L’importanza di chiamarsi Ernesto - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Scritto da  Mercoledì, 25 Dicembre 2019 

Dal 3 al 31 dicembre torna all’Elfo Puccini, per la precisione in Sala Shakespeare, “L’importanza di chiamarsi Ernesto di Oscar Wilde, nella regia divertita e complice di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia: un successo del 2017 che restituisce tutta l’allegra cattiveria di questa ‘commedia frivola per gente seria’.

 

L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNESTO
di Oscar Wilde
regia, scene e costumi Ferdinando Bruni e Francesco Frongia
luci Nando Frigerio
suono Giuseppe Marzoli
con Riccardo Buffonini, Giuseppe Lanino, Elena Russo Arman, Elena Ghiaurov, Luca Toracca, Cinzia Spanò, Camilla Violante Scheller, Nicola Stravalaci
produzione Teatro dell’Elfo



Tra le più note opere di Oscar Wilde*, “L’importanza di chiamarsi Ernesto*” è una commedia teatrale in tre atti che si regge sul paradosso e una trama complicata.

Algernon Moncrieff riceve nella sua casa di Londra l’amico Ernest Worthing, scoprendo, grazie a un portasigarette dimenticato la sera precedente, che questi si chiama in realtà Jack e che si è creato una doppia identità per poter condurre una vita libertina in città e una più rispettabile in campagna, dove Jack Worthing è il tutore della bella Cecily Cardew. Jack è innamorato di Gwendolen Fairfax, cugina di Algernon, e desidera chiederla in moglie alla terribile madre, Mrs Fairfax, che si presenta dal nipote per il tè e sottopone Worthing a un serrato interrogatorio. Al termine della conversazione con la signora, si scopre che Jack è stato adottato quando era ancora in fasce, dopo essere stato trovato al deposito oggetti smarriti di Victoria Station, dentro una borsa. Visto lo spiacevole episodio, Mrs. Fairfax non vuole concedergli la mano della figlia, che invece è innamoratissima di lui, e soprattutto del nome con il quale lo conosce: Ernest.

Gwendolen convince l’innamorato a darle l’indirizzo della sua casa in campagna, dove risiede Cecily, ma Algernon origlia la conversazione e decide di partire per esaminare da vicino la pupilla del suo amico, che è una bella e ricca giovane, infatuata di Ernest Worthing, che lei crede essere il fratello più giovane del suo tutore. Algernon, innamoratosi di Cecily, le si presenta fingendosi Ernest e la corteggia, sotto la sorveglianza della di lei governante, Miss Prism. La situazione comincia a farsi ingarbugliata, quanto spiacevole, perché per vincere la mano delle loro belle, sia Algernon che Jack si recano dal curato del luogo per farsi battezzare con il nome di Ernest; in più, Mrs Fairfax si presenta alla dimora di campagna di Jack per inseguire la figlia, che è scappata di casa. Algernon e Cecily vogliono sposarsi, ma Jack stenta ad acconsentire nel tentativo di convincere Mrs. Fairfax a capitolare e concedergli la mano di Gwendolen. Mrs. Fairfax sembra irremovibile, ma la vista di Miss Prism potrebbe forse cambiare la situazione, giacché sembra che abbia a che fare con il passato di più di un personaggio della storia… Dopo numerosi fraintendimenti e le dovute spiegazioni, il bene naturalmente trionfa e ben due matrimoni possono essere organizzati.

Lo spettacolo in scena all’Elfo Puccini si svolge su una scena luminosa, arredata in stile anni Sessanta - la swinging London! -, con tanto di poltroncine dall’aria scomoda e costumi improbabili, a cominciare dai completi scozzesi e coloratissimi di Algernon e Jack, qui interpretati dai bravi Riccardo Buffonini e Giuseppe Lanino. L’atmosfera contemporanea non stona con il periodo in cui la commedia è scritta e ambientata dall’autore, anzi, la esalta e la rende più comprensibile al pubblico odierno, dato che entrambi i periodi sono caratterizzati da un atteggiamento superficiale, comportamenti paradossali e un’aria svaporata e insensibile a qualsiasi profondità d’animo.

Proprio queste caratteristiche, che sono al centro della feroce critica di Wilde nel suo testo, sono qui sottolineate da una recitazione vivace e decisamente sopra le righe, rischiosissima da portare avanti per uno spettacolo della lunghezza di “L’Importanza di chiamarsi Ernesto, e che funziona solo in virtù del grande affiatamento del cast. Colpisce, oltre alla performance di Buffonini e Lanino, anche quella di Elena Russo Arman, perfetta nella sua mrs Fairfax, che nel costume e nella miopia ricorda un po’ la signorina Carlo di Anna Marchesini.

Tra inserti musicali spumeggianti, il pop alla Andy Warhol e diverse allusioni queer, “L’importanza di Chiamarsi Ernesto è un gradito ritorno sulle scene milanesi del teatro Elfo Puccini e offre al pubblico una serata di sana spensieratezza e, perché no, un invito all’autocoscienza.

 

Note:
Oscar Wilde: (Dublino, 1854 - Parigi, 1900). Scrittore, aforista, poeta, drammaturgo, giornalista e saggista britannico, esponente dei movimenti letterari del decadentismo e dell’estetismo. Famoso sia per la sua immagine che per le sue opere, nonché per il raffinato stile di scrittura, nasce da un padre medico e una madre poetessa, frequenta il Trinity College di Dublino e Oxford, dove studia i classici greci, e si reca spesso in viaggio di Italia. Ha una vita coniugale complicata e crea molto scandalo per le sue molteplici relazioni con uomini, l’ultima della quale gli costa due anni di lavori forzati, dai quali non si riprende mai. Muore solo e indigente a Parigi. Tra le sue opere più famose, il romanzo “Il ritratto di Dorian Gray”, i suoi Aforismi e la commedia “L’Importanza di chiamarsi Ernesto”.
“L’importanza di chiamarsi Ernesto”: Scritta e rappresentata per la prima volta nel 1895, la commedia si basa sul paradosso e sull’incomprensione già dal titolo, “The Importantance of Being Earnest”, dove “earnest” è la traduzione inglese di “onesto”, qualità che non appartiene a nessuno dei protagonisti. In essa Wilde maschera la sua feroce critica della società vittoriana con una commedia dell’assurdo.

 

Teatro Elfo Puccini (Sala Shakespeare) - Corso Buenos Aires 33, 20124 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/00660606, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.30, domenica ore 16
Biglietti: intero €33, martedì posto unico €22, ridotto giovani e anziani €17.50/online da € 16.50
Durata spettacolo: 120 minuti, intervallo escluso

SPECIALE CAPODANNO:
- ore 20:45, sala Shakespeare "L’importanza di chiamarsi Ernesto"
A seguire buffet Wilde style + brindisi con la compagnia + DJ set
Intero € 75 - Ridotto < 15 anni € 50

Per i più piccoli e per i loro genitori:
- dalle ore 17, festa-merenda con Eco di fondo nel foyer del teatro;
- ore 18, sala Bausch: "Pollicino" di Eco di fondo con un'inaspettata sorpresa.
Intero € 32,50 - Ridotto < 15 anni € 17

 

Articolo di: Valentina Basso
Grazie a: Veronica Pitea, Ufficio stampa Teatro Elfo Puccini
Sul web: www.elfo.org

TOP