L’effetto che fa - Off/Off Theatre (Roma)

Scritto da  Domenica, 05 Novembre 2017 

Dal 31 ottobre all’8 novembre. Debutta nel nuovissimo e ricercato spazio teatrale di Via Giulia, l’Off/Off Theatre, il nuovo lavoro scritto e diretto dal giovane regista romano Giovanni Franci, “L’Effetto che fa”, ispirato a uno dei più efferati delitti che la cronaca nera abbia annoverato nella capitale negli ultimi anni: l’omicidio Varani. Un’analisi acuta ed appassionata che prende le mosse dal fatto documentario per andare decisamente oltre ed interrogarsi senza infingimenti sul vuoto abissale di valori che può aver condotto i due aguzzini Marco Prato e Manuel Foffo a massacrare ignominiosamente l’indifeso Luca Varani, dopo averlo attirato con l’inganno, drogato e seviziato atrocemente per oltre due ore. Ad interpretare i tre protagonisti di questo macabro martirio che rimarrà indelebilmente scolpito nella coscienza collettiva, tre attori under 35 - Valerio Di Benedetto, Riccardo Pieretti e Fabio Vasco - che, con dirompente talento e totalizzante adesione emotiva, ne incarnano i fantasmi interiori, le disperate assenze, la cieca insensata rabbia dei persecutori e l’ingenuo candore della loro vittima incolpevole.

 

DIR International Film SRL presenta
L’EFFETTO CHE FA
scritto e diretto da Giovanni Franci
con Valerio Di Benedetto (Manuel Foffo), Riccardo Pieretti (Luca Varani) e Fabio Vasco (Marco Prato)
voce off Alessia Innocenti
cantante Mike Lupone
ph/elaborazioni digitali Marco Aquilanti
assistente Fabio Del Frate

 

Riccardo Pieretti - L'effetto che faQuando la scorsa estate venne presentata la prima stagione del neonato Off/Off Theatre, nuovissimo ed elegante spazio teatrale ricavato dal direttore artistico Silvano Spada nel cuore di Via Giulia, tra gli innumerevoli illustri protagonisti che vi saranno accolti nei prossimi mesi immediatamente l’attenzione dei media fu attratta, in maniera peraltro abbastanza pruriginosa, da questo progetto portato in scena da artisti forse meno conosciuti, ma rei di aver dedicato uno spettacolo a un sanguinoso caso di cronaca come l’omicidio Varani, che aveva sconvolto l’opinione pubblica infestando per mesi quotidiani e salotti televisivi. Ed ecco immediatamente riecheggiare violente accuse da parte dei soliti benpensanti, subito pronti a tacciare di opportunismo se non addirittura di sciacallaggio quella che a loro avviso non era altro che una turpe operazione commerciale, resa ancor più spregevole dal recentissimo suicidio di uno dei due carnefici, Marco Prato, avvenuto appena pochi giorni prima nel carcere di Velletri. Dopo mesi di squallide invettive da social network, finalmente a parlare sono le assi del palcoscenico e non la grettezza dei leoni da tastiera. A parlare è il valore artistico di un’opera teatrale concepita con grande maturità drammaturgica e registica e magnificamente interpretata; tacciano dunque gli stolti detrattori aprioristici e si affrettino immediatamente all’Off/Off Theatre per fugare i loro dubbi, abbandonare la loro affettata indignazione e lasciarsi invadere da una riflessione autentica, commovente e dolorosissima su una storia che è sì episodio di cronaca, ma è soprattutto riflesso di un disagio sociale ed esistenziale che coinvolge noi tutti, senza pacificatori sconti.

