Kamikaze Number Five - Teatro della Contraddizione (Milano)

Scritto da  Mercoledì, 10 Giugno 2015 

Kamikaze Number Five, di Giuseppe Massa, con la regia di Giuseppe Isgrò e la drammaturgia di Francesca Marianna Consonni, è andato in scena giovedì 28 maggio al Teatro della Contraddizione, all'interno del Festival ExPolis. Luogo ideale - di provocazione e apertura, connessioni e trasformazioni - in cui presentare questo spettacolo.

 

KAMIKAZE NUMBER FIVE
progetto di Giuseppe Isgrò e Woody Neri
di Giuseppe Massa
con Woody Neri
regia Giuseppe Isgrò
dramaturg Francesca Marianna Consonni
suono Giovanni Isgrò
sarta Camilla Magnani
una produzione Phoebe Zeitgeist e VANACLU'
in coproduzione con Progetto Goldstein
in collaborazione con ATP - Associazione Teatrale Pistoiese \ Teatro dell'Orologio, Roma\ La Corte Ospitale, Rubiera \ Spazio OFF –Trento
vietato ai minori di 18 anni

 

Kamikaze Number Five è un conto alla rovescia, un orologio le cui lancette girano all'indietro, frammentando una linea del tempo che, forse, non è mai esistita. Tic tac. Il tempo si spezza, è l'ora della fine. Manca troppo o troppo poco, un troppo imminente e un troppo poco che si dilata in eterno.

Dove siamo? A che punto della storia? Quale storia?

Lo spettatore brancola alla disperata ricerca di un ordine spazio-temporale che non trova. Che non c'è. Tenta di mettere insieme le frasi che il folle kamikaze pronuncia spasticamente tra movimenti convulsi e sguardi sbarrati. È quella del padre la voce fuori campo che rotola roboante sulla scena come quella di un Dio allucinato? Un padre morto, torturato, da accusare o da proteggere? Vittima o carnefice? E poi una figlia. E una madre che è fuggita.

Non si sa, non si capisce. Proprio non si riesce a riordinare il quadro logico della faccenda.
È qui, in questo caos, che sta il coraggioso gesto compiuto dal regista, Giuseppe Isgrò, che non racconta le ultime ore del kamikaze da un punto di vista cronologico, lineare e giudicabile. Entra, piuttosto, nel delirio psichico di quegli ultimi istanti, che sono attimi ma che sono anche una vita intera. Il passato e il presente si fondono, spingono un uomo nudo e disumanizzato - o umano, troppo umano? - in una macabra danza mortifera, tra lembi di bandiere cucite a caso, come grovigli di ideologie che non sanno coprire le nudità viscerali.

Il bravissimo Woody Neri piscia, si contorce, ride, si dispera, tra le grida che esplodono nella sua testa e le musiche che cadono come tonfi su una scena buia e spoglia. Solo una cosa resta fissa, immobile: lo sguardo. Quegli occhi che incarnano l'alienazione, la paura, l'odio e l'incomprensione di qualcosa che trascende il suo essere solo un uomo, il suo essere un uomo solo. Solo e nudo. Non provocatoriamente nudo, ma miseramente nudo, esistenzialmente nudo. Spogliato anche della propria pelle, sostituita da bandiere fasulle, fittizie. Spogliato della propria storia - padre, figlia, madre - alla volta della Storia, che si declina in un elenco mnemonico di esplosivi con cui ammazzare e ammazzarsi. Dal tritolo alla nitroglicerina, in uno scioglilingua di composti chimici che si uniscono per generare morte.

Questa non è una storia raccontata dall'esterno. È una storia che si vede da dentro, che si vede vedersi, come in uno specchio. Forse non è nemmeno corretto definirla una storia, perché una trama vera e propria non c'è, così come non c'è il tempo e lo spazio è confuso.

Chi si aspetta di assistere a uno spettacolo che racconti - come una narrazione - le ultime ore di un kamikaze, resterà profondamente deluso. Chi invece, senza giudizio, senza aspettarsi di poter comprendere l'incomprensibile, sceglierà di sedersi per un'ora a fissare il vuoto, l'odio, il dolore, a sentirseli addosso, proprio lì, in quel momento, senza né un prima né un dopo possibili, vivrà un'esperienza viscerale e profondamente intima. Si sentirà toccato, pur senza comprendere, senza saper riassumere agli amici “di che cosa parlava lo spettacolo”. A quell'ostinata domanda risponde solo il silenzio. Tutto il resto è un'esplosione.

 

Teatro della Contraddizione - via della Braida 6, 20122 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/5462155, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacolo: 28 maggio ore 20,45
Biglietto unico: 10,00 euro

Articolo di: Francesca Ruina
Sul web: www.teatrodellacontraddizione.it

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