Je me fut - Teatro Franco Parenti (Milano)

Scritto da  Giovedì, 30 Giugno 2016 

"Je me fut - Memorie false di una vita vera", il nuovo spettacolo di Rosalina Neri, grande attrice tra le poche ancora in scena con alle spalle una carriera realmente storica, è stato presentato con la drammaturgia e regia di Cristina Pezzoli alla Sala AcomeA del Teatro Franco Parenti di Milano dal 23 al 26 giugno. Il piccolo palco della sala che fiancheggia la Sala Grande ospita una panchina verde, come quelle dei parchi pubblici, con un palloncino rosso attaccato a un legno e, sul lato sinistro, un piccolo pianoforte in attesa di qualcuno che vi si sieda davanti. Al giusto momento entra Rosalina, indossando un lungo abito trasandato di satin verde pallido e un soprabito stropicciato. Ha un sacco della spesa tra le mani, una borsa e altri oggetti che poggia, prima di sedersi stancamente sulla panchina.

 

JE ME FUT
Memorie false di una vita vera
con Rosalina Neri
musiche eseguite dal vivo da Nicola Nastos
regia Cristina Pezzoli
assistenza alla regia Semun Chang
aiuto regia Luca Orsini
direzione musicale Alessandro Nidi
direzione tecnica Andrea Diana
produzione Nidodiragno/Coop CMC

 

Quando parla usa il francese ed elenca, tirando fuori un pezzo alla volta, tutto quanto sta nella borsa di plastica. E’ entrato pure Nicola Nastos che eseguirà dal vivo tutta la musica, molto adatta a sottolineare i sentimenti e le emozioni che questa grande attrice, con mestiere e talento, regala a chiunque sia presente per ascoltarla. E il pubblico è contraddistinto da curiose differenze d’età: ci sono anziani in prima fila che le sorridono complici e poi vorranno stringerle la mano e ci sono dei giovani e giovanissimi sfegatati fan che l’applaudiranno per tutto il tempo, anche gridando di gioia e offrendole una standing ovation alla fine. Lei interpreta il ruolo incredibile, ma al contempo in modo assolutamente credibile, di una barbona, una senza-tetto, che però ha molto da raccontare sulla sua vita. Il fatto è che parla volgendo il capo verso il vuoto: non c’è nessuno accanto a lei e così dà l’impressione di essere una visionaria, forse una squilibrata.

Parla e conversa con nessuno, anche gesticolando per sottolineare i suoi discorsi, al punto da indurci a considerare l'ipotesi che siamo noi in realtà a non vedere il suo interlocutore. Che ha perfino un nome, è il ragionier Dior, sì, come lo stilista francese ma lui è uno del posto e vorrebbe ascoltarla per poter archiviare la sua vita. Per hobby. Ma lei dice di non ricordare nulla della sua esistenza, almeno non le cose vere. Mentre ricorda solo le bugie e sarebbe disposta a raccontare tutto in cambio di uno spritz, un bicchierino, al bar dell’angolo. Comincia dall’età di cinque anni, quando cantava all’oratorio in un collegio, in provincia di Varese, durante i tempi della guerra e tutti erano in difficoltà. “Mi hanno tirata fuori dal collegio alle medie, poi ho fatto le magistrali” dice sorridendo al nulla, con tono allegro. Poco distante da lei, ma come fosse su un altro pianeta, suona benissimo Nicola Nastos il suo piccolo pianoforte nero, finché Rosalina inizia a cantare usando ora un dialetto lombardo misto al francese.

La sua è una voce magnifica, sembra impossibile provenga da una donna che appare così malconcia, coi capelli spettinati, l’abito informe. Ma il contrasto fa parte dello show. “Dopo le magistrali vado a Parigi, da Gallarate è un bel salto, avevo 18 anni e andavo a stare da mio zio per imparare il francese” prosegue. Ricordi, sorrisi e racconti si intrecciano a bei momenti musicali, mentre la serata scorre così gradevolmente che la storia appare come un film proiettato su uno schermo invisibile, sullo sfondo. Ci sono città come Venezia dove lei studia canto o Milano dove approderà alla Scala e alla Piccola Scala, ed i nomi di maestri di canto come la Toti Dal Monte, una famosa soprano con cui ha studiato per un anno; dopo aver sentito dal vivo a Parigi Edith Piaf, Rosalina decide però che non vuole più avere a che fare con le opere. “Torno a Milano: basta con l’opera, volevo cantare canzoni” spiega di aver deciso. Tira fuori dalla borsa una parrucca tutta riccia e biondissima, la indossa e sta per impersonare un tempo lontano della sua vita ricchissima e affascinante.

