Italiani! - Teatro Manzoni (Milano)

Scritto da  Sabato, 10 Gennaio 2015 

Dal 9 all’11 gennaio. Uno spettacolo strepitoso di un artista completo, che lavora su se stesso prima che sul palcoscenico a trecentosessanta gradi, entrando in empatia e in dialogo con il pubblico senza forzature, slabbrature, eccessi. Decisamente originale, nella comicità e negli spunti in mezzo a tanta, troppa satira, volgare e ripetitiva. Difficile da raccontare, certamente da vedere, dal teatro nel teatro che critica e autocritica il teatro; alla storia dell’Italia dalle origini quando era un ammasso di isole forse attaccato all’Africa ai giorni d’oggi; alla ferocia del sarcasmo del quotidiano fino all’invito e al messaggio di speranza a restare perché gli Italiani siamo noi, non gli altri. Uno stimolo alla responsabilità e all’autoironia, in una gag continua che coinvolge i suoi tecnici assistenti sul palco e un gioco di attrezzi di scena singolare. Tra le righe colto, di una comicità estremamente raffinata.



PAPO presenta
I T A L I A N I !
Il nuovo one-man-show
con Paolo Migone

 

Le virtù, gli eccessi, le manie, le abitudini, i vizi e le cattiverie degli ITALIANI raccontati da Paolo Migone attraverso secoli di storia e l’ordinaria follia del quotidiano, di un popolo che come la Grecia, citata nello spettacolo, era una delle culle della civiltà e si è ridotta a un ammasso di gente che cerca di fregare l’altro. I figli di Leonardo costretti a mendicare lavoro altrove. Lo spettacolo è però anche una chiamata a raccolta della responsabilità, non una critica fine a se stessa ed è questo il suo valore, al di là del tono davvero spassoso e arguto di un’energia debordante e divertita dello stesso autore ed interprete.

Paolo Migone, 58 anni dichiarati, è nato a San Paolo del Brasile da madre piemontese e padre genovese, ma vive da sempre a Livorno, sua città adottiva, ed è comico, cabarettista, disegnatore, e caratterista, presente nel cast di Zelig Circus su Canale 5. Per chi conosce l’ambiente livornese, si intuisce la formazione articolata e assorbita con naturalezza e originalità del teatro locale, del gusto della satira pungente ma di impegno sociale e civile, dove le osterie e le birrerie sono fucina di ispirazione e condivisione. In Migone non c’è però il lato dissacrante e un po’ volgare che troppo spesso affiora, coltivato dal piccolo schermo, e questa è la cifra che lo rende originale. Visionario auto-dichiarato, dopo aver passato ai raggi la vita di coppia - della quale ha regalato un episodio come un bis alla fine dello spettacolo - si butta nel mare magnum della società e della fotografia del Paese.

Attore, mimo in certi momenti con una capacità straordinaria di espressività, saltimbanco, critico, imitatore, utilizza un escamotage al limite con l’onirico per fare il proprio ingresso sul palcoscenico cercando di capire, sceso al fondo di una grotta, dove si trovi, fino a rendersi conto di essere in un teatro, in quel che resta. Il teatro, metafora della rappresentazione e quindi dell’autocoscienza della vita e della collettività, è lo spunto per la prima critica al Paese, a cominciare da Milano dove un tal Semolini ha acquistato il teatro Topazio per farci un supermercato dove gli attori finiscono per fare spot ai prodotti in forma artistica. E’ l’unico cenno che voglio fare ad uno spettacolo che merita di essere scartato come una sorpresa. La domanda che ci pone è "perché ci siamo ridotti così?" e quindi "perché i giovani non vanno a teatro?" Perché il teatro ha bisogno di rinnovarsi e al di là della crisi che sembra un’idea platonica che dobbiamo accettare come fatalità, ci siamo noi che possiamo decidere di non rinunciarci come ha fatto lo stesso Migone. In fondo il teatro proprio perché specchio della vita ci racconta il mondo che siamo, dalla grande tragedia greca alla commedia latina, alla farsa di Cinecittà e dei suoi provini.

Formidabile il racconto storico del nostro Mediterraneo in versione farsesca, ma più veritiero di quanto si possa pensare, con storie nella storia che dimostrano la capacità narrativa di Migone al di là dell’aspetto cabarettistico, come la storia della pietra che diventa statua o episodi di vita quotidiana di un genio, Leonardo, archetipo italiano del quale abbiamo perso quasi tutto. Spassoso e arguto il dialogo con gli attrezzi di scena e sagace la critica alla nostra esterofilia un po’ provinciale.

Migone riesce a prendere le cose dal lato inaspettato, da quell’angolo che sorprende perché quante volte avremmo visto per non dire vissuto momenti di conflitto dialettico uomo-donna? Infiniti, solo che nessuno forse si era soffermato sulla tecnica del rifare il letto o del parcheggio né, in tempi come questi dove la blasfemia è perfino un esercizio banale, aveva pensato che in fondo la responsabilità è aver scelto l’altro dicendo sì perfino davanti a Dio che avrà forse un occhio solo, ma sempre aperto.
Alla prossima volta.


Teatro Manzoni - via Alessandro Manzoni 42, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 800914350, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
Biglietti: poltronissima € 25,00 - poltrona € 18,00 - giovani fino a 26 anni € 12,50

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Rita Cicero Santalena, Ufficio stampa Teatro Manzoni
Sul web: www.teatromanzoni.it

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