L’asta del Santo - Teatro Vascello (Roma)

Scritto da  Giovedì, 01 Ottobre 2015 

La compagnia toscana Gli Omini, giovane e intraprendente, sperimenta una formula originale di fare teatro, con l’obiettivo costante di avvicinare e conoscere autenticamente il pubblico a cui si rivolge. Con lo spettacolo "L'asta del Santo", andato in scena al Teatro Vascello domenica 27 settembre, quasi si dimentica di assistere a una pièce, perché ci si trova coinvolti in un meccanismo collettivo in cui un improbabile quanto sapiente officiante trascina il pubblico in una sorta di mercante in fiera. A metà tra gioco in famiglia e stravagante panegirico dei santi, attori e spettatori si mescolano in maniera anticonvenzionale.

 

Produzione Gli Omini presenta
L’ASTA DEL SANTO
Un mercante in fiera sulle vite dei santi
carte Luca Zacchini
scritture Giulia Zacchini
con Luca Zacchini e Francesco Rotelli

 

Lo spettacolo è proposto nell’ambito della bella rassegna “Le Vie dei Festival”, iniziativa che per anni ha portato a Roma il meglio delle produzioni presentate nei festival estivi nazionali ed internazionali. Questa manifestazione negli ultimi tempi ha modificato in parte la sua impostazione, facendosi promotrice di creazioni teatrali che si connotano per la qualità e l’innovazione. Non poteva sfuggire alla sensibilità della direttrice artistica Natalia di Iorio, la sempre più convincente compagnia de Gli Omini. Questo gruppo toscano, originario di Pistoia, nasce popolare nel senso più operativo del termine: la drammaturgia dei loro spettacoli scaturisce da un lavoro di interviste e ricerche, fatto sia col rigore dello studio statistico sia con la partecipazione alla vita del territorio di piccoli comuni italiani, per cui ogni mise en scene costituisce il risultato di un progetto itinerante ben delineato, volto alla conoscenza e alla inclusione della gente comune. Da questo percorso è scaturito, tra gli altri, anche l’altro spettacolo arrivato a Roma la scorsa stagione, che è “La famiglia Campione”, rappresentato al Rialto Santambrogio.

“L’asta del Santo” è costruito sin dall’inizio come teatro partecipativo, secondo gesti e trucchi efficaci, che raggiungono l’obiettivo di coinvolgere il pubblico: a luci accese in sala vengono distribuiti a tutti gli spettatori dei sacchetti contenenti delle fiches, suscitando subito la curiosità dei presenti, ancora ignari di quello che accadrà.

Ogni sacchetto contiene un valore in lire variabile e quindi si instaura una disparità tra i contendenti che dovrà e potrà essere superata con alleanze con altri spettatori e/o con la prontezza di puntate velocissime durante l’asta. Si spengono quindi le luci e il battitore metterà all’asta 52 carte recanti l’effigie di altrettanti santi, prescelti su 8000 esistenti. A mano a mano che le carte dei santi sono vendute (e corrispondenti cartoncini esposti sul palcoscenico) in base alle puntate del pubblico, si scatena la magia delle interazioni: la storia dei santi veri, esasperata e irriverente, frammista alla storia di santi inventati per pura canzonatura, scatena il divertimento; intanto sale il chiacchiericcio dei conciliaboli e degli accordi per accaparrarsi le carte, mentre le cifre lievitano in maniera astronomica.

Condotto il popolo dei concorrenti all’acme della tensione, “prete” (Luca Zacchini) e “chierichetto” (Francesco Rotelli) riusciranno a mercanteggiare con destrezza alcune carte, dietro pagamento di moneta corrente e cioè in euro, a giocatori in preda alla foga dell’accaparramento.

Tra colpi di scena, come l’asta al ribasso a sorpresa, votazioni per alzate di mano per gli spareggi (come quella tra S. Pietro e S. Calimero!), la bizzarra liturgia si avvia all’estrazione finale. Solo tre santi risulteranno vincitori e i possessori delle relative carte avranno diritto al premio, occasione dove i nostri non mancano di riservare un’ultima sorpresa (che non riveleremo), a parziale consolazione dei perdenti.

La messa in scena è assai semplice ma altamente simbolica, volta ad accentuare la commistione tra sacro e profano. Lungo il palcoscenico corrono i fili cui da cui penzolano i cartoncini raffiguranti l’immagine dei santi, caratterizzati dall’episodio del loro martirio: al centro vi è il bancone d’asta con il martello e la campanella per il richiamo dei fedeli, una coppa (pisside) e un’ampolla contenente il vino, di cui i protagonisti si servono per le libagioni durante lo spettacolo. Al momento opportuno faranno la loro comparsa anche alcune confezioni di acqua con denominazione rigorosamente in carattere, quali S. Benedetto, S. Anna, S. Pellegrino e via dicendo. La stessa suddivisione dei santi in santi d’acqua, santi di strada, sante donne e santi martiri richiama la suddivisione dei semi nei mazzi di carte.

Luca Zacchini e Francesco Rotelli intrattengono amabilmente, l’uno con la brillantezza delle battute e l’altro con l’espressività dello sguardo, con trovate apparentemente semplici ma psicologicamente appropriate, che rivelano arguzia e conoscenza del pubblico, oltre a talento innato nel destreggiarsi nelle urgenze dell’improvvisazione.

Con Gli Omini ci si diverte molto, di certo consapevolmente per l’umorismo apertamente dissacrante ma forse anche di più si ride, trascinati in questo gioco teatrale, inconsapevolmente, proprio di se stessi.

 

Teatro Vascello - via Giacinto Carini 78, 00152 Roma (zona Monteverde Vecchio)
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 06/5881021 - 06/5898031, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacolo: domenica 27 settembre, ore 18.00
Botteghino: dal martedì al venerdì dalle 9 alle 21.30 orario continuato; lunedì dalle 9 alle 18; sabato dalle 11 alle 21,30; domenica dalle 14 alle 19

Articolo di: Rosanna Saracino
Grazie a: Simona Carlucci, Ufficio stampa Le Vie dei Festival
Sul web: www.teatrovascello.it

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