L’importanza di chiamarsi Ernesto - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Scritto da  Sabato, 23 Dicembre 2017 

Un autore molto letto, molto discusso ma poco rappresentato. Si potrebbe leggere così il ritratto di Oscar Wilde, l’autore de Il ritratto di Dorian Gray”, “Il fantasma di Canterville” e molti altri classici, che sembra trovare poco spazio al di fuori delle antologie scolastiche. Se come romanziere la sua fortuna è evidente, come drammaturgo risulta poco frequentato dai registi teatrali, almeno in Italia. Al Teatro Elfo Puccini di Milano il merito di aver riscoperto e valorizzato l’opera dell’autore inglese, dedicandogli addirittura una maratona teatrale nei primi giorni di dicembre con la messa in scena di ben tre opere: “Atti Osceni”, “Il fantasma di Canterville” e “L’importanza di chiamarsi Ernesto”.

 

L'IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNESTO
di Oscar Wilde
regia, scene e costumi di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia
assistente alla regia Giovanna Guida
assistente ai costumi Saverio Assumma
con Ida Marinelli, Elena Russo Arman, Luca Toracca, Nicola Stravalaci, Giuseppe Lanino, Riccardo Buffonini, Cinzia Spanò, Camilla Violante Scheller
luci Nando Frigerio
suono Giuseppe Marzoli
produzione Teatro dell'Elfo
prima nazionale - spettacolo sostenuto nell'ambito di NEXT 2017/18

 

Rappresentato in prima assoluta al St James's Theatre di Londra nel 1895, “L’importanza di chiamarsi Ernesto” è un impietoso ritratto dell’alta società vittoriana, legata all’aspetto e alla forma e poco alla sostanza. La vicenda di Algernon e Jack, due giovanotti aristocratici che fingono di portare il nome “Ernesto”, che in lingua inglese corrisponde all’aggettivo “onesto”, ha conosciuto una discreta fortuna cinematografica ispirando diverse riduzioni, tra le quali l’omonima pellicola del 1952 diretta da Anthony Asquith e la più recente versione del 2002 di Oliver Parker.

Nello spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, l’opera di Wilde assume i contorni di una commedia agile, sagace e ben ritmata, in cui lo humor inglese presente nella drammaturgia trova realizzazione grazie alla presenza in scena di un gruppo di attori dalle solide basi interpretative, coadiuvato da una scenografia e dai costumi che rendono l’epoca vittoriana molto più simile al nostro presente.

L’impianto rispetta la commedia originale, con la suddivisione in tre atti e l’aderenza perfetta alla trama e alle situazioni. La vicenda di Jack e Algernon, giovani, belli e aristocratici ma anche scapestrati e per nulla onesti, che raccontano alle fanciulle di cui sono innamorati di portare il nome Ernesto, scatenando una serie di equivoci e scoperchiando scandali e dissapori familiari, scorre veloce. Tra l’eleganza londinese, la semplicità della vita in campagna e le grandi bugie con cui i due giovani intrecciano relazioni sentimentali e costruiscono esistenze sul filo dell’ambiguità.

C’è simmetria nella costruzione dei personaggi: da un lato i due amici diversamente mascalzoni e complementari, dall’altro le loro future spose, rispettivamente una giovane donna e una fanciulla in fiore, ed infine il cast dei personaggi adulti, con la governante severissima (Cinzia Spanò) a cui fanno da contraltare un prete dal cuore grande (Luca Torraca) e un vecchio servitore dai modi ormai un po’ troppo bruschi.

L’aristocrazia vittoriana si staglia vivida su una scena bianca ed elegante; la fedeltà alla tradizione non viene tradita, semmai esaltata dalla rivisitazione in chiave pop della regia che non nasconde il cinismo e la cattiveria nascoste appena sotto l’umorismo dei due personaggi principali, interpretati da Ricky Buffonini e Ida Marinelli. Il primo, perfettamente a suo agio nei panni del giovane rampollo dedito ad una vita di ozio e piaceri, intervallata da scherzi e sberleffi; la seconda interprete contraddistinta da una comicità cinica e raffinata. Sul piano grottesco si muovono invece con sapienza Cinzia Spanò e Luca Torraca. Notevole l’uso del corpo in scena, i movimenti degli attori appaiono studiati in ogni minima sfumatura e in alcuni momenti si tramutano in vere e proprie coreografie riportando ad accenni di commedia musicale.

Colori sgargianti, toni vividi, allegri, vivaci, fanno da sfondo a scene e costumi creando un ambiente molto lontano dal grigiore dell’epoca vittoriana, avvicinandoci invece ad un’epoca quasi psichedelica, allegra quanto vacua e priva di ideali.

 

Teatro Elfo Puccini (Sala Shakespeare) - Corso Buenos Aires 33, 20124 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/00660606, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.30, domenica ore 16, domenica 3 dicembre ore 15.30
Biglietti: intero € 32.50, martedì posto unico € 21.50, ridotto <25 anni - >65 anni € 17, under 18 € 12, scuole € 12
Durata spettacolo: 135 minuti più intervallo

Articolo di: Laura Timpanaro
Grazie a: Veronica Pitea, Ufficio stampa Teatro Elfo Puccini
Sul web: www.elfo.org

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