L'Inquilino - MTM Teatro Litta (Milano)

Scritto da  Sabato, 28 Ottobre 2017 

“L’inquilino” è in scena sino al 29 ottobre al Teatro Litta di Milano. Lo spettacolo è tratto dal romanzo "L'inquilino del terzo piano" di Roland Topor, scrittore, illustratore, drammaturgo e attore francese di origine ebraico-polacca, classe 1938. Poco dopo la nascita, per scappare alla persecuzione nazista, si è trasferito con la famiglia in Savoia. Il romanzo sembra avere talvolta un'architettura kafkiana, all'interno della quale la più grande colpa è quella di esistere. Roman Polanski ne ha tratto ispirazione per il film omonimo.

 

L’INQUILINO
tratto dal romanzo "L'inquilino del terzo piano" di Roland Topor
traduzione G. Gandini © 2017 Giunti Editore S.p.A. / Bompiani
adattamento e regia Claudio Autelli
con Alice Conti, Giacomo Ferraù, Michele Di Giacomo, Marcello Mocchi
scene Maria Paola Di Francesco
luci Giuliano Bottacin
suono Fabio Cinicola
assistente alla regia Lorenzo Ponte
produzione LAB121
in coproduzione con Fondazione Campania dei Festival
in collaborazione con il Teatro del Cerchio di Parma

 

Un giovane uomo, educato e riservato, prende in affitto un piccolo appartamento precedentemente abitato da una ragazza morta suicida. L'intero stabile è di proprietà del signor Zy. Questi detta regole molto severe: non potrà introdurre in casa amici, animali, bambini, compagne. Non potrà fare rumore di nessun tipo. Il proprietario sottolinea come il suo palazzo sia calmo, tranquillo e goda di rispettabilità. Per non minarla, quando l’inquilinoTrelkovsky subisce un furto, sarà dissuaso dal signor Zy dallo sporgere denuncia.

Eppure dietro quella calma apparente c'è una guerra strisciante nei suoi confronti da parte degli altri condomini. Succedono cose insolite, liti dove tutti sembrano essere contro tutti per poi finire con l'essere tutti contro di lui, che è sempre più isolato dal mondo.

Il regista, Claudio Autelli, descrive la spirale che comincia ad avviluppare Trelkovsky e che lo porta a considerare, sempre più, l’allucinante e l’assurdo come normalità. Dapprima smarrimento, poi dubbio su se stesso, enorme solitudine. Anche l'incontro con una donna, privo di umanità e di piacere, sembra un gioco di potere o un'illusione. Improvvisamente, nella penombra di una morte che sembra annunciata, mentre una musica inquietante avvolge tutta la scena, c'è un sussulto vitale, un'illuminazione.

Il giovane ha capito che gli inquilini del palazzo, che portano talvolta maschere animali quasi a significare la perdita totale di umanità, lo vogliono uccidere. Anzi peggio: come successo con l'inquilina precedente, vogliono spingerlo al suicidio. Comincia a sentire, in modo distinto, mentre in sottofondo si ode il ticchettio metallico e disumano di un orologio, che qualcosa si è infilato tra gli ingranaggi del suo corpo e rischia di compromettere la sua vita. Pensa di essere più forte. Ma vincerà il condominio.

La scena resta praticamente invariata. Una porta finestra sullo sfondo, un tavolo sulla sinistra e, sulla destra, un vecchio letto di ferro che ricorda da subito un letto di ospedale. É li che giace Sabine, la giovane inquilina suicida che resta in coma per qualche giorno. E lì, sullo stesso letto, morirà Trelkovsky dopo che, in una danza macabra e roteante, gli inquilini lo truccano e vestono da Sabine.

La luce, sempre spettrale, non illumina l'intera scena, ma solo piccole parti, lasciando il palco scuro, quasi ad amplificare l'universo di ombre che ci portiamo dentro o gli incubi reali o sognati, specchio di un mondo, il condominio appunto, pronto a soffocarci in modo subdolo e letale.

Il pubblico segue questo naufragio umano venato da pennellate di ironia. Qualcosa però sembra non convincere pienamente: forse la drammaturgia poco incisiva, che alterna diversi registri. Bella la scena che si svolge sopra e sotto il tavolo e quella della danza roteante.

Per la curiosità dei nostri lettori:
Roland Topor, pittore, scrittore e cineasta francese. Di origine ebraico-polacca, dopo i primi anni a Parigi viene trasferito in Savoia, nascosto dalla famiglia per sfuggire all’occupazione nazista. Affascinato fin dall’infanzia dall’arte dadaista, studia all’Accademia di Belle Arti di Parigi e dal 1961 al 1985 collabora alla rivista satirica mensile “Hara-Kiri” dove diventa famoso per lo humor nero, tipico dei suoi lavori. Collabora con altre riviste come “Bizarre”, “Arte”, “La Rire”, “Fiction” e “The New York Times”. È tra i fondatori, nel 1962, del celebre movimento surrealista “Panico”. Il movimento mirava a indagare le energie più scure e destabilizzanti per liberare la fantasia e ritrovare un respiro con il presente. È considerato come uno dei più istrionici, imprevedibili, dissacranti esponenti del surrealismo.


MTM Teatro Litta - corso Magenta 24, 20123 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/86454545, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. (prenotazioni e prevendita da lunedì a sabato dalle 15 alle 20)
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 20.30, domenica ore 16.30
Biglietti: intero 24€, under26 e convenzioni 16€, over65 12€, under12 10€
Durata spettacolo: 1 ora

Articolo di: Raffaella Roversi
Grazie a: Sara Bosco, Ufficio stampa MTM
Sul web: www.mtmteatro.it

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