicità di alcuni passaggi, tutti bravissimi tanto nelle capacità espressive, mimiche, coreografiche quanto in quelle canore (davvero notevole il duetto tra la Polly di Maria Roveran e la Lucy interpretata da Stella Piccioni). Tutti gli attori si muovono con disinvoltura in questa regia di Michieletto proprio perché non ingessati in diktat formali ormai poco efficaci: se il messaggio anticapitalista di Brecht deve fare breccia nella società di oggi e indurre alla riflessione, non si può pensare di trasmetterlo con un'estetica figlia del suo tempo e con questo non s'intende che lo stile brechtiano debba essere accantonato (in quanto necessariamente tutt'uno con il messaggio) ma che debba essere piuttosto aggiornato in modo che la forma sia funzionale alla ricezione del messaggio per il pubblico di oggi, non per quello del 1938: la platea che oggi conosce lo stile epico di Brecht e assiste ai "suoi" spettacoli è ormai avvezza a così tante provocazioni e a regie avveniristiche, arriva da una storia teatrale così complessa e ricca che non può semplicemente farsi stupire da un cartello, da un song o dall'effetto dello straniamento del personaggio che fa al contempo l'attore e il narratore; bisogna fare in modo che queste tecniche siano efficaci per il pubblico di oggi e Michieletto, insieme al cast dei suoi attori, è riuscito a farlo: a testimonianza di questo, i lunghi applausi di un pubblico ricco di scolaresche giovanissime che è uscito entusiasta dal teatro, uno dei risultati più importanti se è vero che il teatro brechtiano deve stimolare la riflessione e la coscienza sociale.

 

Piccolo Teatro Strehler - Largo Greppi 2, Milano
Per informazioni e prenotazioni: servizio telefonico 848.800.304, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 19.30 (salvo giovedì 21 aprile ore 15, martedì 17 maggio riposo e giovedì 2 giugno riposo); mercoledì e venerdì 20.30 (salvo mercoledì 18 maggio riposo); domenica 16 (salvo domenica 1 maggio riposo); lunedì riposo (salvo lunedì 6 giugno ore 20.30)
Biglietti: platea 40 euro, balconata 32 euro
Durata: 3 ore compreso intervallo

Articolo di: Emanuela Mugliarisi
Grazie a: Valentina Cravino, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

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