L'Ipocrita - Nido dell'Aquila (Todi)

Scritto da  Domenica, 07 Settembre 2014 

Ha debuttato al Todi Festival 2014 il nuovo spettacolo di Antonio Grosso, attore e drammaturgo di sorprendente intensità e creatività a dispetto della giovane età: dopo i suoi precedenti brillanti lavori teatrali - dal clamoroso successo di "Minchia signor tenente" alla coinvolgente tenerezza di "Papà al cubo", dal ritmo trascinante di "Giggino Passaguai" all'inconsueta favola natalizia di "Vicini di stalla", sino alla commovente vicenda familiare di "L'invisibile che c'è" - ne "L'Ipocrita" porta per la prima volta sul palcoscenico, adattandoli alle esigenze teatrali, i racconti tratti dalla raccolta omonima di Vincenzo Cerami, arricchendoli del “partenopeismo” che rappresenta la sua inconfondibile cifra stilistica.

 

I 3 Atro presenta
L’IPOCRITA
dai racconti di Vincenzo Cerami
libero adattamento teatrale di Antonio Grosso
con Antonio Grosso
musiche Nicola Piovani
a cura di Giancarlo Fares
scene e costumi Silvia Polidori
luci Christian Ascione
foto Federica Cappellini
grafica e comunicazione Bosco & Co.
ufficio stampa Daniela Bendoni
distribuzione Razmataz
aiuto regia Vittoria Galli
regia Giancarlo Fares

 

Connubio riuscitissimo quello tra la narrativa ricercata e al contempo gustosamente popolare e avvincente del maestro Vincenzo Cerami scomparso lo scorso anno, e la cifra drammaturgica di Antonio Grosso, ormai da tempo impegnato in un percorso autoriale ed interpretativo sempre più coraggioso, denso di spunti di indagine originali e sempre sostanziato da rigore e passione. E particolarmente suggestiva anche la cornice che ha accolto il debutto del monologo "L'Ipocrita", per l'appunto libero adattamento teatrale di Antonio Grosso dai racconti di Vincenzo Cerami, con protagonista la stesso Grosso, la regia di Giancarlo Fares e le musiche di Nicola Piovani. Il Nido dell'Aquila, incastonato nel cuore del quattrocentesco Monastero delle Lucrezie, accoglie gli spettatori con una balconata che si affaccia sulla circostante campagna tudertina, regalando un panorama di indiscutibile fascino; il teatro, elegante e raccolto spazio performativo impreziosito da dettagli decorativi in stile neoclassico, porta questo inconsueto nome in ricordo della leggendaria fondazione della città, che sarebbe stata innalzata dagli Umbri sulla cima di un colle situato sulla riva sinistra del Tevere su precisa indicazione di un'aquila, la quale interruppe il proprio volo proprio in quel luogo romito, evento immediatamente ritenuto propizio da parte degli aruspici.

"L'Ipocrita", fonte letteraria di riferimento per Antonio Grosso, è una raccolta di nove storie, pubblicata da Cerami nel 1991, i cui protagonisti sono accomunati da una decisa insofferenza verso l'aberrante e spersonalizzante routine che attanaglia le loro vite, dal desiderio insopprimibile di scovare un ideale, un appiglio concreto che consenta di recuperare autenticità e serenità. Grosso sintetizza questi percorsi esistenziali in un unico personaggio che li attraversa diametralmente, costruendo un monologo in cui le vicende del tormentato protagonista si intrecciano inestricabilmente con l'influenza di una miriade di altri personaggi, in fondo drammaticamente inquieti come lui, ma forse meno consapevoli dell'insondabile complessità del vivere.

La pagina narrativa si traduce quindi, anche grazie all'incisivo lavoro registico compiuto da Giancarlo Fares, in rutilante azione scenica volta ad indagare le dinamiche relazionali e la spesso feroce incomunicabilità che contrappone gli esseri umani; il tutto contaminando in modo assolutamente naturale e rispettoso la parola di Vincenzo Cerami con le atmosfere della commedia all'italiana tradizionale, da Mario Monicelli ai paradigmi immortali della napoletanità come Eduardo De Filippo e Massimo Troisi.

Pietro Calderona è un pubblicitario in carriera, sebbene giovanissimo dinanzi a lui si dispiega un sentiero in continua ascesa, accompagnato lungo il cammino dalla fidanzata storica Anna; peccato che però, ad un certo punto, una vita cadenzata dai frenetici impegni lavorativi inizi a divenire per lui insostenibile generando eccessivo stress, insonnia incombente ed attacchi di panico, situazione ancor più complicata dall'improvviso abbandono da parte di Anna. La decisione di Pietro, repentina come un fulmine a ciel sereno, è dunque quella di lasciare il proprio prestigioso posto di lavoro; quell'agognabile sistemazione per difendere la quale il padre (strenuo sostenitore del Partito Socialista, di cui aveva addirittura aperto una sezione alla Garbatella) si era battuto in ogni modo pur di evitargli l'inutile fardello del servizio militare, arrivando persino ad escogitare una fantomatica malattia cardiaca e a minacciare il medico che avrebbe dovuto stabilire la sua arruolabilità. A seguito di questa scelta a suo avviso del tutto sconsiderata, il padre non gli rivolgerà mai più la parola. Di lì a poco inoltre il battagliero padre morirà e da quel momento sarà la madre a prendere con determinazione in mano le redini della famiglia; dunque dall'essere costantemente silenziosa e devotamente assorta in preghiera, diventerà imprevedibilmente risoluta al punto da non cessare più di parlare.