“Non sono morta” dice con voce profonda, “sono solo invecchiata, ho 90 anni adesso. Ma sono anche stata Marylin…” e questa è una mezza verità perché davvero da giovane la bellezza della Neri le aveva permesso di iniziare la sua carriera in televisione per la Rai apparendo travestita da Marylin Monroe in uno spettacolo di Marcello Marchesi, poi in una commedia musicale di Garinei e Giovannini con Renato Rascel e poi in Francia, Germania e Stati Uniti, come cantante. La sua voce splendida e impostata dagli studi lirici le permette di essere scelta dalla BBC per un ‘Rosalina Neri Show’ trasmesso ogni settimana per ben due anni. Ha cantato al Teatro alla Scala e in vari altri luoghi d’Italia con repertori operistici prima di esordire al cinema e infine a teatro, quando l’ha scelta Giorgio Strehler per alcune tra le più belle produzioni del Piccolo Teatro, cominciando da ‘La Grande Magia’. Frequenta uomini importanti, donne belle e famose, ha vissuto con un produttore inglese di 35 anni più vecchio di lei ma lo ha amato moltissimo.

Questo Jack Hylton, noto anche come direttore d’orchestra britannico, la presenta ad Arthur Miller che stava scrivendo la sceneggiatura del film ‘Gli spostati’, con Marylin e Clark Gable. Darà il nome di Rosalyne alla protagonista dopo aver conosciuto la Neri, colpito dalla bellezza e dalla somiglianza con la propria moglie di questa giovane artista italiana. Ma la Neri passa oltre e di colpo si trasforma in una persona che ha conosciuto: una cartomante che le dirà tante cose. Mette in testa un cappuccio di plastica rosa da doccia e pronuncia parole in tono scabroso: “La tua gemella sarà la tua fortuna e la tua rovina” e difatti è stato così, spiega l’attrice. E parla di Pia Rame, la sorella della Franca che aveva sposato Dario Fo, il futuro Nobel della Letteratura italiana, ricordando che fu lei a portarla in Rai. C’è tanto swing nella musica del pianoforte, i personaggi reali si confondono con eventi che chissà se sono davvero accaduti a quel modo o no, ma di sicuro qui, e ora, il pubblico è in delirio per la voce, la musica, gli aneddoti e tutti gridano ‘Brava’ tra scrosci di applausi a scena aperta. Sfilano i nomi di Dino Buzzati, con cui non ha mai fatto né teatro, né cinema né televisione, eppure era un genio. Poi Filippo Crivelli, che l’ha tirata su con i suoi spettacoli portandola alla Scala.

Quando presenta una canzone dicendo “Questa l’ha scritta Strehler con Fiorenzo Carpi” tutti hanno già capito che sta per iniziare la splendida ‘Ma mì, ma mì, ma mì, 40 dì, 40 nott, a San Vitur a ciapà i bott… mi sun di quei che parlin no!’ con un sottofondo perfetto di musica; la piccola platea sembra incontenibile. Ci sono alcuni minuti dedicati a una descrizione tra oroscopi e maschi che rasenta la volgarità ma lei l’affronta da barbona, spudoratamente. Per poi tornare alla poesia e alla memoria di una vita che non basta certo una sera per raccontarla tutta. “L’arte” dice, “è l’unica cosa che mi ha fatto capire che faccio parte di un mondo grande, bello”. Alla fine gli applausi sono tali che Rosalina Neri si appoggia al pianista e quasi scoppia a piangere, commossa da tanto affetto. Ma come dimostrare altrimenti la gioia per averci donato una sera ancora la sua bravura e la sua voce, capace di penetrare così profondamente nell’animo? Salgono sul palco la regista Cristina Pezzoli che l’abbraccia e la toglie dall’imbarazzo e altri che lavorano dietro le quinte, per un saluto corale intenso.

 

Teatro Franco Parenti (Sala AcomeA) - via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Per informazioni e prenotazioni:
telefono biglietteria 02/59995206, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: giovedì e sabato ore 20.45, mercoledì e venerdì ore 19.45,
domenica ore 17.45
Biglietti: intero 25€, under26/over60 14€, prevendita 1,50€
Durata spettacolo: 1 ora e 30 minuti

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Francesco Malcangio, Ufficio stampa Teatro Franco Parenti
Sul web: www.teatrofrancoparenti.it

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