L’isola degli schiavi - Teatro Piccolo Eliseo (Roma)

Scritto da  Lunedì, 17 Aprile 2017 

Agognate una lussureggiante isola utopica in cui le asfissianti dinamiche servo-padrone si ribalteranno svelando da un lato le infinite nefandezze di coloro che detengono saldamente il potere e dall’altro la nobiltà e generosità d’animo dei loro sottoposti, costantemente esposti a vessazioni di ogni sorta? Precursore di questa chimera fu il drammaturgo francese Pierre de Marivaux che, nella sua opera “L’isola degli schiavi” del 1725, ipotizzò questo repentino mutamento di prospettive, destrutturando le norme codificate della Commedia dell’Arte ed arrivando a congetturare tesi di assoluta modernità (oltre sessant’anni prima del deflagrare della rivoluzione francese!). Dopo la memorabile regia strehleriana del 1994/1995, ha debuttato al Piccolo Eliseo il nuovo adattamento italiano a cura di Ferdinando Ceriani - anche regista - e Tommaso Mattei, con la ricercata scenografia ed i pregiati costumi di Marta Crisolini Malatesta ed un quintetto di interpreti coeso e brillante: Giovanni Anzaldo, Ippolita Baldini, Carla Ferraro, Stefano Fresi e Carlo Ragone. Una produzione Khora.Teatro e Teatro Stabile d'Abruzzo.

 

Produzione Khora.Teatro e Teatro Stabile d'Abruzzo presentano
L’ISOLA DEGLI SCHIAVI
di Pierre de Marivaux
traduzione e adattamento di Ferdinando Ceriani e Tommaso Mattei

Personaggi e interpreti (in ordine di apparizione)
Papele, servo - Giovanni Anzaldo
Eufrosine, marchesa - Ippolita Baldini
Silvia, serva - Carla Ferraro
Ificrate, conte - Stefano Fresi
Trivellino, governatore - Carlo Ragone

scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
musiche Stefano Fresi
luci Andrea Burgaretta
regia Ferdinando Ceriani

 

Il conte Ificrate (Stefano Fresi) con il suo ricercato soprabito adorno di leziose passamanerie e la sua sontuosa parrucca di boccoli castani. Il suo frizzante ma docile servo Papele (Giovanni Anzaldo), sempre solerte nel soddisfare ogni suo capriccio e remissivo nel tollerarne gli iracondi malumori. La frivola, vanesia ed intollerante marchesa Eufrosine (Ippolita Baldini), nevrastenica e desiderosa di essere continuamente al centro dell’attenzione. Infine l’impulsiva ed energica schiava Silvia (Carla Ferraro), l’oggetto delle irrequietezze della tutt’altro che mansueta nobildonna.

Questi i quattro personaggi che saranno travolti dal tourbillon di eventi imbastiti dalla fervida fantasia del parigino Pierre de Marivaux: in navigazione sullo stesso bastimento, incorrono in un terribile naufragio di cui sono gli unici superstiti; ad accoglierli una misteriosa isola, apparentemente inospitale, con sinistri suoni ed echi dalla sorgente ignota. A dissipare i loro interrogativi ecco però sopraggiungere immediatamente l’imponente governatore Trivellino (Carlo Ragone), abile orchestratore delle dinamiche dell’isola; chiunque voglia trovare rifugio sulle sue sponde, deve soggiacere alle ferree leggi che la regolamentano: padroni e servi sono costretti a scambiarsi ruolo, abito, parrucca, mansioni e responsabilità, finanche i propri nomi, così che in un baleno coloro che erano destinati ad un’esistenza di vessazioni si ritroveranno saldamente in mano lo scettro del potere, mentre gli oppressori di un tempo annegheranno indifesi nel più totale smarrimento. Se Papele sfodererà uno spirito guascone ed irrisorio ma tutto sommato si mostrerà rispettoso del padrone al quale comunque aveva promesso obbedienza e devozione, ben più caustica e mordace si rivelerà l’irresistibile servetta Silvia, pronta a sfoderare sulla sua pomposa marchesa una gragnuola di beffe irriguardose ma spassosissime.

