L’ebreo - Teatro Valle (Roma)

Scritto da  Martedì, 02 Marzo 2010 
l'ebreo

Dal 23 febbraio al 7 marzo. La tragedia più dolorosa e sconcertante del secolo scorso, ovvero il dramma dell’olocausto ebraico e della deportazione nei campi di sterminio, rivive nella straordinaria commedia “L’ebreo” di Gianni Clementi, vincitrice due anni fa della prima edizione del prestigioso Premio nazionale Siae-Eti-Agis. Opera teatrale di appassionante intensità, sagace ironia, profonda introspezione e contraddistinta da un’affilata capacità di analisi psicologica e sociale, segna il debutto sul palcoscenico di Ornella Muti, da oltre vent’anni carismatica icona del cinema italiano, egregiamente accompagnata in scena da Emilio Bonucci e Pino Quartullo.

MYTHOS Group Produzioni Teatrali presenta

L’EBREO

di Gianni Clementi

Premio Siae-Eti-Agis – I edizione 2007

Con Ornella Muti (Immacolata), Emilio Bonucci (Marcello) e Pino Quartullo (Tito)

Un ringraziamento a Morgana Giovannetti per aver dato la voce ad Elena

Regia Enrico Maria Lamanna

Scene Max Nocente

Costumi Teresa Acone

Musiche Pivio & Aldo De Scalzi

Light designer Stefano Pirandello

Disegno audio Hubert Westkemper

 

Metà anni cinquanta, un lussuoso appartamento borghese nel cuore del ghetto ebraico di Roma. La vita di Immacolata e Marcello procede tranquillamente tra agi, comodità e la malcelata invidia del popolino del quartiere, implacabile nel condannare la volgare superbia di questa umile serva divenuta altezzosa padrona per un’imprevedibile sorpresa riservata dal destino. Tredici anni prima infatti, nel periodo che avrebbe condotto al drammatico epilogo rappresentato dal secondo conflitto mondiale, a Roma si cominciava a respirare l’aria grave ed opprimente della persecuzione contro gli ebrei e coloro che possedevano delle attività commerciali o dei lussuosi appartamenti cercarono di preservarli da probabili espropri intestandoli a fidati prestanome di razza ariana. E’ proprio ciò che accadde nel caso dell’avido ed esigente padrone del negozio di stoffe per il quale lavorava Marcello Consalvi, che, subito prima di essere deportato in un campo di concentramento, intestò al suo lavorante tutte le sue proprietà, trasformandolo così in un istante da modesto ragioniere a unico beneficiario di un immenso patrimonio. Marcello ed Immacolata si ritrovano così a gestire un’immensa ricchezza tra raffinati appartamenti da affittare e negozi fonte di ingenti guadagni, un sogno realizzato per l’ambiziosa popolana, decisamente senza scrupoli, lussuriosa ed amante della ricchezza. Questa nuova strabiliante prospettiva di vita, assaporata lungo tredici indimenticabili anni, rischia però di andare in frantumi e rivelarsi solamente una seducente illusione quando improvvisamente il Padrone bussa alla porta della loro sfarzosa residenza borghese, con tutta probabilità per chiedere che gli venga restituito ciò che gli spetta, tutti i beni e le proprietà del suo sconfinato patrimonio. Questo l’evento fondamentale da cui si dipana l’intero intreccio narrativo: attanagliati dall’angoscia per questo ritorno imprevisto, i due coniugi si barricano in casa rifiutandosi di aprire la porta, nella speranza di escogitare una soluzione che permetta loro di non rinunciare all’agognata ricchezza e soprattutto di non ripiombare nel baratro di una vita miserevole e frustrante; ormai assoggettati alla morsa della paura, tra infiniti e spassosissimi battibecchi, sotterfugi, inganni e sorprendenti colpi di scena, Marcello e Immacolata arriveranno inevitabilmente a divenire preda di una “lucidissima” follia che sfocerà in gesti estremi, parossistici ed esasperati, coinvolgendo in questo turbine di disavventure anche il simpatico, romanissimo e generoso stagnaro Tito. Tutto questo in un crescendo grottescamente drammatico, sino ad un epilogo imprevedibile ed appassionante, a metà strada tra le atmosfere di un noir cinematografico e quelle della più genuina e brillante commedia all’italiana.

