L’infinito tra parentesi - Teatro Niccolini (Firenze)

Scritto da  Sabato, 11 Gennaio 2020 

Dal 7 al 12 gennaio Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Fondazione Teatro della Toscana e Mittelfest 2019 presentano Maddalena Crippa e Giovanni Crippa in “L’infinito tra parentesi” di Marco Malvaldi, per la regia di Piero Maccarinelli, spettacolo tratto dal libro del celebre romanziere, giallista e chimico toscano “L'infinito tra parentesi. Storia sentimentale della scienza da Omero a Borges” (pubblicato da Rizzoli nel 2016). Il tema del rapporto tra due mondi o, se vogliamo, tra due tipi di conoscenze apparentemente lontani, la cultura scientifica e quella umanistica, che si intrecciano continuamente nelle nostre vite, è stato il punto di partenza di questo progetto immaginato dal regista, che firma lo spettacolo, in cui si mescolano continuamente teatro e scienza. Testo intelligente, arguto, frizzante che i due fratelli, per la prima volta in scena insieme, rappresentano con una credibilità disarmante, è una riflessione sulla dialettica della vita e il suo equilibrio precario tra contrari. Altrimenti si starebbe su una gamba sola. Ma anche uno spaccato del mondo universitario, spesso meschino e pieno di rivalità che non si addice al luogo della cultura per eccellenza, eppure così veritiero.

 

L’INFINITO TRA PARENTESI
di Marco Malvaldi
con Maddalena Crippa e Giovanni Crippa
scene Maurizio Balò
costumi Giò Mack
musiche Antonio Di Pofi
luci Alessandro Macorigh
aiuto regia Valentina Zogovich
assistente scenografo Andrea De Micheli
direttore di scena Paolo De Paolis
regia Piero Maccarinelli

 

La scena si apre su un salotto con librerie a parete e due grandi lavagne che si fronteggiano. Al centro della piccola sala un tavolo apparecchiato. La libreria bianca piena di volumi riempie lo spazio e sul palcoscenico ridotto del Teatro Niccolini, il più antico di Firenze, sembra quasi poter cadere da un momento all’altro sullo spettatore ma l’effetto è suggestivo. Si è subito dentro la scena, che rimarrà fissa per un’ora e venti, di battute e repliche, sciabolate in un certamen tra il sapere scientifico incarnato dal professore di fisica, impersonato da Giovanni Crippa, e quello “umano” della professoressa di lettura comparata del primo anno di corso a Lettere, interpretata da Maddalena Crippa.

L’alterco è tra due personalità, fratelli, figli degli stessi genitori - come recita in una battuta la Crippa - ma non per questo con le stesse idee; due mondi che si fronteggiano, scoprendo a poco a poco, grazie al gioco arguto di lei, del femminile e del sapere umanistico, che in fondo sono due volti della stessa medaglia, necessari l’uno all’altro. I pensieri alati hanno bisogno dei numeri per esistere e le leggi della fisica per essere stabilite devono prima essere immaginate, magari da un poeta - come l’Ariosto e il suo viaggio sulla luna - che narra quello che tutti sanno in un modo unico (anche se ironicamente il professore dice senza che nessuno lo capisca); mentre i fisici spiegano in modo “semplice” quello che nessuno sa. Sulle due lavagne, inserite nella libreria, il gioco è tra formule che sembrano poesie e poesie che cercano di raccontare il mondo, con un unico obiettivo, di essere universali e pur sempre fonte dell’essere umano.

Materia del contendere l’elezione del nuovo rettore e l’attesa della rosa dei tre, o quattro, nomi come sembra ad un certo momento, soluzione che metterebbe fuori gioco il protagonista. Giovanni Crippa ambisce a continuare la tradizione dei rettori presi dal mondo della fisica e, a dispetto delle apparenze, la sorella - vera tessitrice della pièce - lo sostiene e decide di festeggiarne la candidatura, comunque vada a finire il certamen, la competizione appunto che Giovanni tanti anni prima in una versione di latino ha tradotto con “certamente”, riuscendo a prendere “due meno meno”.

