L’affarista Mercadet - Teatro Quirino (Roma)

Scritto da  Domenica, 13 Novembre 2011 
L'Affarista Mercadet

Dall’1 al 20 novembre. Nelle contingenze attuali, tormentate da speculazioni finanziarie, da una devastante débacle economica e dall’inarrestabile cupidigia ed immoralità di affaristi senza scrupoli, la pièce “L’affarista Mercadet” di Honoré de Balzac ci investe con la sua straordinaria modernità. Ad incarnare l’ingegnoso ed intraprendente faccendiere con caustica ironia e rutilante energia Geppy Gleijeses, ottimamente affiancato da Marianella Bargilli, Paila Pavese e da una numerosa compagnia di interpreti di notevole eleganza e carisma.

 

Teatro Stabile di Calabria, Teatro Quirino Vittorio Gassman, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia presentano

L’AFFARISTA MERCADET

di Honoré de Balzac

con Geppy Gleijeses (Auguste Mercadet), Marianella Bargilli (Julie Mercadet), Paila Pavese (Madame Mercadet), Osvaldo Ruggieri (Goulard)

e con Alfonso Veneroso (Verdelin), Francesco Benedetto (Pierquin), Piergiorgio Fasolo (Justin), Ferruccio Ferrante (Mericourt), Antonio Ferrante (Berchut), Jacopo Venturiero (Michonnin de la Brive), Antonio Tallura (Brédif), Adriano Braidotti (Adolphe Minard)

scene Pier Paolo Bisleri

costumi Carla Teti

musiche Germano Mazzocchetti

luci Nino Napoletano

regia Antonio Calenda

 

L’affarista Mercadet” rappresenta una delle poche, isolate testimonianze dell’opera drammaturgica di Honoré de Balzac, autore ben più conosciuto ed apprezzato per la sua prolifica attività di romanziere, tanto da essere unanimemente considerato come uno dei pilastri del realismo francese del diciannovesimo secolo. Scritta nel 1840 ma pubblicata solamente nel settembre del 1848, la commedia fu rappresentata per la prima volta al parigino Théatre du Gymnase nell’agosto del 1851, a un anno dalla scomparsa dello scrittore francese che non ebbe mai pertanto l’occasione di vederla allestita su di un palcoscenico.

Assistere oggi alle rocambolesche disavventure, ai mirabolanti stratagemmi orditi da Auguste Mercadet grazie alla sua lucida astuzia e fervida fantasia non ci riconduce con malinconica nostalgia a tempi passati ormai lontani; al contrario le vicende narrate ci tengono solidamente inchiodati al presente, alla più stringente attualità, alle dinamiche economiche che proprio in questi giorni stanno travolgendo i mercati finanziari europei a causa di violente speculazioni e dell’incapacità di arginarne gli effetti di governi decisamente irresoluti e sostanzialmente impreparati a fronteggiare pericoli di tale entità.

L’epicentro dell’azione scenica è costituito, per l’intera durata della rappresentazione, dalla casa del protagonista Mercadet (Geppy Gleijeses), quotidianamente assediata da un esercito di famelici creditori desiderosi di affondare i propri artigli nei miseri brandelli residui di quello che era il suo faraonico patrimonio. L’affarista attribuisce la responsabilità della propria bancarotta imminente alla fuga improvvisa del suo socio Godeau che, alcuni anni prima, impadronendosi di tutti i proventi dei loro traffici, si era dileguato nel nulla andando a cercare fortuna nelle Indie e facendo scaltramente svanire ogni traccia. Ad un ipotetico ritorno del fantomatico Godeau carico delle copiose ricchezze guadagnate in terra d’Oriente si appigliano pervicamente le speranze dello stesso Mercadet, e soprattutto quelle dei suoi creditori, di risollevarsi dalle funeste condizioni attuali. Un file-rouge, quello dell’attesa fremente, del vagheggiamento utopico di un possibile ritorno del deus-ex-machina Godeau, che percorrerà l’intera pièce e che nel Secondo Dopoguerra fornirà a Samuel Beckett l’ispirazione per creare il ben più celebre personaggio di Godot, protagonista del suo capolavoro teatrale “En Attendant Godot” ed emblema della condizione di eterna attesa, del dilaniante crollo di certezze, dell’incrollabile incomunicabilità e dell’assoluta crisi di identità che caratterizzano l’uomo moderno.

Nel frattempo il genio del nostro inossidabile affarista non si lascia abbattere dalla situazione nettamente proibitiva, ma tenta costantemente di escogitare stratagemmi e intessere elaborate trame (foraggiate dalle finanze di investitori sedotti dalle sue sopraffine capacità imbonitorie, finanche dagli irrisori risparmi dei suoi stessi servitori) che gli consentano di racimolare i denari necessari per tacitare almeno per qualche settimana gli spettri ingombranti dei suoi sembre più ingenti debiti. L’inerzia beckettiana non rientra decisamente nel suo orizzonte mentale.

Naturalmente, per mascherare il suo fallimento e fornire alla pettegola società parigina l’impressione di essere ancora sulla breccia dell’onda, è fondamentale preservare le apparenze intatte e luminosamente opulente: quale strumento migliore allora dell’affascinante moglie (Paila Pavese) da usare quale vessillo delle proprie rigogliose fortune finanziarie, imponendole di presenziare alle più prestigiose occasioni mondane o semplicemente di sfilare lungo gli Champs-Élysées agghindata di sontuosi abiti e sfavillanti gioielli? Peccato che la consorte, ben più concreta e realista, divenga sempre più insofferente a questo squallido teatrino e avverta sempre più forte il desiderio di maggiore autenticità, da perseguire magari ritirandosi a vivere in campagna e dedicandosi ad un lavoro semplice ma onesto, che preservi l’onore e non obblighi a continui machiavellici sotterfugi.

La famiglia, oltre che luccicante gioiello da esporre in vetrina come specchietto per le allodole, può divenire però anche efficace mezzo per risolvere attivamente i propri dissesti economici: ecco difatti che la ben poco attraente figlia Julie (Marianella Bargilli) sta per essere maritata con il seducente e presuntamente ricchissimo Michonnin de la Brive (Jacopo Venturiero); l’inconveniente però si nasconde proprio dietro l’angolo, dal momento che la ragazza è ardentemente innamorata dello spiantato ma tenero e sensibile Adolphe Minard (Adriano Braidotti) e l’elegante dandy de la Brive è in realtà uno squattrinato cacciatore di dote, perseguitato dai creditori quanto se non più di Mercadet stesso. Una coppia dunque decisamente male assortita.

Di fronte allo sgretolamento di questi arditi piani, l’affarista arriva persino a mettersi in società con il truffaldino Michonnin per inscenare un improbabile ritorno del suo socio Godeau e cercare di truffare ancora una volta tutti coloro che gli sono alle calcagna. Turbanti e tuniche damascate non riusciranno ahimè a sortire l’effetto desiderato, ma fortunatamente per i nostri scapestrati e simpaticissimi protagonisti un inaspettato colpo di scena capovolgerà la sorte apparentemente nefasta che si prospettava dinanzi a loro e Mercadet si convincerà finalmente a ritirarsi in campagna, a dedicarsi ad un lavoro più onesto e dignitoso e ad acconsentire al coronamento nuziale del sentimento sincero che lega Julie ad Adolphe.

La pièce conquista il pubblico senza riserve grazie all’originale ironia e agli effervescenti e serrati dialoghi che contraddistinguono il testo di Balzac, nell’efficace e moderna traduzione curata da Alberto Bassetti, e alla intensa ed energica direzione registica di Antonio Calenda. Protagonista indiscusso dei due atti è l’istrionico, appassionato ed incontenibile Geppy Gleijeses che, dalla sua dirompente entrata in scena “a sorpresa” sino al calare del sipario, regala al pubblico un’interpretazione generosa ed esilarante, con una classe ed una forza espressiva da vero mattatore. Perfetta al suo fianco Marianella Bargilli, la cui naturale grazia ed eleganza vengono offuscate per dar vita all’occhialuta e sgraziata Julie, personaggio del quale riesce a restituire con carisma ed incisività le numerose sfumature emotive senza incorrere nel rischio di appiattirlo in una interpretazione essenzialmente macchiettistica. Come sempre sinonimo di eleganza e fascino Paila Pavese, nel ruolo della signora Mercadet, ultimo baluardo dei valori familiari, di onestà e rigore morale in una società in progressivo e vertiginoso disfacimento. Accanto a questo trittico di eccellenza, una ricca compagnia di talentuosi interpreti, tra i quali ci piace menzionare in particolare le ottime prove recitative dei giovani Jacopo Venturiero e Adriano Braidotti, rispettivamente nei panni del camaleontico truffatore-dongiovanni Michonnin de la Brive e in quelli del romantico e gentile Adolphe Minard. Di grandissimo pregio le scenografie curate da Pier Paolo Bisleri e i costumi realizzati da Carla Teti, un perfetto connubio che ci conduce immediatamente indietro nel tempo sino ai fasti dell’Ottocento parigino, nel lusso borghese dell’appartamento della famiglia Mercadet fatto di sontuosi lampadari di cristallo, raffinati divani e soprattutto una profusione di armadi e forzieri in cui un tempo venivano a stento racchiusi i guadagni del geniale affarista.

Una commedia classica che conserva ancora una straordinaria attualità sia nelle tematiche trattate che nel linguaggio con cui vengono portate in scena, un’occasione imperdibile per trascorrere una serata in spensieratezza e approfondire alcuni spunti di riflessione: l’importanza che il denaro ed il guadagno rivestono nell’esistenza umana ed il reale valore di sentimenti ed affetti, l’attesa di un rigenerante rinnovamento, il coraggio di impegnarsi quotidianamente, con semplicità ed onestà, affinchè questo cambiamento non resti un puro e sterile desiderio ma si tramuti in realtà.

 

Tourneè 2011-2012

23-27 novembre, Venezia Teatro Goldoni

29 novembre - 4 dicembre, Firenze Teatro La Pergola

7-18 dicembre, Napoli Teatro Mercadante

4-8 gennaio, Messina Teatro Vittorio Emanuele

9-10 gennaio, Crotone Teatro Apollo

12-15 gennaio, Trento Auditorium Santa Chiara

25-29 gennaio, Brescia Teatro Sociale

 

Teatro Quirino - via delle Vergini 7, Roma

Per informazioni e prenotazioni: numero verde 800013616, biglietteria 06/6794585,

mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.45, giovedì 3, mercoledì 9 e 16 e sabato 19 novembre ore 16.45, tutte le domeniche ore 16.45

Biglietti: platea intero € 33,00 – ridotto €28,50

I balconata intero € 28,50 – ridotto €24,50

II balconata intero € 23,50 – ridotto €20,50

galleria intero € 18,00 – ridotto €15,00

 

Articolo di: Andrea Cova

Grazie a: Paola Rotunno e Francesca Melucci, Ufficio Stampa Teatro Quirino

Sul web: www.teatroquirino.it

 

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