Le vicende sono angosciosamente note dagli impietosi resoconti dei rotocalchi: Manuel Foffo, 29 anni, studente fuori corso di giurisprudenza, rigorosamente eterosessuale come i suoi familiari terranno a precisare a valle del delitto (“A noi non ci piacciono i gay, ci piacciono le donne vere. E mio figlio non è da meno” ha sottolineato il padre Valter Foffo, proprietario di un’agenzia di pratiche auto e di un ristorante a Pietralata); Marco Prato, 30 anni, laureato in scienze politiche e in possesso di un master in marketing conseguito a Parigi, rinomato organizzatore di eventi notturni sulla piazza romana, con alle spalle una famiglia dell’alta borghesia - il padre Ledo Prato è manager culturale molto stimato ed è stato protagonista della rinascita culturale romana negli anni veltroniani - e un passato da adolescente bullizzato perché omosessuale ed obeso. Infine Luca Varani, 23 anni, proveniente da La Storta, nella periferia popolare romana, un ragazzo vivace, allegro, fragile, logorroico, che aveva abbandonato l’anno precedente la scuola serale senza diplomarsi ma forse avrebbe avuto recuperarla in seguito, teneramente legato ad una ragazza sua coetanea. Questi i tre protagonisti della spirale di violenza, depravazione e morte innescatasi venerdì 4 marzo 2016: dopo una notte di bagordi tra sesso, alcool, cocaina e crystal meth, Prato e Foffo invitano nell’appartamento di quest’ultimo al Collatino il giovane Varani con un whatsapp (in realtà gli inquirenti scopriranno che l’invito era stato inviato ad altri venticinque contatti che non risposero; l’unico a farlo, colpito da uno spaventoso destino, fu il povero Varani); nessuna rilevanza assumono le motivazioni che lo spinsero a recarsi nell’appartamento di Foffo e sulle quali si è speculato oltremisura e in modo vergognoso, fatto sta che dopo avergli somministrato a sua insaputa in una bevanda del gamma-idrossibutirrato (GHB), più comunemente noto come “droga dello stupro”, i suoi persecutori lo massacrarono letteralmente infliggendogli innumerevoli martellate al capo e alla bocca, martoriandone il torace con un coltello e conficcandone un altro nel cuore (erroneamente colpendo in realtà un polmone). Movente di questo follemente crudele scempio? Nessuno, i due assassini dichiareranno in seguito che avevano semplicemente il desiderio di uccidere un essere umano per “vedere l’effetto che fa”…

Valerio Di Benedetto - L'effetto che faEd è proprio da questo abisso sconcertante di non senso e malvagità che prende le mosse l’indagine di Giovanni Franci che, con il consueto sguardo onesto ed acuminato già apprezzato nei suoi lavori precedenti (per citarne solo alcuni si rammentino i pregiati “Zoo”, "Matteo Diciannove, Quattordici. Lasciate che i bambini vengano a me", “Questo silenzio” ed “Essere, horror dell’adolescenza”), scandaglia nella psiche dei tre vertici di questo sanguinoso triangolo domandandosi in primo luogo come sia stato possibile che due ragazzi di buona famiglia, con il bagaglio di una solida educazione borghese e di una ricca istruzione si siano resi colpevoli di un crimine tanto abietto ed agghiacciante. Nessuna risposta risolutiva ovviamente sarà individuata, piuttosto saranno molteplici gli interrogativi consegnati al pubblico per una riflessione doverosa da continuare al riparo delle confortevoli mura familiari tra le quali troppo spesso, stando alle cronache, germogliano i più abominevoli delitti.

All’ingresso in platea gli spettatori trovano appoggiata al palcoscenico, a pochi centimetri da loro, la vittima sacrificale, il giovane Luca (Riccardo Pieretti): è un ragazzo come infiniti altri, jeans celesti, una camicia bianca, lo sguardo denso della sofferenza e del rammarico che di lì a poco condividerà con noi tutti; in fondo non era altro che un ragazzo alla ricerca di conferme e di una propria collocazione nell’universo, un ragazzo che per ingenuità e fragilità è incappato in un errore, un errore come quelli che tutti noi commettiamo più o meno consapevolmente ogni giorno. L’unica differenza è che lui non ha avuto la possibilità di rendersene conto, di imparare da quell’errore e maturare; per lui un banale errore di valutazione ha spalancato il sipario su un martirio di efferatezza senza pari. A metà strada tra voce narrante e flusso di coscienza che riannoda le fila della memoria per dare inizio alla narrazione, Luca introduce l’atto unico che, con un ritmo incalzante ed incisivo, ripercorrerà le premesse, i passaggi più dolorosamente salienti e le conseguenze di quella mattinata di inizio marzo. Nel frattempo sul palcoscenico siedono di spalle gli altri due personaggi di questo trittico infernale: a sinistra Manuel Foffo (Valerio Di Benedetto), a petto nudo, con jeans e bretelle, trasuda rozza mascolinità ed è preda di tremori e scatti nevrotici suscitati dal cocktail esplosivo di droghe ed alcool che scorre nelle sue vene; a destra Marco Prato (Fabio Vasco) con tacchi vertiginosi, parrucca rossa e atteggiamento sensualmente femminile, a ricordare la sua passione incontenibile per Dalida e la sua ostinata volontà di cambiare sesso.

