L’importanza di chiamarsi Ernesto - Teatro San Paolo (Roma)

Scritto da  Alice Palombarani Lunedì, 19 Novembre 2012 
L'importanza di chiamarsi Ernesto

Al teatro San Paolo, dal 14 al 18 novembre e dal 27 novembre al 16 dicembre, va in scena lo spettacolo "L'importanza di chiamarsi Ernesto" di Oscar Wilde, adattato e diretto da Ester Cantoni, con musiche dei Beatles.

 

 

 

 

 

Produzione Compagnia dei Borghi presenta
L’ IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNESTO
di Oscar Wilde
musiche dei Beatles
con Lucia Ricalzone, Giuseppe Renzo, Patrizia Grossi, Daniele Biagini, Ester Cantoni, Giorgio Barlotti, Cristina Golotta
disegno luci Bruno Ilariuzzi
scene e costumi CdB
trasporti B&D Service
adattamento e regia Ester Cantoni

 

Qual è l'importanza di chiamarsi con il proprio nome? Chi sarebbe Ernesto senza il suo?
La risposta a queste domande viene presentata sin dal primo atto dal protagonista, Ernest Worthing, e dal suo amico Algernon Moncrieff. Entrambi i giovani aristocratici adottano un doppio nome per dividersi fra città e campagna, fra vita dissoluta e rispettabilità. Il vero nome di Ernest è Jack: il primo usato a Londra, il secondo usato in campagna ove vive la sua protetta Cecily Cardew. D'altra parte, anche Algernon possiede una doppia vita: ha la possibilità di fuggire dalla città a proprio piacimento con la scusa di un amico invalido, Bunbury. La vicenda, che intreccia l'amore di Jack per Gwendoline e di "Algie" per Cecily con la severità dell'anziana Lady Bracknell, è dipanata nel secondo atto - ambientato nel giardino della dimora campestre di Jack - dove vivono la sua protetta e la sua insegnante, Miss Prism.
Al centro di tutto, il nome del protagonista.
L'elemento che più colpisce all'apertura del sipario è la scenografia: curata, funzionale e variegata, è arricchita da numerosi oggetti, la cui presenza è giustificata dall'ampio uso da parte degli attori. Spesso gli interpreti riescono a conferire dinamicità ai dialoghi attraverso l'uso dell’ampio spazio scenico, talvolta invece lo scambio di battute corre il pericolo di risultare monotono, possibilità incrementata dalla consistente presenza di parentesi dialogiche; tuttavia il rischio di un calo d'attenzione da parte dello spettatore è sventato dall'uso calcolato di espedienti tecnici come musiche e luci.
L'energia e l'entusiasmo degli attori invita a riflettere sulla domanda: chi è veramente "earnest", cioè onesto, e chi "Ernest"? Il nome ha importanza oppure ci imprigiona in una rete di aspettative e pregiudizi? Il nostro nome dice qualcosa di noi e ci precede oppure non ci condiziona affatto?
Con lo stratagemma dell'omofonia delle due parole Oscar Wilde volle denunciare la chiusura della mentalità aristocratica basata sull'apparenza, sulla rispettabilità, sull'onore, sull'ideale di matrimonio non dettato dal sentimento bensì dalla ricerca di benessere economico e posizione sociale. Un esempio fra i tanti in cui gli attori riescono a divertire genuinamente il pubblico, la scena dell'interrogatorio a cui la vecchia signora Bracknell sottopone Jack, pretendendo risposte che risultano, ai nostri occhi, poco condivisibili ma neanche troppo antiquate.
Inoltre il testo originale è stato integrato con i famosi aforismi di cui il Wilde-dandy era particolarmente fecondo, al fine di colorare i dialoghi e sottolineare la passione dell'autore per la presentazione dei personaggi attraverso le battute.
L'uso delle musiche dei Beatles avviene durante il cambio delle diverse scene e si rivela un buon espediente per accentuare l'atmosfera britannica; tuttavia i brani della più famosa band inglese non rivestono la primaria importanza che la presentazione dello spettacolo potrebbe lasciar presagire.
L'assenza di stonature nella recitazione e il linguaggio chiaro creano uno spettacolo frizzante che si sviluppa in un climax di colpi di scena, coadiuvato anche dal simpatico espediente con cui la regia di Ester Cantoni ha deciso di chiudere la serata.
Il testo colpisce ancora oggi per il modo di pensare dei personaggi, per gli aforismi che inducono alla risata e per la grande invettiva di uno spettacolo il cui messaggio di denuncia avviene attraverso l'umorismo e la battuta.

 

Teatro San Paolo – via Ostiense 190, Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/59606102
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17
Biglietti: intero euro 18, ridotto euro 14, under 18 euro 10 (tutti a teatro: dal martedì al giovedì prezzo unico euro 12)

 

Articolo di: Alice Palombarani
Grazie a: Ufficio stampa Valeria Buffoni
Sul web:
www.teatrosanpaolo.it

 

TOP