L'apparenza inganna - Teatro Sala Umberto (Roma)

Scritto da  Ilaria Guidantoni Mercoledì, 20 Febbraio 2013 

Dal 19 febbraio al 3 marzo. La terza versione del testo, dopo quella nota cinematografica e un’altra teatrale – protagonista Neri Marcorè, diversi anni fa a Milano – convince e diverte. Davvero bravi gli interpreti, che finalmente fanno ridere senza essere sguaiati e senza volgarità; perfino svelando qualche lato amaro che riesce a disegnare anche i personaggi di secondo piano, tutti curati. Buona la trovata della scenografia a due piani. Uno spettacolo godibile.

 

 

 

 

 

 

 

 

La Contrada – Teatro Stabile di Trieste presenta
Maurizio Micheli e Tullio Solenghi in
L’APPARENZA INGANNA
di Francis Veber
adattamento Tullio Solenghi e Maurizio Micheli
e con (in ordine di apparizione) Massimiliano Borghesi, Sandra Cavallini, Paolo Gattini, Adriano Giraldi, Fulvia Lorenzetti, Matteo Micheli e Enzo Saturni
scene Alessandro Chiti
costumi Andrea Stanisci
musiche Massimiliano Forza
arrangiamenti Fabio Valdemarin
regia Tullio Solenghi

 

 

Contabile diligente e uomo mite senza qualità, François Pignon lavora per un’azienda di produzioni derivanti dal caucciù, preservativi in primis. Ometto deriso che si presenta in abito da cerimonia per la foto aziendale e finisce per restarne fuori.
Sfortunatamente, è stato deciso il suo licenziamento, la qual cosa, unitamente al divorzio dalla bella moglie di cui è ancora innamorato e al fatto che il figlio diciassettenne non lo considera minimamente - ritenuto in casa un mattone e un uomo che sta sempre male come gli rinfaccia la moglie (si viene tra l’altro a sapere che perfino il giorno del matrimonio, causa il colpo della strega di lui, la novella sposa è arrivata al banchetto in braccio al testimone) - lo porta a contemplare il suicidio. Il suo vicino lo ferma in tempo, dando il via a una serie di eventi che cambieranno totalmente la sua vita e persino il suo carattere: il primo passo è quello di fingersi gay, in modo da spingere la dirigenza a non procedere al licenziamento per paura di mobilitare la associazioni omosessuali. Lo sa bene il vicino, psicologo in pensione e poi si svelerà il perché. Perché in ogni persona c’è un non detto, un non apparente.
L’idea per quanto assurda ha successo su tutti i fronti e ribalta completamente le sorti del povero Pignon, in ufficio, nella società e anche nella vita privata, trasformandolo da oscuro contabile a icona del movimento omosessuale, con tutte le esilaranti conseguenze del caso. Fino al quadro finale nel quale con un improbabile cappellino ‘a forma di’, altamente simbolico, Pignon sfilerà con il suo capo che all’inizio avrebbe voluto licenziarlo, mano nella mano sul carro del gay pride.
Commedia per certi aspetti velenosa, ci racconta tutte le perfidie e le falsità dei meccanismi aziendali dove le persone sono ridotte a personaggi e schematizzate in un ruolo. Vero è che però chi è in grado di non perdersi del tutto dietro una scrivania saprà ritrovarsi o forse ritrovare un altro e più autentico se stesso. E’ così soprattutto per Pignon (alias Maurizio Micheli) e per il suo capo, un finto macho, arrogante, sempre pronto a fare scherzi pesanti, e idolo di una squadra di rugby, sposato e banalmente infedele (alias Tullio Solenghi) che poi diventerà il miglior alleato e amico di Pignon: prima involontariamente, un po’ per celia, un po’ per interesse, poi perché il suo punto di vista cambia, anche con conseguenze pesanti. E’ il gioco delle apparenze e della catena di bugie, ma anche della burla autentica con la quale lo stesso Arlecchino si confessò. Il gioco – è forse questo il senso nascosto ma più vero della commedia – lasciando più libertà dagli schemi è un profondo rivelatore di noi stessi, scardinando quegli schemi che ci proteggono e ci imbrigliano ad un tempo, rendendoci vittime, per lo più di noi stessi.
Al di là di queste riflessioni, ci sono momenti di autentica ilarità, davvero gustosi. Il contorno dei costumi e della scenografia movimenta anche in modo simbolico l’azione con due piani: rispettivamente, l’azienda a livello del palcoscenico con la macchinetta delle bevande punto di incontro e scontro tra i colleghi nonché séparé mobile per il cambio di scena (con l’immancabile reclame di Sicurex e il suo slogan “se vuoi fare sex, tranquil c’è sicurex"); mentre sopra l’appartamento privato di Pignon. Corrono lungo la parete bolle variopinte che cambiano colore, con un effetto un po’ da carta da parati optical anni ’70 e un po’ cartone animato. Fanno venire in mente le bolle di sapone che svaniscono al sole e si tingono di colori e riflessi a seconda della luce.
Molto più di una commedia degli equivoci è una commedia psicologica di vita comune che dimostra come la realtà superi spesso la fantasia.
Tratto dall’omonimo film francese del 2000 (Le placard), L’apparenza inganna riporta in scena per la quinta volta il personaggio di François Pignon, inventato da Veber nel 1973 con la pièce teatrale L’emmerdeur (Il rompiballe), successivamente portata sul grande schermo da Edouard Molinaro. Nell’83 Pignon è di nuovo protagonista di Les compères (Noi siamo tuo padre, da cui viene tratto il remake americano del ’97 Due padri di troppo del regista Ivan Reitman). Nell’86 ritorna con Les fugitifs (Due fuggitivi e mezzo), da cui viene tratto due anni dopo un altro remake negli USA, In fuga per tre, diretto dallo stesso Veber. Nel 1998 il ridicolo personaggio inventato da Veber torna nuovamente alla ribalta con Le dîner de cons (La cena dei cretini), un successo internazionale prima nei teatri e poi nei cinema di tutto il mondo. Pignon ricompare in La doublure del 2006 (Una top model nel mio letto). Nel 2008 è uscito in Francia un remake de L’emmerdeur nuovamente diretto da Veber.

 

 

Teatro Sala Umberto - via della Mercede 50, Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6794753
Orario botteghino: dal lunedì al sabato 10.30-19, domenica 10.30-17
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21, secondo mercoledì ore 17, sabato ore 17 e 21, domenica ore 17, lunedì riposo
Biglietti: da € 32 a € 12

 

 

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Silvia Signorelli, Ufficio stampa Teatro Sala Umberto
Sul web: www.salaumberto.com

 

 

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