Sarà però solamente questione di tempo: in breve le frizioni si smorzeranno, le accuse veementi lasceranno il posto alla compassione per la miserabonda condizione in cui sono precipitati i due altolocati padroni e il nostro irrequieto quartetto ritroverà finalmente la serenità, raggiungendo la redenzione che Trivellino aveva auspicato come fine ultimo del “programma rieducativo” di quest’isola misteriosa: Ificrate ed Eufrosine sono sinceramente pentiti della proprie passate superbia ed arroganza, mentre Papele e Silvia sono riusciti a gettarsi alle spalle lo spietato rancore accumulato lungo anni ed anni di soprusi. Sono dunque pronti ad abbandonare tutti assieme l’isola con una ritrovata consapevolezza ed il vivido desiderio di infrangere le barriere sociali per vivere in maniera più autentica ed in armonia.

La regia di Ferdinando Ceriani dissolve la polvere di tre secoli accumulatasi sulla commedia di Marivaux confezionando uno spettacolo che ne riscopre la brillantezza originaria, svelandone con forza il messaggio ancora indiscutibilmente attuale visti i rapporti “servo-padrone” che troppo frequentemente si instaurano anche nelle aziende della nostra scintillante new economy; uno spettacolo assolutamente godibile, dal ritmo dinamico e avvincente, senza alcuna traccia di retorica o moralismo, impreziosito dai pregiati costumi e dall’inconsueta scenografia (che su di una pedana rotante innalza la scoscesa rupe da cui il governatore Trivellino emana i suoi proclami, disponendo alle sue pendici le lande rocciose dove approdano i nostri inermi naufraghi e la gabbia in cui imprigionare all’occorrenza i padroni “detronizzati”) concepiti con la consueta eleganza da Marta Crisolini Malatesta, nonchè dal puntuale disegno luci di Andrea Burgaretta.

Scoppiettante il quartetto degli interpreti protagonisti: inconfondibili la mimica, lo humour sottile e personalissimo e la potente presenza scenica di Stefano Fresi, peraltro autore delle suggestive musiche, capaci di evocare perfettamente le atmosfere enigmatiche dell’isola; istrionico, generosissimo in scena, beffardo al punto giusto e capace di colorare argutamente tutte le sfumature del suo personaggio è poi il giovane e talentuoso Giovanni Anzaldo; ampollosa ed affettata come prescritto dal personaggio della raffinata marchesa è invece Ippolita Baldini, così affogata nel desolato scoramento derivante dallo scambio di ruoli da suscitare a più riprese l’ilarità dello spettatore; infine, dulcis in fundo, la contagiosa vis comica con cui Carla Ferraro connota l’implacabile serva pronta a svelare tutti i più sordidi segreti della sua padrona, in una prova recitativa di grande caparbietà e carisma, come hanno testimoniato frequenti applausi a scena aperta.

“L’isola degli schiavi” con il debutto sul prestigioso palcoscenico dell’Eliseo ha solamente salpato le ancore, alla volta di un viaggio che siamo certi sarà salutato da luminoso successo; un’ulteriore, l’ennesima, testimonianza del sempre crescente stato di grazia di Khora Teatro, compagnia di produzione che, dopo spettacoli come “Costellazioni” e “The Aliens” di Silvio Peroni, “Odissea” di Vincenzo Manna e Daniele Muratore, “Romeo e Giulietta” e “Madame Bovary” di Andrea Baracco o “Il corpo giusto” di Marcello Cotugno (tutti andati in scena nella stagione in corso), si è ormai ritagliata, con coraggio di sperimentare, intelligenza e vigore, un proprio ruolo di primissimo piano nella scena teatrale italiana.

 

Teatro Piccolo Eliseo - via Nazionale 183, 00184 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/83510216, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, primo mercoledì di replica, giovedì, venerdì e sabato ore 20, mercoledì e domenica ore 17
Biglietti: da 21 € a 30 €

Articolo di: Andrea Cova
Foto di: Luigi Angelucci
Grazie a: Maria Letizia Maffei, Ufficio Stampa Teatro Eliseo
Sul web: www.teatroeliseo.com

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP