L’inganno - Teatro Valle (Roma)

Scritto da  Domenica, 14 Marzo 2010 
l'inganno

Dal 9 al 28 marzo. Ritorna sul palcoscenico del Teatro Valle l’inossidabile, creativa e travolgente coppia teatrale costituita da Glauco Mauri e Roberto Sturno: punta di diamante della monografia a loro dedicata è la pièce “L’inganno”, raffinata rivisitazione del thriller psicologico “Sleuth (il segugio)” di Anthony Shaffer, un’inarrestabile, avvincente ed efferato gioco mentale che, in un susseguirsi continuo di imprevedibili colpi di scena e machiavellici espedienti, conduce lo spettatore ad interrogarsi sul sottile confine che separa verità e menzogna. Sino ad un ineluttabile, tragico epilogo.

 

Compagnia Mauri Sturno presenta

L’INGANNO

di Anthony Shaffer

traduzione e adattamento Glauco Mauri

con Glauco Mauri, Roberto Sturno

scene Giuliano Spinelli

costumi Simona Morresi

musiche Germano Mazzocchetti

regia Glauco Mauri

 

Non vi è alcun dubbio sul fatto che la compagnia Mauri Sturno rappresenti da trent’anni una delle realtà più luminose, originali, coraggiosamente indipendenti e feconde del teatro contemporaneo italiano. Ne è simbolo, capostipite e geniale ideatore l’attore e regista pesarese Glauco Mauri che, sebbene sia ormai prossimo al traguardo degli ottant’anni, conserva intatta la freschezza recitativa, l’instancabile desiderio di ricerca, l’affascinante carisma e la dirompente energia e carica espressiva che l’hanno consacrato, in decenni di attività artistica, come eccezionale interprete dei più importanti ruoli del repertorio mondiale (dalla tragedia greca a Shakespeare, da Ionesco a Beckett, da Moliere a Brecht, da Goldoni a Checov). Oltre che raffinato ed intenso attore, Mauri è anche regista dallo spirito innovatore ed anticonformista, nonché fine conoscitore della tradizione ed al contempo curioso scopritore di preziosi testi teatrali meno noti ma assolutamente meritevoli di essere resi accessibili e fatti amare al grande pubblico. Al suo fianco Roberto Sturno, l’attore che da oltre trent’anni condivide questo ambizioso percorso dando vita ad una sinergia unica e preziosa di intenti, anime e visione dell’arte teatrale.

Dopo essere stati letteralmente rapiti dallo spettacolo “Il Vangelo secondo Pilato”, uno dei più emozionanti, viscerali e commoventi transitati nella scorsa stagione teatrale per i palcoscenici della capitale, non potevamo certamente lasciarci sfuggire l’occasione di assistere a “L’inganno”, punta di diamante della monografia che il Teatro Valle quest’anno dedica a Glauco Mauri (una monografia che ospiterà anche altri due impedibili eventi, una serata interamente dedicata dal maestro al drammaturgo irlandese Samuel Beckett e una sua lectio magistralis rivolta agli allievi dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico).

Abbandonate le corde del suggestivo pathos e della vibrante emozione su cui viaggiava il precedente riuscitissimo esperimento teatrale, in questa circostanza i due eccezionali attori si cimentano con un testo che fa del sottile gioco psicologico, dell’atmosfera oscura, tesa ed opprimente del thriller e dello humour grottesco ed affilato i propri vigorosi e vincenti punti di forza. “L’inganno” è tratto dalla commedia “Sleuth” (letteralmente “Il segugio”), scritta nel 1969 da Anthony Shaffer, drammaturgo, romanziere e abilissimo sceneggiatore di film gialli e polizieschi di grande successo, celebre soprattutto per le sue collaborazioni con Agatha Christie e Alfred Hitchcock. Da questo spettacolo, tuttora rappresentato in tutto il mondo, sono state peraltro tratte due trasposizioni cinematografiche: la prima nel 1972 diretta da Joseph L. Mankiewicz e con Laurence Olivier e Michael Caine come protagonisti; la seconda nel 2007 firmata da Kenneth Branagh, sceneggiata da Harold Pinter e con lo stesso Caine e Jude Law nei panni dei due sadici ed indifesi, divertenti e disillusi, inarrestabilmente creativi e totalmente folli protagonisti della pièce.

L’azione scenica si svolge interamente nella lussuosa, ipertecnologica ed elegante magione di Andrew Wike, scrittore di innumerevoli gialli di successo le cui copertine campeggiano in bella vista esposte sulle pareti, si direbbe in un tripudio di auto-celebrazione kitsch e vagamente esaltata. La fervida fantasia che l’anziano letterato ha riversato nei suoi romanzi rappresenta l’unico antidoto alla noia raggelante della sua esistenza, ormai priva di stimoli ed incapace di gioire delle piccole soddisfazioni quotidiane che la sua brillante carriera immancabilmente gli riserva. Di fronte a questo progressivo ed aberrante inaridimento anche sua moglie Margherite si è progressivamente distaccata da lui, sino ad intessere una relazione con un uomo più giovane di origine italiana, Milo Tindle (il suo reale cognome sarebbe il buffo Tindolini, opportunamente “riveduto e corretto” per auto-conferirsi un tono più distinto e maggiore credibilità), mediocre proprietario di un’agenzia viaggi e figlio di un orologiaio, un uomo semplice, umile e senza eccessive pretese ma capace di donarle quell’affetto e quelle attenzioni che il suo altero e cervellotico marito non si preoccupa più minimamente di riservarle. L’incontro-scontro tra questi due uomini avviene in una fredda serata invernale, nella ricca ed inquietante casa-giocattolo di Wike, straripante di trabocchetti, coloratissimi costumi teatrali e ricercati cimeli di sopraffino collezionismo, il tutto minuziosamente ricostruito con dovizia di particolari nella eccellente scenografia curata da Giuliano Spinelli. L’anziano scrittore di romanzi gialli ha invitato l’amante di sua moglie con una misteriosa missiva e, non appena si incontrano, cerca di metterlo in guardia dal sobbarcarsi degli infiniti e sempre più esorbitanti capricci di una donna insoddisfatta e pretenziosa. Proprio per raggranellare un gruzzolo sufficiente a mantenere la donna che lui lascerebbe libera di seguire il suo nuovo compagno, Andrew Wike propone a Milo di inscenare un bizzarro furto con scasso: indossando un ridicolo costume da clown e calandosi dal lucernaio dell’appartamento dovrebbe poi trafugare i preziosissimi gioielli custoditi nella cassaforte, dal valore così inestimabile da permettergli una vita agiata e tranquilla al fianco della viziata e frivola Margherite, un valore che sarà risarcito dall’assicurazione così che neppure Wike venga a rimetterci in alcun modo. Il giovane agente di viaggi cede alla lusinga di questa offerta irrinunciabile e, da quel preciso istante, si innesca un pericoloso meccanismo fatto di rocamboleschi trabocchetti, imprevedibili colpi di scena, risate, violenza, sopraffazione psicologica e graffiante ironia. Il tutto fino a giungere ad un epilogo tanto drammatico quanto prevedibile, inevitabile quando si cerca di plasmare il proprio destino e quello del prossimo con eccessiva ed arrogante protervia.

E’ assolutamente naturale che il vero mattatore dello spettacolo sia il maestro Mauri, nella duplice veste di attore protagonista e regista: la sua direzione registica è vibrante e dinamica ed esalta con grande efficacia l’atmosfera carica di tensione e suspence della pièce, avvalendosi di invenzioni scenografiche di notevole impatto e dell’eccezionale intesa recitativa che si percepisce sin dalle prime battute tra lui e Roberto Sturno. Il carisma unico e la forza espressiva di Glauco Mauri trovano un perfetto contraltare nel collega romano, più giovane ma con al proprio attivo un altrettanto solido bagaglio di esperienza: il vero segreto de “L’inganno” risiede proprio nella magia dell’interazione tra i loro due personaggi, Andrew e Milo, che alterna graffiante aggressività, ironia tagliente, rapidi momenti di tenerezza e vicinanza e soprattutto l’emozione di un continuo capovolgimento di prospettiva e di un incontro di umanissime debolezze e laceranti vicende esistenziali.

Un thriller di immediata presa che cattura lo spettatore e lo tiene avvinto per due atti che scorrono via impetuosi come un fiume in piena. L’ideale per una serata dal crescente pathos, capace di coniugare la raffinatezza di un testo teatrale di indubbi originalità e spessore drammaturgico con un’interpretazione davvero memorabile, come quelle a cui ci ha piacevolmente abituato la compagnia Mauri Sturno. Vivamente consigliato.

 

Teatro Valle – via del Teatro Valle 21, 00186 Roma

Informazioni: telefono 06/68803794

Botteghino: dal martedì alla domenica dalle ore 10.00 alle 19.00

Biglietti: platea/palchi di platea 30,00€ (ridotto 26,00€), palchi di I e II ordine 25,50€ (ridotto 21,50€), palchi di III ordine/galleria 16,00€ (ridotto 14,00€)

Orario spettacoli: dal 9 al 28 marzo tutti i giorni ore 20.45, ad eccezione di 14, 17, 21, 24 e 28 marzo ore 16.45, 16 e 23 marzo ore 19.00

 

Articolo di: Andrea Cova

Grazie a: Silvia Taranta, Ufficio Stampa ETI (Ente Teatrale Italiano)

Sul web: www.teatrovalle.it - www.mauristurno.it

 

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