Kings, il gioco del potere - Spazio Tertulliano (Milano)

Scritto da  Giovedì, 20 Novembre 2014 

Dal 5 al 22 novembre. La nuova produzione di Spazio Tertulliano affronta la vicenda dei tre grandi re Shakespeariani, attori di un’incontestabile svolta nella storia della monarchia inglese: se con Riccardo II la monarchia è emanazione divina e caposaldo intoccabile, con Enrico IV ed Enrico V il potere si sgretola e conduce ad una nuova concezione che trova fondamento sul consenso del popolo. I fatti storici dell’Inghilterra del XIV secolo riecheggiano alla luce del nostro tempo: i crimini commessi e i flussi di denaro sperperati dagli scandali del Mose e dell’Expo impongono al popolo il giudizio e l’immediato intervento.

 

Produzione Spazio Tertulliano e URT Jurij Ferrini presentano
KINGS - IL GIOCO DEL POTERE
da Riccardo II, Enrico IV ed Enrico V di William Shakespeare
drammaturgia Michelangelo Zeno
con Giuseppe Scordio e Piero Lenardon, Angelo Donato Colombo, Enrico Ballardini, Federica D'Angelo, Martino Palmisano, Paolo Grassi
regia Alberto Oliva
scene Giuseppe Scordio e Saverio Assumma
costumi Sartoria Streghe & Fate
disegno luci Alessandro Tinelli
aiuto regia Gianfilippo Falsina
assistenti alla regia Francesca Muscatello, Marta Pasetti

 

Jannacci la definiva - con quella meravigliosa sintesi icastica che lo rendeva così unico - “mancanza di ignoranza”. Era uno dei difetti principali che ravvisava tra i suoi contemporanei. Intendeva dire che in passato, quando l'analfabetismo era un fenomeno endemico, la gente comunque possedeva un patrimonio di nozioni superiore rispetto a quello che, oggigiorno, può sfoderare un pluri-laureato e pluri-masterizzato. In Italia le arie d'opera più celebri di Verdi e Puccini erano pane quotidiano anche per le lavandaie; in Inghilterra, c'è da scommetterci, un operaio saldatore della periferia di Londra era in grado di mostrare una certa dimestichezza con l'Enrieide shakespeariana: Riccardo II, Enrico IV, Falstaff, Enrico V erano personaggi a lui familiari. E forse intuiva pure che la tematica esposta nella tetralogia del drammaturgo - ovvero la sete di gloria, l'infinita trama di intrighi messa in atto per conquistare la supremazia - era attuale cinquecento anni fa e lo è, purtroppo, ancora oggi.

Questa lunga premessa per dire che il lavoro di Michelangelo Zeno e Alberto Oliva - rispettivamente autore e regista di Kings, il gioco del potere - era difficile da portare a termine: proporre vicende sconosciute a questa umanità moderna, che sfodera un portfolio bello ricco su Linkedin ma ignora le basi più elementari della letteratura universale, un'impresa che richiedeva un certo coraggio. Comunque è risultata vincente, a giudicare dalla risposta di pubblico che sta avendo la pièce, in scena al Tertulliano fino al 22 novembre. Evidentemente, nonostante il più che comprensibile pessimismo sulla piega che sta prendendo il genere umano, ci sono ancora persone interessate a scavare nelle viscere dell'animo. Avvicinarsi a Shakespeare nel 2014 ha un senso perché significa fare un tuffo nelle profondità più recondite dell'Io: i protagonisti in scena sono monarchi ma quelle invidie, quei rancori sotterranei che li animavano parlano di noi, di noi tutti. Ciascuno ha un dark side dentro di sé, chi più chi meno. Anche gli attori di Kings sono pienamente consapevoli di questo, e hanno saputo restituire sul palco un'atmosfera da “basso impero”.

La storia del mondo, dalle origini a oggi, è un continuo work in progress. Cambiano i governi e cambia pure l'atteggiamento dei governanti: c'è chi come Riccardo II era re per diritto divino, mentre il suo successore Enrico IV partiva dal consenso della gente, ma la sostanza non cambia: entrambi, accecati dall'ambizione, non hanno combinato una beneamata cippa. Hanno pensato solo a se stessi e non al popolo, e così nessuno di essi è stato in grado di costruire la “cattedrale del benessere”. La scenografia dello spettacolo, fatta di impalcature e sbarre, questo indica: un progetto irrisolto, un edificio che non verrà mai ultimato. E non sarà certo Enrico V, che alla fine della rappresentazione propina il suo bel minestrone demagogico, a dare il la al progresso. Tanto più che - stolto, con scarsa lungimiranza e pochissimo afflato umano - dà un bel calcio nel didietro a Falstaff, cavaliere epicureo che aveva il merito di riportarlo sul pianeta Terra con le bevute in taverna.

