L’angelo bugiardo - Teatro Sala Umberto (Roma)

Scritto da  Domenica, 10 Novembre 2019 

Nasce da un felice incontro tra due anime nobili, quella di Gianni Salvioni - produttore discografico e grande amico di Lucio Dalla - e quella di Duccio Forzano - regista affermato, considerato l’innovatore della regia televisiva italiana. Sinergie che si sono unite nell’affetto, prima ancora che nell’ammirazione per le doti artistiche, verso quello che possiamo considerare certamente uno dei più grandi cantautori di sempre, Lucio Dalla. “L’Angelo Bugiardo”, un omaggio-tributo andato in scena in data unica al Teatro Sala Umberto di Roma.

 

L’ANGELO BUGIARDO
di Duccio Forzano, Gianni Salvioni, Lorena Guglielmucci
con Lino e La Settima Luna
e con le “apparizioni” di Enzo Paci, Giuliano Sangiorgi, Kledi Kadiu, Charlotte Lazzari, Flavio Caroli
direttore della fotografia Marco Vignanelli
aiuto regia Giorgio Marchesani
regia Duccio Forzano

 

La solida amicizia che ha legato per tanti anni Gianni Salvioni a Lucio Dalla ha dato luce a “L’Angelo Bugiardo”, naturale evoluzione del concerto-tributo che già dal 2015 è stato messo in scena in un fortunato tour europeo. Nella sua inedita veste teatrale lo spettacolo vuole raccontare, oltre all’artista, il Dalla uomo, con le sue debolezze, le sue fragilità e i suoi difetti.

Occorreva un contributo d’eccellenza, un arricchimento che solo la cifra registica di Duccio Forzano (non nuovo alla regia teatrale, debutta al Teatro Sistina con la commedia musicale "Squali” nel 2006 e nel 2010 firma la regia di “Q.P.G.A. Filmopera”, un progetto di Claudio Baglioni) poteva apportare così efficacemente armonizzando con lucidità e competenza musica, canzoni, danza, e contributi multimediali.

L’incontro, non casuale, ma fortemente voluto da Salvioni che non conosceva personalmente Forzano, avviene dopo un contatto tramite il “famigerato” Facebook; dall’incontro di due sensibilità artistiche così diverse ma complementari si dà avvio al progetto, dice Forzano: “… mi ha stimolato il fatto che Lucio è stato buono con Gianni in un momento in cui Gianni aveva bisogno di aiuto”. C’è un momento molto toccante nello spettacolo in cui Salvioni, parlando con Lucio, ricorda di come il cantautore- amico lo aiutò in un particolare periodo difficile della sua vita, quando dovette affrontare le cure per il tumore che lo aveva colpito.

Sul palco, “Lino e la settima Luna”, la band italo-svizzera che già da tempo riscuote successo in tutta Europa omaggiando il cantautore bolognese nello spettacolo “Venti di Lucio”. Insieme a Salvioni, chitarra e voce, Lino, voce potentissima e pianoforte; Riccardo Nanni, pianoforte e tastiere; Daniele Bagni al basso; Tommy Graziani, figlio dell’indimenticato Ivan, talentuoso batterista; Matteo Gozzi, chitarra. Grazie ai supporti tecnologici della multimedialità e a trovate registiche di grande impatto, appaiono su schermi olografici altri artisti di prestigio, che interagiscono con la band durante l’esecuzione delle canzoni.

E lui, il personaggio Lucio Dalla, viene impersonato dal talento di Enzo Paci, che aderisce alla personalità del cantautore con la giusta sensibilità. Non una caricatura, sebbene molto somigliante. Non un’interpretazione “macchiettistica”, malgrado sarebbe stato facile scadervi. Una restituzione ben calibrata, commossa e commovente. Un angelo “terreno” vestito di bianco, con quell’inconfondibile accento emiliano, l’inseparabile cappello e quei caratteristici occhiali tondi. Racconta i suoi aneddoti, la genesi di alcune canzoni, sempre in modo beffardo, con fare burlone, quasi fanciullesco. Interagisce con Salvioni e il resto della band, che sembra non prenderlo mai troppo sul serio. Ha un carattere spigoloso, si dice, burbero, ma solo in apparenza. E’ un uomo generoso, altruista, talmente buono che anche le bugie - che lo contraddistinguono e ispirano il titolo stesso dello spettacolo - sono sempre dette a fin di bene. Si dice che, per convincere un caro amico malato a sottoporsi ad un trapianto, gli presentò una persona dicendogli che questa lo aveva appena fatto, sottolineando come stesse bene e riuscendo così a convincere l’amico a sottoporsi all’operazione che tanto temeva. Soltanto incontrandosi al suo funerale i due compresero l’accaduto rivelandosi la verità dei fatti, e cioè che quella persona, in realtà, non si era mai sottoposta ad alcun trapianto.