Una tragica notte cambierà però definitivamente il corso dell'esistenza di Pietro: quella notte, con i suoi amici Luca e Fabio, per una sciocca bravata sottrae di nascosto la Maserati del padre di quest'ultimo; finiti casualmente in uno stabilimento balneare più o meno deserto, vengono provocati da alcuni bulli spacconi. Sebbene i nostri tre riescano a resistere alla tentazione di reagire, Fabio si agita a tal punto che, sulla via del ritorno a casa, provoca un disastroso incidente stradale, distruggendo completamente l'automobile. Devastati dall'accaduto, i tre vagano ritrovandosi proprio nei pressi dello stabilimento, dove incontrano nuovamente uno degli arroganti provocatori di prima, che si era seduto con fare di sfida sul cofano della macchina. La reazione di Pietro è incontrollabilmente istintiva, lo massacra efferatamente a pugni e il ragazzo soccombe. Questo assassinio costerà al nostro protagonista una severa condanna a ben ventotto anni di carcere.

Dopo sei anni di detenzione gli viene però diagnosticato un tumore all'intestino per cui viene operato d'urgenza; poco dopo, ritenendolo ormai in fin di vita, il presidente della Repubblica gli concede la grazia, così che Pietro fa ritorno a casa, dove ad occuparsi premurosamente di curarlo sono sua madre e soprattutto la cognata Stefania, con cui giorno dopo giorno instaura un rapporto di sempre maggiore complicità, tenerezza, intesa. Una mattina si presenta però inaspettatamente un sedicente medico svizzero che gli propone una cura miracolosa a base di frullati di verdura, frutta e pane nero, a cui mescolare un suo portentoso distillato. A suon di frullatori costantemente in rumorosa azione, Pietro guarirà e, invece che gioire per questo miracolo, i suoi amici e parenti lo allontaneranno come un appestato in quanto la comunità che lo circonda stabilisce con convinzione che la malattia incurabile che lo aveva colpito fosse stata millantata esclusivamente pur di ottenere la grazia. Alla fine un pomeriggio tra Pietro e Stefania divampa una passione travolgente, noncuranti della presenza della madre nella stanza attigua, che li maledice isterica; risoluti a cambiare definitivamente la marcia della propria esistenza, i due escono poi fieri dalla stanza, salgono in sella alla moto di lui e fuggono alla volta di una nuova vita di gioia, realizzazione ed appagamento, lontani dagli schemi costrittivi ed asfittici imposti dalla società.

Antonio Grosso ci racconta in prima persona queste tumultuose vicende lungo un monologo dall'incedere serrato e coinvolgente, in una penombra che conferisce un'atmosfera intimistica ad una narrazione che si fa quasi confessione tra attore e spettatore, pronta però a rischiararsi di vividi bagliori luminosi per sottolineare i passaggi più brillanti ed ironici. Scenografia e costumi ridotti all'essenziale - appena una sedia, un inginocchiatoio, uno sgabello ed un velo bianco che assumerà infinite fogge, continuamente manipolato per tratteggiare molteplici personaggi e circostanze -, il focus è concentrato solo ed esclusivamente sul testo e sulla magistrale interpretazione offerta da Grosso, senza il benchè minimo calo di tensione o espressività, in un recupero del teatro di parola assolutamente apprezzabile e godibile. Davvero sorprendente la vividezza con cui viene ritratto un florilegio di personaggi diversi, ciascuno caratterizzato con un dettaglio, un colore vocale, un impercettibile ma peculiare movimento fisico o all'occorrenza una sapiente pennellata di dialetto napoletano.
Lo spettacolo, dopo aver spiccato il volo dal Nido dell'Aquila, tornerà in scena a Roma, al Teatro Ambra alla Garbatella, dal 23 al 26 aprile 2015 e sicuramente presto anche sui palcoscenici di numerose altre città italiane, regalando a spettatori di ogni età e gusto teatrale commozione e divertimento e confermando il talento vigoroso ed originale di Antonio Grosso.

 

Teatro Nido dell'Aquila - via Paolo Rolli, 06059 Todi
Per informazioni e prenotazioni: telefono 075/8944417, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , biglietteria Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: giovedì 28 agosto ore 21, sabato 30 agosto ore 21, domenica 31 agosto ore 18

 

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Flavio Alivernini, Ufficio stampa Todi Festival
Sul web: www.todifestival.it

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