L’inquilino - Teatro Franco Parenti (Milano)

Scritto da  Francesco Mattana Mercoledì, 05 Marzo 2014 

Una commedia amara, cinica e disperata, specchio dei tempi in cui viviamo. I quattro personaggi sono alla deriva nei loro sogni più o meno impossibili. Da una parte l'amore ideale, tremendo, morboso, ineluttabile come la morte, dall'altro il sogno di una vita normale, di una famiglia, di una casa, che è stato per generazioni di uomini e donne l'approdo unico della vita, e che oggi sembra essere uscito dall'orizzonte dei desideri e delle possibilità dei giovani senza che nella società si siano affermate nuove forme di convivenza, che non siano frutto di adattamento e di mera contingenza. Questa nuova tappa della residenza di Silvia Giulia Mendola al Parenti segna l'incontro della compagnia col linguaggio visivo di Fabio Cherstich nel desiderio di contaminarsi vicendevolmente.

  

L'INQUILINO
di Fabio Banfo
con Silvia Giulia Mendola, Alberto Onofrietti, Cinzia Spanò e con Corrado Accordino
regia e spazio scenico Fabio Cherstich
musiche originali dal vivo Barbara Cavaleri
costumi Sarah Grittini
fotoinstallazioni Fabio Artese
direttore allestimento scenico Emanuele Salamanca
elettricista e fonico Matteo Simonetta
macchinisti Armando Tortora e Paolo Roda
un ringraziamento a Lara Guidetti per la coreografia
produzione Teatro Franco Parenti / La Danza Immobile
in collaborazione con Associazione PianoinBilico

 

Lo abbiamo detto in più occasioni: le vie del successo sono infinite e tutte imprevedibili. Perché L’inquilino è stato un successo, mentre Marilyn mon amour ha ottenuto un risultato al di sotto delle aspettative? Eppure la protagonista è sempre Silvia Giulia Mendola; il palco era sempre quello del Parenti; la concorrenza all’interno del teatro era più o meno dello stesso peso (nel caso di Marilyn Haber, L’inquilino ha dovuto “fronteggiare” il Don Giovanni di Timi, che coi suoi barocchismi estremi cattura un pubblico trasversale). Soprattutto, parliamo in entrambi i casi di spettacoli eccellenti, con tutti i crismi e sacrismi.


Allora come mai a novembre l’autore di questo pezzo stava bello comodo nella poltroncina, mentre lo scorso sabato gli hanno concesso una seggiola di fortuna, con davanti una colonna? Il motivo potrebbe essere semplicemente questo: l’effetto passaparola che alle volte funziona, altre volte no.


Nel caso de L’inquilino parliamo di un testo molto avvincente, molto ben recitato e ben diretto e con un argomento – la coppia che può sfaldarsi da un momento all’altro, il terzo elemento che porta scompiglio con la sua anarchia e il quarto che affina le armi seduttive in maniera più tradizionale - che riguarda la vita di ognuno di noi. Chi non ha mai vissuto un amore tormentato? Pochissimi: si contano sulle dita di una mano e in genere sono degli over 65. Ecco quindi che il passaparola in certi frangenti non può che risultare efficace: “stasera dove mi consigli di andare?”, “vai al Parenti, la protagonista Emma si comporta come la tipa che hai mollato un mese fa”. Oppure: “Ti ricordi quel tipo che voleva rimorchiare proponendoti un corso di pilates? Ecco, l’agente immobiliare è tale e quale!”. Il tam-tam funziona così.


Siamo felici - ma veramente felici - che questa volta ne abbia tratto beneficio un prodotto teatrale di alta classe, dove la professionalità degli allestitori e di chi è andato in scena è palese, salta agli occhi. Anche agli occhi di chi stava in uno sgabello con la colonna davanti - e doveva contorcersi come un fachiro per vedere bene tutte le scene: perché il bello di questo spettacolo è che lo puoi seguire da molte angolature diverse; gli attori si muovono di continuo in spazi diversi, finché a un certo momento te li ritrovi a pochi centimetri di distanza, impegnati a prendere le misure di una casa col metro da sartina. È giusto così: un testo che parla di tutti, che parla a tutti, deve avvicinarsi il più possibile - anche in senso fisico - allo spettabile pubblico.


Cento minuti che scorrono via con un bel ritmo: non c’è un attimo di stanca, i quattro interpreti sono bravissimi a tenere desta l’attenzione. Permetteteci però di fare dei distinguo: ferma restando la bravura di Corrado Accordino e Alberto Onofrietti, Silvia e Cinzia onestamente sono a un livello più elevato: vere, autentiche fuoriclasse. E non lo diciamo per captatio benevolentiae - o peggio ancora per cortesia verso l’altra metà del cielo: è che hanno realmente una marcia in più rispetto alla generale media attoriale. Si buttano a capofitto nei progetti con un perfezionismo insolito; caricano le corde emotive dei propri personaggi, ma senza mai svirgolare nel gigioneggiamento - questo vale per L’inquilino e per tutti gli altri spettacoli in cui le abbiamo viste.


In particolare Emma è un bel personaggino. Molti di noi hanno incrociato nella propria vita ragazze che, per dimenticare il dolore dentro che le rode, esibiscono all’esterno una finta euforia, per depistare. Emma è così: fa la lap-dancer, sfotticchia il giornalista Luca perché lo vede troppo ingessato, sfodera un’ironia feroce con la di lui fidanzata. Emma è stata bambina. Lo è stata anche Silvia, naturalmente: da adulte poi hanno preso strade diversissime - il personaggio non ha trovato un suo equilibrio mentre l’attrice che la impersona l’ha conquistato negli anni sul palco - però nell’infanzia forse erano simili: ecco perché la diapositiva di Silvia da piccola, in tenuta carnascialesca, ha un valore simbolico molto importante.


Fabio Banfo, l’autore, è sensibile come il Teatro dei Sensibili di cui fa parte. Barbara Cavaleri, con la sua musica, dà voce alla “grande bellezza” che scorre nell’inconscio di Emma. Unico appunto critico riguardo al monologo finale, che dovrebbe riassumere il senso di tutta la storia: non ce n’era bisogno, il groviglio psicoanalitico dei personaggi era già evidente, anche senza la nota esplicativa.


Il pubblico applaude e ride ai passaggi in cui i protagonisti usano un linguaggio scurrile. Evidentemente il palcoscenico è vissuto ancora come un luogo “sacro”, la parolaccia viene interpretata come uno sberleffo alla seriosità dell’insieme. Ma il teatro, quello vero, non è né sacro né serioso; è un luogo in cui attori e spettatori apprendono insieme la più importante delle lezioni: che non bisogna mai, proprio mai, prendersi eccessivamente sul serio.

 

 

Teatro Franco Parenti (Sala 3) - via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono biglietteria 02/59995206, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì - giovedì - venerdì - sabato ore 21.00; mercoledì ore 20.00; domenica ore 16.00; lunedì riposo
Biglietti: intero €25; over60/under25 €12,50; convenzioni €17,50
Durata: 105 minuti


Articolo di: Francesco Mattana
Grazie a: Francesco Malcangio, Ufficio stampa Teatro Franco Parenti
Sul web: www.teatrofrancoparenti.it

 

 

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