Il segreto del fascino raro e prezioso di questo spettacolo risiede proprio nella riuscitissima ed armoniosa commistione di generi e stili così diametralmente dissonanti e nella capacità di gettare uno sguardo ironico e tagliente su una delle pagine più oscure e dolorose della nostra storia recente. Caratteristiche queste che contraddistinguono con decisione lo stile narrativo di Gianni Clementi, una delle firme più originali e prolifiche della drammaturgia italiana contemporanea, e che vengono ulteriormente accentuate da un utilizzo calibrato e vigoroso del dialetto romanesco, dal linguaggio diretto, colorito e muscolare dei protagonisti e dalla regia asciutta, essenziale e coinvolgente con cui Enrico Maria Lamanna ha conferito consistenza tangibile ed umanissime emozioni alle vicende rappresentate.

Assolutamente convincenti le interpretazioni dei tre attori in scena: i ruoli maschili sono affidati ad attori di rodata esperienza sulle assi del palcoscenico come Emilio Bonucci, di grande generosità ed intensità nel calarsi perfettamente nei panni di Marcello Consalvi, umile ed onesto lavoratore che nulla chiederebbe di più dalla propria esistenza se non la serenità di un avvolgente nucleo familiare e le gioie di una vita semplice e decorosa, e Pino Quartullo, irresistibile, impetuoso ed accattivante nel ruolo minore dello stagnaro Tito, perennemente in bolletta, inesorabilmente preda del fascino diabolico dell’indomabile Immacolata ed infine, suo malgrado, complice di un efferato e bizzarro progetto criminale. Non vi è però alcun dubbio sul fatto che il vero fulcro della pièce sia rappresentato dalla protagonista femminile Immacolata, interpretata da un’Ornella Muti in eccezionale stato di grazia, qui al suo esordio teatrale: a cinquantacinque anni di età, e a quattro decenni dai suo primi passi nel mondo cinematografico, l’attrice conserva intatti il carisma, la raffinata e seducente bellezza (esaltata dalla mise provocante, con tanto di guepiere e candida sottoveste, che le vediamo sfoggiare nel corso della rappresentazione) e l’espressività recitativa che hanno da sempre contraddistinto il suo mondo artistico, consacrandola con sempre maggiore vividezza come una delle più amate icone dello spettacolo italiano. La sua Immacolata è una donna ambiziosa, sensuale, gretta, aggressiva, insensibile alla sofferenza del suo prossimo presa com’è dal proprio personalissimo tornaconto, ma allo stesso tempo incredibilmente umana ed appassionata, tanto da suscitare tenerezza e simpatia nello spettatore, che finisce per immedesimarsi nel suo dramma emotivo. Veramente complimenti ad un’attrice che, pur avendo alle proprie spalle una carriera costellata di successi e soddisfazioni, non ha cessato di mettersi in gioco e lo fa con l’energia, l’impegno e la naturale spontaneità che consuetamente sono chiaro indice di un talento prezioso.

A completare il quadro di questo spettacolo così avvincente e particolare, come non menzionare la scenografia eccezionalmente minuziosa e ricca di dettagli (realizzata da Max Nocente) che ritrae l’appartamento dei coniugi Consalvi fotografando alla perfezione, anche grazie ad opulenti costumi (opera di Teresa Acone) e ad un curato accompagnamento musicale un ben preciso momento storico, quello della ripresa economica vissuta dal nostro paese a metà anni Cinquanta, nel contesto del cuore del ghetto ebraico di Roma.

In definitiva un appuntamento decisamente da non perdere per l’assoluto valore storico di questo esperimento teatrale, che finalmente analizza con un taglio moderno e scevro di manierismi alcune drammatiche vicende di un recente passato che forse ci siamo gettati alle spalle con eccessiva rapidità e leggerezza. Il tutto in uno spettacolo assolutamente godibile, divertente, adatto e consigliabile ad un pubblico di ogni età.

 

Teatro Valle – via del Teatro Valle 21, 00186 Roma

Informazioni: telefono 06/68803794

Botteghino: dal martedì alla domenica dalle ore 10.00 alle 19.00

Biglietti: platea/palchi di platea 30,00€ (ridotto 26,00€), palchi di I e II ordine 25,50€ (ridotto 21,50€), palchi di III ordine/galleria 16,00€ (ridotto 14,00€)

Orario spettacoli: mercoledì 24/02 ore 20.45, giovedì 25/02 ore 20.45, venerdì 26/02 ore 20.45, sabato 27/02 ore 20.45, domenica 28/02 ore 16.45, martedì 02/03 ore 19.00, mercoledì 03/03 ore 16.45, giovedì 04/03 ore 20.45, venerdì 05/03 ore 20.45, sabato 06/03 ore 20.45, domenica 07/03 ore 16.45,

 

Articolo di: Andrea Cova

Grazie a: Silvia Taranta, Ufficio Stampa ETI (Ente Teatrale Italiano)

Sul web: www.teatrovalle.it

 

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