L’eternità dolcissima di Renato Cane - Teatro Brancaccino (Roma)

Scritto da  Sabato, 04 Novembre 2017 

Un atteso ritorno apre la terza edizione di “Spazio del Racconto”, la rassegna che ha trasformato il raccolto ed avvolgente spazio del Teatro Brancaccino in una delle più vitali e ricercate culle capitoline per la drammaturgia contemporanea. Khora Teatro, dopo il ragguardevole consenso di pubblico e critica della scorsa stagione, presenta il delicato quanto struggente monologo “L’eternità dolcissima di Renato Cane” dell’autrice torinese Valentina Diana, con la regia nitida e incisiva di Vinicio Marchioni. Impeccabile protagonista di questo soliloquio a più voci è l’attore milanese Marco Vergani, che incarna con sensibilità ed ironia tutte le molteplici sfaccettature di quella che lui stesso ha definito “una storia di ragionata follia, ordinaria e straordinaria allo stesso tempo”.

 

Khora Teatro presenta
nell’ambito di “Spazio del Racconto - rassegna di drammaturgia contemporanea 2017/2018, III edizione”
L’ETERNITÀ DOLCISSIMA DI RENATO CANE
di Valentina Diana
regia Vinicio Marchioni
con Marco Vergani
costumi Fujiko Hishikaua
disegno luci Andrea Burgaretta
supervisione artistica Milena Mancini

 

Renato Cane rappresenta il prototipo perfetto dell’uomo medio: alieno da voli pindarici e slanci passionali, conduce una vita banalmente tranquilla tra la sua radiosa famigliola con moglie e pargolo d’ordinanza e un rassicurante posto fisso come rappresentante di psicofarmaci per conto della Bretafarm. Tutto filerebbe liscio nella più placida indolenza se non fosse che una visita medica scompagina le carte in tavola: quelle apparentemente innocue “palline” che avevano ridestato la sua attenzione dal consueto torpore sono in realtà dei linfonodi ingrossati ed annunciano inequivocabilmente la presenza di un cancro che, secondo una diagnosi atrocemente inclemente, lo condannerà a morte entro al massimo 3-4 mesi.

Sgomento, angoscia e sofferenza lasciano ben presto il posto a una dirompente presa di coscienza sulla vacuità e inconsistenza dei confini entro cui ha sino ad allora barricato la propria esistenza: abbandona anzitutto l’avvilente routine lavorativa senza che l’annuncio della sua terribile malattia desti nei suoi colleghi nulla più che un battito di ciglia di contrizione; dopo innumerevoli tentennamenti condivide la sua condizione anche a casa, ottenendo come risultato solamente un’agghiacciante indifferenza da parte del figlio troppo indaffarato con la sua Playstation e una latente ostilità da parte della moglie che da quel momento vedrà dissolversi ogni desiderio sessuale nei suoi confronti, in quanto ormai ridotto a un “potenziale morto”. Le apparenze di incontaminata perfezione che contraddistinguevano la sua vita sono crollate irrimediabilmente in frantumi. Unico palliativo all’ottundente senso di vuoto sono le sue amate “pitture schiacciate”, casuale caleidoscopica fusione di tempere variopinte, a cui lo introdurrà una bimba incontrata casualmente su di un treno con la quale continuerà segretamente a scambiarsi lettere contenenti queste esplosioni di colore, che tanto ricordano le macchie di Hermann Rorschach per l'indagine della personalità.

Cosa rimane al nostro atterrito Renato Cane immerso in un tunnel apparentemente senza uscita? Rivolgersi alle “Trombe del Signore”, agenzia di pompe funebri pronta ad offrire innumerevoli allettanti pacchetti per il funerale dei suoi sogni; ad accompagnarlo nella scelta della soluzione ideale un grottesco nano che, dopo aver sciorinato gli infiniti servizi a sua disposizione, gli presenta un’offerta imperdibile: firmare un patto col demonio in cambio dell’eternità, un patto che alla fine Renato accetterà. Mentre la narrazione si tinge di una deriva surreale un’altra svolta improvvisa, imprevista come quella che ha innescato il suo precipitare verso l’abisso, è per lui proprio dietro l’angolo; quello che però in nessun modo potrà essere depennato è la sua radicale presa di coscienza sulla solitudine ineluttabile dell’essere umano, su quanto il consumismo sfrenato e la logica del profitto a tutti i costi ci divorino da dentro, sull’assenza di autenticità e onestà che costituisce la scenografia del nostro spesso grigio passaggio terreno.