La discussione è vivace, a tratti stizzosa, ma sempre argomentata, una vera gara atletica di ironia e intelligenza, come il testo di Marco Malvaldi che mescola le sue conoscenze umanistiche e scientifiche per dare vita a un itinerario tra Oppenheimer e la poesia, Star Trek e il teletrasporto, Carl Barks disegnatore di Paperino, Lucrezio e la teoria cinetica dei fluidi, essendo quest’ultimo l’ispiratore della seconda. Ben prima degli studi di Maxwell sul tempo di rilassamento dei liquidi, Lucrezio intuì infatti che molecole di lunghezza differente scorrono con tempi differenti, come si legge nel “De rerum natura”. Ben prima dell'invenzione del microreticolo metallico, Efesto nell' “Odissea” forgiava "catene impossibili da frangere, sottili come fili di ragnatela", catene che "nessuno avrebbe potuto notare, neppure un dio, tanto erano ingannevoli". Anche Gozzano, in una delle sue poesie, disegna con precisione l'imprevedibilità di una crepa, oltre che la viltà di un giovane pattinatore di fronte a una donna innamorata. Tutto questo accadeva molto prima che i matematici dimostrassero - anche attraverso il Gioco della vita - l'impossibilità assoluta di predire l'evoluzione di alcuni sistemi.

Nella lettura di stralci poetici che la professoressa usa come armi bianche sembra talora confermare le leggi della fisica paradossalmente: "Ahimè, non mai due volte configura il tempo in egual modo i grani!" scrive Montale: non è forse questa l'entropia? Parte così un gioco tra i due personaggi sull’etimologia e la convergenza fra “entropia” ed “energia”, ma il gioco scivola su un terreno minato dove il rigore filologico rischia di declinare in modo non scientifico i fenomeni, con il senso dell’analogia. Borges sa - forse meglio dei neuro-scienziati - che "aver saputo e aver dimenticato il latino è un possesso, perché l'oblio è una delle forme della memoria". In fondo anche il linguaggio degli scienziati è fatto di analogie e tra la disposizione delle molecole nello spazio, che determina la configurazione di un corpo dove basta un minimo spostamento per cambiare di molto il risultato finale, e le catene di lettere nel formare parole, il parallelismo è evidente.

La discussione porta i due fratelli a rievocare la loro giovinezza e i piccoli tic, manie di ognuno, come la goffaggine di Giovanni nel corteggiare le ragazze spiegando ogni cosa, quando riesce a sedurre per il suo modo di cantare, una vena creativa che ha dimenticato. Entra in scena allora la sua vecchia chitarra rimessa a posto e accordata che la sorella decide di regalargli per restituirgli la voglia di tornare nel mondo dell’emozione e cantano insieme in un piacevole duetto.

Il testo è sottile e lo spettatore è trascinato nella concatenazione dei pensieri senza possibilità di distrazione; è anche ben interpretato, nell’affiatamento e nella partecipazione. Si capisce che si divertono a stare in scena. Tra l’altro il ritmo è decisamente musicale senza un semplice crescendo lineare, funzionale all’attenzione e al gioco.

Verso la fine i versi di “La gioia di scrivere” di Wislawa Szymborska - “Dove corre questa cerva scritta in un bosco scritto?” - che diventano teatro nel teatro, una sorta di lettura scenica, chiudono il cerchio: con ironia quando Maddalena chiede al fratello di chi siano i versi, lui risponde a tono e ricorda che quando un suo amico si era laureato sulla poetessa l’avevano preso in giro ma poi due anni dopo quest’ultima aveva conquistato il Nobel.

Nel brindisi che chiude la scena concordano nel riconoscere che ogni sapere è frutto dell’uomo e, come per stare in equilibrio occorre bilanciarsi sulle due gambe, così accade per la mente.

 

Teatro Niccolini - Via Ricasoli 3 (piazza Duomo), 50122 Firenze
Per informazioni e prenotazioni: biglietteria Teatro della Pergola (Via della Pergola 30, Firenze) - telefono 055.0763333, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - dal lunedì al sabato: 9.30 / 18.30; biglietteria serale sul luogo dell’evento a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo
Orario spettacoli: ore 21, sabato ore 19, domenica ore 17
Biglietti: I settore intero 22€, ridotto under26, over60, abbonati Teatro della Toscana 18€; II settore intero 19€, ridotto - under26, over60, abbonati Teatro della Toscana 16€; ridotto possessori PYC - Pergola Young Card 8€
Durata spettacolo: 1h e 20’, atto unico

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Matteo Brighenti, Ufficio stampa Fondazione Teatro della Toscana
Sul web: www.teatrodellapergola.com

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