L'ho fatto per il mio paese - Teatro Franco Parenti (Milano)

Scritto da  Giovedì, 17 Luglio 2014 

Sono al Teatro Franco Parenti e la Sala Grande è gremita, nonostante Milano in luglio appaia svuotata. Quando si apre nel buio il sipario, vediamo una grande stanza, anzi un magazzino, forse uno scantinato; ci sono scaffali lungo i muri, una scaletta che porta chissà dove, una specie di lettino medico in mezzo al pavimento spoglio con sopra, distesa, Lucia Vasini, coperta da un telo verde e Antonio Cornacchione, suo partner in questa commedia intitolata "L’ho fatto per il mio paese". Strano titolo ma, col tempo, tutto si chiarisce. Ecco, ora lei apre gli occhi, sembra confusa, chiede dove sia, cosa sia successo e lui le spiega che ha avuto un incidente. E’ caduta dalla bicicletta, stava portando a spasso il cane che si è messo a correre attorno a un semaforo, lei ha fatto un gran volo e ha battuto a terra, lussandosi la spalla, l’anca, il ginocchio e una caviglia. Inoltre, lui l’ha raccolta e rapita.

 

Produzione International Music and Arts presenta
L'HO FATTO PER IL MIO PAESE
con Lucia Vasini e Antonio Cornacchione
testo di Francesco Freyrie, Andrea Zalone
scritto con Antonio Cornacchione
regia di Daniele Sala

 

“Perché ho male dappertutto?” chiede lei lagnosa. “Perché è stata catapultata e cadendo ha battuto ginocchio, caviglia, nuca, spalla…”. “Dov’è Johnatan?” chiede lei spalancando gli occhi. Si stabilisce che il cane è fuggito per i fatti suoi. “Lei non sa chi sono io!” attacca la donna. “Non può trattarmi così, io sono un ministro!”. “Certo che lo so: il ministro del lavoro che mi ha rovinato!” grida lui, minaccioso.


Da questo momento in poi le battute si susseguono a un ritmo incalzante, impossibile da descrivere, anche se pare si voglia fare riferimento a una donna ministro ben conosciuta; in realtà ce ne sarebbe un’altra che, dopo le centinaia di migliaia di esodati, è riuscita a firmare un decreto che ha provocato altri guai ad altri cittadini pronti, dopo tanti anni di lavoro, ad andarsene in pensione. Se pensate che si tratti di un'opera di protesta, di politica o di approfondimenti di cronaca, non avete però ancora capito bene con chi avete a che fare.


Antonio Cornacchione in televisione si è fatto conoscere con il tormentone del ‘Povero Silvio!’ in cui riempiva fazzolettoni di lacrime da autocompatimento, ma qui ha lavorato sui testi con una coppia che ha fatto grande Maurizio Crozza e i suoi spettacoli, compreso l’ultimo ‘Paese delle Meraviglie’. Cioè, il duo Francesco Freyrie e Andrea Zalone, comici dai dialoghi scoppiettanti e trascinanti alla risata inevitabile. Essendo qui protagonista, Cornacchione si ritaglia un personaggio a lui noto: uno che si piange addosso ma che si sente un eroe, rovinato dal destino infame ma ancora capace di sperare di potercela fare, magari con un sistema non proprio regolare ma che, grazie al suo coraggio e alle sue capacità attuative, dovrebbe permettergli di tornare a galla. Come? Semplice: vorrebbe filmare la ministra che implora di far revocare il decreto allo scopo di essere liberata. Quindi portare il filmino ai media.


Senonché lei è una piaga e continua a interromperlo, la cinepresa si guasta, si blocca, si scarica e lui non è preparato ad altro, succede insomma di tutto mentre i due si scaricano addosso tutte le proprie rispettive frustrazioni e speranze. Le prove si ripetono, si ride e ci si domanda se davvero la realtà non possa in qualche modo spesso somigliare a quanto rivelato dalla ministra, che finisce per ammettere che uno della Commissione non ha letto per intero il decreto su Excel perché usava il Blackberry “che ha visto le ultime due colonne, per cui lo ha ricopiato male ed è successo quello che è successo… E’ stato un errore, una leggerezza…”. Le battute si susseguono, lei si rifiuta di leggere il messaggio e vuole che sia lui a farlo, senza farsi riconoscere però e anche qui ne succedono delle belle. Impossibile raccontare i dettagli, basti sapere che a un certo punto si presentano, lei è Eleonora, lui Benny.


Tornato da un giro fuori casa, Benny porta i giornali dove però si suppone che la ministra abbia potuto togliersi la vita. Benny è irritato, crede di finire il filmino in extremis e lo porta al corriere, che lo mette online e da quel momento tutti lo riconoscono per strada e scoppiano a ridere! Non si è accorto che… Incavolata pure la ministra, decide di scrivere una lettera di suo pugno da far pubblicare, lui esce ancora e torna con un giornale in mano e la voglia di suicidarsi, perché “E’ caduto il governo! Non sei più ministro… che me ne faccio di te ora? Voglio morire…” I dialoghi sono affascinanti e seguono un ritmo che solo due grandi attori come Cornacchione e la grandissima Vasini potevano offrire. Lucia, ricordiamolo, è sul palco dall’età di 17 anni e si è diplomata al Piccolo Teatro di Milano, lavorando con personaggi particolari come Bebo Storti, Paolo Rossi di cui è stata anche moglie e con il quale ha avuto un figlio, per poi lavorare con Giampiero Solari, Gabriele Salvatores, Dario Fo, Claudio Bisio e altri grandi commedianti italiani, compreso Diego Abantatuono.


Sia Benny che la ministra Eleonora erano convinti di fare quello che facevano “per il mio Paese”, ma in realtà ognuno agiva per se stesso, come al solito. Alla fine di un’avventura che è un susseguirsi di disavventure personali e umane, oltre che sociali, i due scoprono qualcosa di nuovo. Forse un nuovo modo di affrontare la vita, da quel momento in poi. Stradivertenti, i due grandi attori si fanno amare sequenza dopo sequenza, strappano prima un sorriso, poi la risata e infine ci conquistano senza dubbi, fra confessioni, ridicolaggini, consigli e dolorose delusioni personali per entrambi. Il rapimento ormai divenuto una farsa lascerà spazio a riflessioni interessanti e attuali. Neppure il momento in cui vorrebbe liberarsi della donna rapita inutilmente raggiunge il suo scopo, perché lei… Bisogna vederlo, però, lo spettacolo, tanto più che al termine della rappresentazione i due vecchi amici, tenerissimi sul palco nel finale, hanno dichiarato: “Dedichiamo questo spettacolo a un amico, Giorgio Faletti” e se ne sono andati tra tantissimi applausi.

Teatro Franco Parenti (Sala Grande) - via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono biglietteria 02/59995206, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da venerdì 4 a lunedì 7 luglio, ore 20.00
Biglietti: intero €25, ridotto Over60/Under25 €12.50, convenzioni €17,50

 

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Francesco Malcangio, Ufficio stampa Teatro Franco Parenti
Sul web: www.teatrofrancoparenti.it

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP