Kings, il gioco del potere - Spazio Tertulliano (Milano)

Scritto da  Sabato, 08 Novembre 2014 

Dal 5 al 22 novembre. "Shakespeare è eterno", non è una frase banale o di facile retorica. L'affermazione è tanto più vera quando, con uno spettacolo come Kings - il gioco del potere, si capisce quanto le tematiche affrontate dal grande autore inglese siano eternamente attuali: genio lui, o sempre uguali gli uomini nel corso della storia? Questa drammaturgia originale scritta da Michelangelo Zeno - tratta dall'Enrieide di Shakespeare - unitamente alla sagace resa registica di Alberto Oliva, riescono a rendere al meglio la sete di potere che ciclicamente acceca chiunque accarezzi il desiderio o la possibilità di mettersi al governo di un popolo: Riccardo II, Enrico IV, Enrico V sono diretti antenati dei politicanti che ancora oggi si alleano e si pugnalano alle spalle pur di salire al potere, non certo per rappresentare le esigenze del paese che governano quanto per soddisfare il loro ego e le loro smanie di onnipotenza.

 

Produzione Spazio Tertulliano e URT Jurij Ferrini presentano
KINGS - IL GIOCO DEL POTERE
da Riccardo II, Enrico IV ed Enrico V di William Shakespeare
drammaturgia Michelangelo Zeno
con Giuseppe Scordio e Piero Lenardon, Angelo Donato Colombo, Enrico Ballardini, Federica D'Angelo, Martino Palmisano, Paolo Grassi
regia Alberto Oliva
scene Giuseppe Scordio e Saverio Assumma
costumi Sartoria Streghe & Fate
disegno luci Alessandro Tinelli
aiuto regia Gianfilippo Falsina
assistenti alla regia Francesca Muscatello, Marta Pasetti

 

Che la monarchia inglese sia stata segnata da infiniti tradimenti, lotte intestine e sanguinose vicende ce lo hanno insegnato tanto i libri di storia quanto le tragedie di Shakespeare. E di certo non è stata l'unica monarchia a macchiarsi di tali colpe. Ma è catartico vedere quanto quelle realtà, che ci sembrano così lontane, siano ancora oggi vive nella politica dei nostri giorni solo sotto mentite spoglie, attraverso meccanismi forse più elaborati e subdoli.

Certo non ci sono più la monarchia e i titoli nobiliari (almeno, in Italia, sono assolutamente privi di valore) e sulla carta il nostro paese è una repubblica democratica, ma come non ravvisare, nel discorso finale di Enrico V - il giovane re che succede l'assassinato Enrico IV che aveva ucciso il precedente re, Riccardo II e che a sua volta viene ucciso dai vendicatori - i discorsi dei "carismatici" Berlusconi o Renzi che fanno del culto della loro personalità una priorità rispetto all'efficacia delle loro parole e alla concretezza delle loro promesse politiche. Come non sentire riecheggiare la retorica finta e crudele dei nostri politici nel discorso di Enrico V che, appena sepolto il padre, indossa la corona e chiede al popolo sacrificio e speranza per costruire insieme un paese migliore.

Questa catarsi, questa possibilità di rendersi conto di quanto tutto sia cambiato per non cambiare nulla (come dimenticare la lezione di Tomasi di Lampedusa) è possibile grazie alla drammaturgia agile e intelligente di Michelangelo Zeno che riesce a fondere con grande fluidità, in un unico testo, i vari passaggi delle tre opere che compongono la saga shakespeariana dell'Enrieide (Riccardo II e, appunto, Enrico IV ed Enrico V). Condensa in un unico spettacolo tanti anni della corsa verso il potere della monarchia inglese, creando inoltre un efficace ponte con la contemporaneità, aiutato in questo dalle felici intuizioni della regia di Alberto Oliva e dalla scenografia pensata da Giuseppe Scordio e Saverio Assumma: la scena è un cantiere fatto di travi, ponteggi, scale e botole di ferro. Una scenografia del genere ha il duplice vantaggio di rappresentare, non solo lo sterile palazzo del potere nel quale i re si uccidono e si incarcerano a vicenda ma, soprattutto, la possibilità di rendere visivamente la metafora degli sterili tentativi della politica di costruire qualcosa che poi rimane inesorabilmente allo stato embrionale, inutile e a beneficio di nessuno. Anche i costumi fanno da traghettatori tra il '400 e l'epoca moderna: inizialmente i personaggi sono vestiti chiaramente alla medievale ma, a poco a poco, virano sempre più verso la modernità fino ad arrivare alla giacca e cravatta di Enrico V che con il suo appeal da contemporaneo uomo in carriera, sfioretta nel finale una perfetta retorica da politicante moderno, da businessman manipolatore.

Gli attori in scena hanno il pregio della versatilità: riescono ad essere credibili nei vari ruoli che affrontano - e sono sempre almeno un paio di personaggi a testa; ineccepibile la recitazione di Giuseppe Scordio, davvero regale nei panni di Enrico IV e potente nella sua presenza scenica. Gli altri attori in scena lasciano invece emozioni contrastanti: a volte convincenti, a volte titubanti; si intuisce una bravura di fondo che però è offuscata da una recitazione troppo marcata, troppo isterica e poco sentita. Si ha l'impressione che abbiano i mezzi per fare di meglio e di sicuro è quello che avverrà con il rodaggio delle prossime repliche; complice del poco naturalismo, sicuramente l'immancabile tensione della prima.

Altro aspetto che rappresenta un'intuizione felice ma gestita con un po' di confusione, è l'altalenarsi di momenti drammatici e catartici con momenti comici attraverso la figura di Sir Falstaff - personaggio che fa da ponte tra l'Enrico IV ed Enrico V - interpretato da un Piero Leonardon molto comico, forse un po' troppo sopra le righe e comunque un po' in forse rispetto ad altre interpretazioni magistrali. Il momento più interessante della sua interpretazione è, paradossalmente, non un momento comico ma il finale drammatico della sua amicizia con Enrico V: nel momento in cui Enrico di Galles diviene re, un editto gli impedisce di riallacciare rapporti con tutte le frequentazioni equivoche ed eccessive che conduceva in passato, e tra queste anche il caro amico Falstaff, accantonato e maltrattato dal compagno di tante sbronze e bagordi da taverna.

In scena fino al 22 novembre, vale la pena non perdere questo spettacolo. Ci permette di vedere come, drammaticamente, oggi si stia seguendo il percorso contrario a quello esposto nell'Enrieide di Shakespeare: se da Riccardo II ad Enrico V avviene il passaggio da una concezione della monarchia come emanazione divina alla concezione di un potere che ritiene imprescindibile il consenso del popolo, oggi vediamo sempre più il drammatico passaggio dalla "repubblica democratica fondata sul lavoro" ad un potere che è sempre più culto dell'ego e sterile autocompiacimento.

 

Spazio Tertulliano - via Tertulliano 68, 20137 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/49472369, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da mercoledì a sabato ore 21, eccetto replica di sabato 8 novembre ore 19, domenica ore 16.30, replica straordinaria martedì 18 novembre ore 21
Biglietti: 16 € intero / 10 € over 60, under 26 e convenzioni

Articolo di: Emanuela Mugliarisi
Grazie a: Annalisa Acquaviva, Ufficio stampa Spazio Tertulliano; Ippolita Aprile, Ufficio stampa Compagnia
Sul web: www.spaziotertulliano.it

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