Kensington Gardens - Sala Uno Teatro (Roma)

Scritto da  Alessandro Notarnicola Sabato, 27 Febbraio 2016 

Ambientato nella suggestiva cornice della cripta della Scala Santa a San Giovanni, "Kensington Gardens", dramma scritto e diretto da Giancarlo Nicoletti in soli sei mesi, smuove le corde dell'animo annullando la quarta parete e coinvolgendo le coscienze della platea. Conflitti generazionali, rapporto genitori-figli, successo ad ogni costo e sacralità dell'arte, e ancora tematiche sociali come l'identità territoriale, l'integrazione, la xenofobia, il tradimento, la fragilità dell'animo umano, questo il giusto mix che testimonia come Nicoletti sia un attento conoscitore dell'epoca contemporanea.

 

Planet Arts collettivo teatrale presenta
KENSINGTON GARDENS
con Annalisa Cucchiara, Riccardo Morgante, Cristina Todaro, Valentina Perrella, Alessandro Giova, Eleonora De Luca, Francesco Soleti
e con Luca Notari
foto Luana Belli
grafica e video Paolo Lombardo
consulenza musicale Marco Bosco
aiuto regia Sofia Grottoli, Martina Tonarelli
distribuzione e promozione Altra Scena Art Management
drammaturgia e regia Giancarlo Nicoletti

 

In scena dal 25 febbraio al 6 marzo, "Kensington Gardens" è l’ultimo capitolo della Trilogia composta dall'originale, non retorico, Giancarlo Nicoletti, i cui primi due capitoli sono stati i pluripremiati "#salvobuonfine" e "Festa della Repubblica", accolti da un grande successo di pubblico e di critica. Il progetto, incentrato sullo smarrimento dell'uomo moderno sospeso in una dimensione spazio-temporale imprecisa, torna in scena avvalendosi dello stesso nucleo attoriale dei precedenti lavori, fra cui Valentina Perrella, Alessandro Giova, Riccardo Morgante e Cristina Todaro, insieme a Eleonora De Luca e Francesco Soleti. A questi si uniscono Annalisa Cucchiara (protagonista di celebri produzioni italiane, fra cui il tour internazionale di “Pipino il Breve”, e di “Hello, Dolly!”, “Caino e Abele”, “My fair Lady”, “La Baronessa di Carini”, “Blood Brothers”) e Luca Notari (“Ciao amore ciao”, “Hollywood, ritratto di un divo”, “Salvatore Giuliano”, “Il Grande Campione”, “Jesus Christ Superstar”).

Londra: un futuro, prossimo o remoto, e un partito xenofobo al governo. Una legge che espelle tutti i cittadini non inglesi dal suolo britannico, squadristi per le strade che sparano a vista sugli immigrati. Sei italiani ottengono dalla Corona di evitare il rimpatrio, isolati in una villa del parco di Kensington, in attesa di grazia. Il figlio e la sorella di una cantante in conflitto con la crisi di mezza età e col suo compagno più giovane e carrierista. Un esame di cittadinanza per scongiurare l’estradizione, un chimico, sua moglie. Pianoforti, pranzi, bicchieri di alcol, cene, canzoni d’autore, un magistrato dai modi "lordeschi" e una giovane inglese che tenta il successo partecipando a un talent. Le distanze, i confini della propria identità e l’attesa illusoria del futuro si confondono alle vicende di un’umanità senza fissa dimora e bandita da se stessa. Contrasto tra l'interno e l'esterno, dalle siepi del giardino alle pareti dell'animo.

Ai dialoghi, che uniscono un registro linguistico domestico a toni di critica sofisticata del mercato discografico, e dell’arte in generale, si aggiungono le sfumature delle luci che segnano il cambio delle scene concentrandosi sui primi piani degli attori. La naturalezza della gestualità, le espressioni molto comuni dei protagonisti e i costumi di scena, sono tutti elementi che inducono lo spettatore a pensare che ciò che accade sul palco potrebbe verificarsi ovunque.

Certamente, le pareti della Roma antica, il rombo del passaggio della metro, e il battere della pioggia presente nell'opera ma riprodotta realmente, hanno contribuito a rendere buona la prima, anzi suggestiva lungo tutto l'arco della messa in scena, dall'inizio, quando gli attori sembrano non recitare ma vagare in uno spazio che tutto è tranne che un palcoscenico, fino alle fine; il messaggio del dramma potrebbe essere racchiuso in una frase: "Perché il racconto è il riso e il pianto è il suo riassunto". E' infatti la prova del dolore l'esperienza che concede all'uomo il privilegio del sentire pur essendo sospeso nella sua solitudine, senza avere una meta precisa e senza avere la possibilità di provare sentimenti. I greci l'avrebbero chiamata "amecania", gli inglesi "flusso di coscienza", gli italiani del primo Novecento avrebbero invece accostato nelle tematiche il giovane Nicoletti alla letteratura sveviana e pirandelliana che riflette sulla vacuità delle certezze umane.

Da "Sei personaggi in cerca d'autore" ad "Aspettando Godot", fino ad approdare al cinema con "Magnifica presenza" di Ozpetek, o alle vicende familistiche del "Diaro di Anna Frank", lo spettatore si lascia coinvolgere in questo fluire di un reale tragicomico, che per certi versi richiama, seppur in maniera impercettibile, le dinamiche contemporanee di un reality show che accende i riflettori sui paradossi dei rapporti affettivi e familiari, sulle speranze illusorie, sull’incapacità di ammettere lo stato delle cose. I personaggi di "Kensington Gardens", ciascuno con una propria identità e filosofia di vita (e di arte), nei loro virtuosismi sensoriali riescono a trasportare la vita reale sul palcoscenico riaccendendo i lanternini delle coscienze di tutti.

 

Sala Uno Teatro - Piazza di Porta San Giovanni 10, Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/86606211 - 393/0970018
Orario spettacoli: dal giovedì al sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: 15€ intero, 11€ ridotto (+ 2€ tessera associativa)

Articolo di: Alessandro Notarnicola
Grazie a: Ufficio stampa Rocchina Ceglia
Sul web: www.salaunoteatro.com - www.planetarts.it

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