L'Isola che non c'è - Teatro Ghione (Roma)

Scritto da  Domenica, 04 Novembre 2012 

L'isola che non c'è

In scena al Teatro Ghione di Roma fino al prossimo 11 novembre lo spettacolo “L’Isola che non c’è”, ispirato al film “L’attimo fuggente”. Protagonisti della pièce, scritta e diretta da Guido Governale e Veruska Rossi, i Piccoli per Caso, la prima compagnia in Italia formata da ragazzi professionisti; hanno un’eta compresa tra i 10 e i 15 anni, piccoli talenti in scena a fianco alla straordinaria Valeria Valeri, considerata a ragione una delle più grandi attrici della storia del teatro italiano.

 

 

Produzione Formi4 presenta
la Compagnia I Piccoli per Caso in
L’ ISOLA CHE NON C’ E’
con la partecipazione straordinaria di Valeria Valeri
e con Patrizia Bernardini
con Greta Acerbia, Andrea Amato, Federico Bizzarri, Lucilla Colloridi, Giovanni Crisanti, Manfredi Di Placido, Daniele Felici, Riccardo La Torre, Lavinia Loiaconi, Jacopo Losani, Giovanni Nasta, Alessio Selli, Tommaso Sensi, Matteo Sette, Lorenzo Vigevano
scritto e diretto da Guido Governale e Veruska Rossi
assistente alla regia Carlotta Losani
musiche originali Radiosa Romani
scenografia Ferruccio Franciosini

 

Un apparente divario, per età e per esperienza, che – al contrario – sulla scena diventa un amalgama perfetto, un concentrato di spontaneità e di naturale espressione scenica che nasce indistintamente dall’ immediatezza dei ragazzi, decontaminata da inutili sovrastrutture, e dal talento indiscusso, straordinario e accattivante, della regina del teatro italiano.
Ci troviamo in un orfanotrofio dell’Italia del dopoguerra dove quindici ragazzini vivono all’insegna dell’osservanza rigidissima delle regole imposte dalla direttrice dell’Istituto, interpretata da una bravissima Patrizia Bernardini, che impone durissime punizioni in caso di violazione.
Sono ragazzi con personalità diverse, tutte segnate da un comune marchio indelebile: l’abbandono da parte dei genitori e un vuoto affettivo incolmabile.
Il clima severo, opprimente, e l’assenza totale di riferimenti affettivi fanno sì che tra loro si instauri un sentimento di pura complicità, condizione che li porta, a volte, anche a trasgredire pur di concedersi un istante di libertà: due di loro litigano volutamente per ottenere la punizione di restare in cucina a pulire, e poter finalmente usufruire degli alimenti contenuti nella dispensa. 
Tra confidenze, senso di solidarietà, scherzi, litigi e scontri rientrano sempre in riga, oppressi e repressi, all’apparire fulmineo e autoritario della direttrice. Fino a che un giorno, recatasi alla posta, la direttrice subisce un infortunio e viene sostituita da una nuova insegnante di italiano, la Signora P., interpretata da una magistrale Valeria Valeri.
Sarà la svolta. La nuova insegnante avrà un approccio totalmente diverso con i ragazzi, teso a scoprire l’interiorità di ognuno, a far sì che ognuno di loro comprenda ciò che realmente desidera, a consentir loro di esprimere la propria essenza. E lo farà nel modo più efficace possibile, mettendosi al loro stesso livello, parlando con il cuore, prestando attenzione alle singole individualità, perché anche all’interno di un gruppo, sebbene coeso e unito da analoghe circostanze di vita, ognuno è diverso dall’altro e conserva in sé paure, ansie, desideri e aspirazioni diverse.
I ragazzi rimangono inizialmente spiazzati e increduli di fronte alla naturale spontaneità della nuova insegnante, che si relaziona con loro con fare sereno, diretto, paritario. La sua autorevolezza non è autoritaria, è conferita dalla ricchezza dei valori che, inevitabilmente, riesce a trasmettere loro.
Invita i ragazzi a guardarsi dentro per far sì che ognuno trovi e liberi la passione e il talento che ha in sé. Propone loro di scrivere su un foglio una parola, la parola che preferiscono, quella che più li rappresenta. E “volano” parole, sì, perché invita i ragazzi a piegare i fogli come aeroplanini di carta e via… la scena si riempie di tanti fogli di carta piegati che volano e di tante parole, dense di significato, che finalmente i ragazzi esprimono vivamente e vivacemente con forza e sentimento.
Farà comprendere loro che solo attraverso l’espressione di sé può esserci un’evoluzione della personalità, e che la fantasia, la poesia, sono gli unici elementi che ci permettono di andare dove desideriamo, di essere quello che vorremmo, di esprimere quello per cui ci sentiamo ispirati (“la poesia è l’arte di esprimere parole ispirate…”), e questo è possibile attraverso la magia del teatro.
Propone ai ragazzi di portare in scena uno spettacolo, la storia di Peter Pan, e assegna loro le parti. I ragazzi rispondono con entusiasmo: uno di loro, amante di Shakespeare, conosce a memoria la tragedia “Romeo e Giulietta”, recitare è la sua passione, capisce che è ciò che più desidera fare. Uno ad uno tutti rispondono con grande coinvolgimento e liberano paure, inibizioni, frustrazioni.
Di fronte a tutto questo l’austera direttrice, dapprima scettica e contraria, non può non ravvedersi fino a commuoversi e a commuovere.
In un festoso e allegro lieto fine, sulle note della canzone di Edoardo Bennato “L’isola che non c’è” – che è un inno all’esercizio della fantasia - si “porta in scena” la storia di Peter Pan, il ragazzo che non voleva crescere. Senza dubbio l’impegno, il talento e la passione di questi ragazzi, invece, sono la premessa a un percorso di crescita sicuramente elevato, artisticamente e umanamente.
E’ sembrato di assistere ad una favola, con tutti gli ingredienti di puro godimento insiti in essa. Fantasia, magia, valori morali, l’antagonista che si redime di fronte ai buoni sentimenti, il tutto ben orchestrato da un’ottima regia, dalla straordinaria padronanza scenica di Valeria Valeri e dalla capacità espressiva, limpida e autentica, di questi bravissimi ragazzi che vogliamo menzionare uno ad uno: Greta Acerbia, Andrea Amato, Federico Bizzarri, Lucilla Colloridi, Giovanni Crisanti, Manfredi Di Placido, Daniele Felici, Riccardo La Torre, Lavinia Loiaconi, Jacopo Losani, Giovanni Nasta, Alessio Selli, Tommaso Sensi, Matteo Sette, Lorenzo Vigevano.
Ottima la scenografia e il disegno luci; di impatto scenico ben costruito il limite segnato tra la parte del palco dove si rappresenta la scuola di giorno e - separata dal velato, oscurata e definita da un apprezzabile gioco di luci - la parte dove si rappresenta la notte, con una scenografia che raffigura i letti dei ragazzi, attigui e sovrapposti, come un unico corpo.
Uno spettacolo davvero da non perdere, che parla efficacemente ai bambini, ai ragazzi e agli adulti, ottimo da gustare “in famiglia”.

 

Teatro Ghione - via Delle Fornaci 37, 00165 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6372294
Biglietti: intero platea 23 € (+2 € prevendita), intero galleria 18 € (+ 2 € prevendita)

 

Articolo di: Isabella Polimanti
Grazie a: Sara Battelli, Ufficio stampa FP Media Relation
Sul web:
www.teatroghione.it

 

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