Anche sulla surreale narrazione della genesi di quella canzone-manifesto che è “Futura”, romantica storia tra due amanti, uno di Berlino Est e l’altro di Berlino Ovest, sembra ci siano dubbi sull’autenticità del racconto. Eppure, soprattutto in questo particolare momento in cui stiamo celebrando i trenta anni della caduta del muro, l’aneddoto stimola forti ed emozionanti suggestioni:
La scrissi una volta che andai a Berlino. Non avevo mai visto il Muro e mi feci portare da un taxi al Charlie Check Point, punto di passaggio tra Berlino est e Berlino Ovest. Chiesi al tassista di aspettare qualche minuto. Mi sedetti su una panchina e mi accesi una sigaretta. Poco dopo si fermò un altro taxi. Ne discese Phil Collins che si sedette nella panchina accanto alla mia e anche lui si mise a fumare una sigaretta. In quei giorni a Berlino c'era un concerto dei Genesis, che erano un mio mito. Tanto che mi venne la tentazione di avvicinarmi a Collins per conoscerlo, per dirgli che anch'io ero un musicista. Ma non volli spezzare la magia di quel momento. Rimanemmo mezz'ora in silenzio, ognuno per gli affari suoi. In quella mezz'ora scrissi il testo di Futura, la storia di questi due amanti, uno di Berlino Est, l'altro di Berlino Ovest che progettano di fare una figlia che si chiamerà Futura.

L’esecuzione in video di Giuliano Sangiorgi, accompagnato dalla band sul palco, sarà uno dei momenti più emozionanti.

L’apporto della danza è ad opera di Kledi Kadiu che balla sulle note di “Balla balla ballerino” e “Anna e Marco” con Charlotte Lazzari. Davvero suggestive le immagini leggiadre che sembrano sospendere in aria, al centro del palco, i due ballerini.

Un interessante intervento del critico d’arte Flavio Caroli narra di come Dalla rimase incantato alla vista del quadro di Arnold Böcklin “Sant’Antonio e i pesci”, con i pesci che escono dal mare per ascoltare il Santo. Fu qui, in un Museo di Zurigo, che trovò l’ispirazione per quel capolavoro che è “Com’è profondo il mare”, inno alla libertà di pensiero. Il pensiero che, così come il mare, non si può recingere: “Il pensiero, come l'oceano, non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare”.

L’esecuzione delle canzoni è un susseguirsi di brani noti e indimenticabili, successi senza tempo, intramontabili: “Il Cielo”, “La settima Luna”, “Piazza Grande”, “L’Anno che verrà” - decretata ormai colonna sonora dei capodanno nostrani - e poi “Canzone”, la splendida “Caruso”, “Stella di mare” e quella poesia in musica che risponde al titolo di “4 marzo 1943”, brano del 1971 che subì censure in più parti - a cominciare appunto dal titolo, che doveva essere “Gesù Bambino” - eseguita questa sera nella versione testuale originale, ma in un nuovissimo particolare arrangiamento.

Un sorprendente finale vede il regista cimentarsi, mentre si approccia con umiltà al microfono, nell’esecuzione di una canzone che racconta essergli particolarmente cara perché l’ascoltava da ragazzo in un difficile momento della sua vita, “Il Parco della Luna”. Evidentemente il talento è un dono che ha più sfaccettature perché Forzano ci regala una conclusione inaspettata, lasciandosi andare ad un’ottima performance canora che guadagna molti calorosi applausi da parte del pubblico.

Si conclude così il racconto di vita e della poetica di uno dei cantautori più geniali mai esistiti, un artista indimenticato, un “angelo bugiardo” ma che sa parlare ancora oggi alle nostre anime con quella verità che arriva dritta al cuore. Un personaggio controverso, artista raffinato, un uomo che ha mantenuto sempre desto il suo lato infantile, una personalità complessa che ha espresso il meglio di sé nelle sue canzoni, e nelle storie e nei personaggi che le abitano. Per noi, una preziosa eredità.

“L’Angelo Bugiardo” prosegue il suo tour in giro per l’Italia. Prossime date a Napoli, Bari e poi Como, Sanremo ed altre date in via di definizione.

 

Calendario delle date già definite:
Bari (Teatro Palazzo, 21 dicembre 2019)
Napoli (Teatro Cilea, 28 novembre 2019)
San Giovanni in Persiceto - Bologna (Teatro Fanin, 29 febbraio 2020)
Como (Teatro Sociale, 25 marzo 2020)
Sanremo (Teatro Ariston, 17 aprile 2020)

 

Teatro Sala Umberto - Via della Mercede 50, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6794753, email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orari botteghino: lunedì chiuso, martedì-venerdì 11-19, sabato 12-19, domenica 12-18
Orario spettacoli: lunedì 4 novembre ore 21

Articolo di: Isabella Polimanti
Grazie a: Ufficio stampa Cristina Attinà
Sul web: www.salaumberto.com

TOP