Il racconto procederà, con un disegno registico sapientemente orchestrato, per schegge monologanti che si intrecciano a voci fuori campo (riconosciamo in particolare quella di Alessia Innocenti, in passato musa ispiratrice di altri lavori di Franci), a video-proiezioni sul fondale di citazioni letterarie e filosofiche o di filmati di quella Roma periferica e in degradato abbandono che ha fatto da cornice alle vicende. Nessun dialogo vero e proprio porrà in relazione i tre personaggi, che piuttosto si alterneranno sul proscenio a condividere la propria verità ed il proprio opprimente disagio o interagiranno in modo più prettamente fisico, come accade nella scena dalla solennità straziante in cui i due torturatori denudano la loro vittima e la adagiano su di un tavolo orizzontale che assume le fattezze di un sepolcro. Di fronte alla verità di quanto proposto sul palcoscenico, lontana anni luce dalle accuse di voyeuristico sciacallaggio che erano state avanzate mesi prima del debutto, il pubblico è inesorabilmente catturato, con la commozione che prende il sopravvento a più riprese ed applausi a scena aperta che testimoniano la potentissima presa emotiva esercitata dalla pièce senza soluzione di continuità. La drammaturgia solidissima si muove dunque in perfetta simbiosi con l’assetto registico, segnando per Giovanni Franci il raggiungimento di una piena maturità artistica, di stupefacente vigore vista la sua giovanissima età.

Fabio VascoUn capitolo specifico va infine tributato ai tre magnifici interpreti che incarnano questo lacerante dramma. Valerio Di Benedetto è carnale, fisico, impetuoso nel vestire i panni di Manuel Foffo, ma allo stesso tempo restituisce il disagio psichico della sua mente sconvolta da droghe di ogni sorta e dall’odio furibondo nutrito segretamente per la figura paterna, con uno studio psicologico e attoriale di rara meticolosità e finezza. Fabio Vasco affronta con carisma e sorprendente ricchezza di sfumature il complesso ruolo di Marco Prato, ben connotandone la cieca violenza omicida, l’ossessiva ricerca di riconoscimento sociale e il disturbo dell’identità di genere che lo spingeva a identificarsi con la sua adorata Dalida, a cui darà voce in un passaggio musicale di grande suggestione. Infine Riccardo Pieretti, con l’ancor più arduo ruolo di dar voce a Luca Varani senza scadere nel patetismo e cercando di restituirne un ritratto credibile e rispettoso: ebbene l’interpretazione di Pieretti non solo centra perfettamente l’obiettivo, con calibrata misura e stupefacente adesione emotiva al personaggio, ma si fa intima portatrice, con accenti, sguardi, infinitesimi ma preziosi dettagli, del messaggio più profondo della pièce, ossia di come Luca sia stato un ragazzo esattamente come tutti noi e di quanto l’intera società debba assumersi le proprie responsabilità ed agire di conseguenza di fronte a tragedie come il suo omicidio.

“L’effetto che fa” è uno spettacolo necessario, toccante, sinceramente emozionante, che assolve con pienezza alla finalità sociale oltre che artistica del teatro, una finalità che solo in rare occasioni come questa dirompe in tutta la sua potenza. Un plauso doveroso a Giovanni Franci e a tutta la compagnia per avere intrapreso questo percorso certamente impervio con coraggio ed evidente passione ed un ringraziamento altrettanto caloroso a Silvano Spada per aver scommesso sul talento di questi giovani artisti per il suo neonato Off/Off Theatre. Appuntamento dunque in via Giulia sino a mercoledì 8 novembre, sperando che a queste prime repliche capitoline ne seguano numerose altre sia a Roma che nel resto d’Italia, come questo spettacolo e il messaggio di cui si fa portatore assolutamente meritano.

 

Off/Off Theatre - Via Giulia 20, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 06/89239515 - 389/4679285, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17
Biglietti: intero 25 €, ridotto 18 €, gruppi e under 26 10 €

Articolo di: Andrea Cova
Foto di: Marco Aquilanti
Grazie a: Ufficio Stampa Carla Fabi Roberta Savona
Sul web: http://off-offtheatre.com

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