Il monologo di Valentina Diana indaga queste tematiche con l’originalità di un calibrato connubio tra mesto sprofondare nelle sabbie mobili dell’ipocrisia imperante, affondi provocatori intrisi di ironia ed un efficace caratterizzazione del personaggio. Queste peculiarità intrinseche della drammaturgia vengono esaltate dalla regia asciutta e al contempo ricercata di Vinicio Marchioni, che non percorre mai il sentiero scontato del patetismo né indugia sulle dolorose tappe della via crucis di Renato Cane, ma al contrario predilige le corde di una pungente levità che, con un riuscito contrappunto, consente di veicolare il messaggio profondo del testo con forza ben più impetuosa. Un palcoscenico vuoto, immerso nella penombra, è il campo da gioco su cui viene combattuta l’ultima e più dolorosa partita del nostro protagonista; si incastonano in questo panorama di desolazione solamente pochi oggetti scenici dalla valenza simbolica, come la valigia da rappresentante che identifica il suo plumbeo passato di venditore di conforto chimico, l’ abito femminile ed il joystick penzolanti sul fondoscena a mo’ di scheletriche effigi degli insensibili moglie e figlio, o ancora la modesta seggiola targata 19, proprio come il paradisiaco universo consolatorio dove andrà ad adagiarsi l’eternità dolcissima di Renato Cane. L’unico contrasto all’oscurità incombente è rappresentato da alcuni tubi colorati al neon che oscillano alle estremità sinistra e destra della scena, a riverberare forse le tinte sgargianti delle “pitture schiacciate” adorate dal protagonista o più probabilmente a suggerire l’empireo lisergico in cui lui si rifugia dopo il bizzarro patto mefistofelico.

Infine, ma mai come in questo caso last but not least, l’attore protagonista della pièce, che raccoglie sulle sue spalle l’improba sfida di plasmare sul palcoscenico tutta la sofferenza, lo sbigottimento, l’angoscia, l’inettitudine e la progressiva, dirompente acquisizione di consapevolezza e coraggio del nostro anti-eroe Renato Cane. Marco Vergani, solo in scena per l’intera rappresentazione, ne veste i panni con grande intelligenza attoriale, attenzione alle sfumature e coinvolgente passione, non allentando mai la presa emotiva sullo spettatore e al contempo tratteggiando con lampi di caustico humour anche gli altri personaggi coinvolti nel racconto, primo tra tutti lo sbilenco ed improbabile nano impresario delle miracolose pompe funebri. Non c’è dunque affatto da stupirsi se, con la sua interpretazione ne “L’eternità dolcissima di Renato Cane”, Vergani ha colpito positivamente Angela Turner - nuora di Ted Turner, fondatore della CNN - al punto da spingerla a promuovere la messa in scena dello spettacolo lo scorso settembre alla Casa Italiana Zerilli-Marimò, epicentro della cultura tricolore della New York University.

Khora Teatro si conferma con questo lavoro compagnia di produzione teatrale tra le più vivaci e preziose della scena contemporanea italiana. “L’eternità dolcissima di Renato Cane” tornerà in scena nella prestigiosa cornice dell’Elfo Puccini di Milano, dal 16 al 21 gennaio; i lettori meneghini farebbero pertanto bene a non lasciarsi sfuggire questo autentico distillato di poesia teatrale.

Gli amici romani però non disperino poiché la rassegna “Spazio del racconto”, ancora in sinergia con Khora Teatro, prosegue con un secondo appuntamento anch’esso da non perdere, “The Aliens” di Annie Baker, con la regia di Silvio Peroni e il terzetto di protagonisti formato da Giovanni Arezzo, Francesco Russo e Jacopo Venturiero. Lo spettacolo giunge a Roma dopo il successo del debutto milanese dello scorso marzo al Teatro Filodrammatici, c’è tempo per scoprirlo sino a domenica 12 novembre e non mancheremo di raccontarvelo su queste pagine.

 

Teatro Brancaccino - via Mecenate 2, 00185 Roma
Per informazioni e prenotazioni:
botteghino telefono 06/80687231, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal 26 al 29 ottobre; da giovedì a sabato ore 20, domenica ore 18.45
Biglietti: intero 15.50 €, ridotto 11.50 €

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Silvia Signorelli e Monica Menna, Ufficio Stampa Teatro Brancaccino
Sul web: www.teatrobrancaccio.it - www.khorateatro.it

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