È un bel cast, nel quale svettano Scordio-Enrico IV e Lenardon-Falstaff. Giuseppe, a tratti, fa tornare in mente Amedeo Nazzari (da un momento all'altro, ci si aspetta che tra capo e collo possa tirar fuori il fatidico Chi non beve con me, peste lo colga); Piero avrebbe inorgoglito il Bardo - e ricevuto anche il plauso, all'unisono, delle allegre comari di Windsor.

Discreto l'impiego delle musiche: non invasive, accompagnano morbidamente lo svolgimento della trama.

Tra gli spettatori, c'era anche un diciassettenne alla sua prima volta teatrale. Jonathan Coe ha raccontato, di recente, di aver portato le figlie adolescenti a vedere Aspettando Godot: una di esse era talmente turbata dall'esperienza che alla fine, riaccese le luci in sala, ha inveito contro il padre paragonando quelle tre ore di supplizio a una forma di violenza sui minori.
Ecco, Aspettando Godot forse non è il miglior testo con cui cominciare. Kings invece sì: è un buon modo per farsi un'idea sulla macchina-teatro e sulle alchimie misteriose, imprendibili, che da millenni rendono il palcoscenico un luogo attraente. E immortale.

 

Spazio Tertulliano - via Tertulliano 68, 20137 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/49472369, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da mercoledì a sabato ore 21, eccetto replica di sabato 8 novembre ore 19, domenica ore 16.30, replica straordinaria martedì 18 novembre ore 21
Biglietti: 16 € intero / 10 € over 60, under 26 e convenzioni

Articolo di: Francesco Mattana
Grazie a: Annalisa Acquaviva, Ufficio stampa Spazio Tertulliano; Ippolita Aprile, Ufficio stampa Compagnia
Sul web: www.spaziotertulliano.it

Commenti   

 
#1 Spettacolo deludenteGuest 2014-11-21 10:47
Ciao, ho visto lo spettacolo del 19 novembre e purtroppo devo esprimermi in termini diversi da quanto scritto da te.
Non sono certo un intenditore, ma avendo un gruppo di amici appassionati di teatro, mi è capitato di assistere ad opere teatrali di vario genere e la mia opinione è che lo spettacolo sia un po’ deludente.
Mi spiego meglio: il testo è sicuramente interessante, la scenografia è semplice ma adatta a concentrare l’attenzione sui personaggi così come le luci, ma il “problema” è la mancata caratterizzazio ne dei personaggi da parte degli attori o forse da parte della regia incapace di intervenire con richieste precise.
I personaggi sono vuoti, emotivamente e fisicamente distanti dalle loro stesse parole. Il primo re rappresentato, Riccardo, sembra quasi un matto che esprime ora un’idea ora il contrario, quasi una macchinetta sputa-parole incapace di accompagnare il proprio testo con il linguaggio del corpo e far percepire allo spettatore il proprio dramma interiore. Il secondo re, Enrico IV, sembra imbalsamato: sempre con le braccia lungo il corpo, incapace di gestualità, quasi fosse un bambino che al pranzo di Natale, timido e insicuro, si concentra per non dimenticare le parole: fosse stata una voce fuori dal palco sarebbe stata la stessa cosa. Enrico V, terzo e ultimo re, sembra ancora più in difficoltà: le parole sono poco scandite e restano sempre e comunque distanti dall’espressivi tà e dalla mimica del corpo. Meglio Falstaff, che a volte scivola un po’ troppo verso la macchietta, ma regge il palcoscenico anche da solo e l’unica figura femminile, che nelle poche battute a lei riservate, dimostra basi di recitazione più solide rispetto ai colleghi maschietti.
Questa resta la mia percezione da semplice spettatore e forse è un po’ cattiva, ma ho visto spettacoli decisamente migliori in contesti più modesti quindi non capiscono questa critica così positiva.
 
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