IT Festival 2017: il teatro indipendente inaugura l’estate teatrale milanese

Scritto da  Martedì, 27 Giugno 2017 

Come da tradizione ogni estate teatrale milanese viene inaugurata da INDEPENDENT THEATRE FESTIVAL, il primo festival del teatro indipendente a Milano e per il 2017 non si poteva fare eccezione. Così il 9,10 e 11 giugno alla Fabbrica del Vapore più di trecento teatranti indipendenti hanno regalato al pubblico una vasta scelta di spettacoli o meglio di assaggi, estratti di 20 minuti circa, secondo una programmazione fitta e una modalità (pièce presentate simultaneamente in diverse sale) ormai consolidata. Una vera e propria panoramica sul teatro contemporaneo, arricchita dagli spazi di approfondimento, i Talk it, e da momenti dedicati ai più piccoli con It Young.

 

Nonostante la ricchezza e la varietà delle proposte, tra lavori di diverso genere e linguaggio si riconoscono alcune linee tematiche da cui si possono evincere le direzioni della drammaturgia contemporanea. Ben quattro giovani compagnie hanno indagato da diverse angolazioni e con differenti linguaggi il delicato e attuale tema della condizione della donna, vittima di femminicidio in Cosa ci fanno tutte queste donne qui e Amorosi assassini, protagonista dell’esperienza manicomiale in Donne in ostaggio, e destinataria di atteggiamenti misogini e maschilisti in Stratr*ia.

In Cosa ci fanno tutte queste donne qui, gli attori di Evòe Teatro, Emanuele Cerra, Marta Marchi, Ioana Rufu e Clara Setti si confrontano con la graffiante drammaturgia di Roberto Traverso e un tentativo di regia collettiva per raccontare il dramma del femminicidio da una prospettiva originale: il punto di vista dell’uomo, del carnefice. In una dimensione atemporale, un aldilà in bianco e nero dai contorni sfumati, tre donne raccontano la loro tragedia, la fine della loro vita per mano della persona amata, mentre l’uomo propone la propria verità, in un discorso confuso in cui si amalgamano l’amore e la violenza.

Sempre sul terreno del femminicidio si colloca Amorosi assassini di e con Valeria Perdonò che sceglie la strada dell’ironia per indagare un tema di stretta attualità, partendo da un episodio di cronaca nera: la storia vera di Francesca Baleani.

Ancora la donna è il fulcro del lavoro del gruppo OrtiKa che ha presentato a IT festival StraTr*ia, indagine teatrale sul rapporto tra il corpo della donna ed il potere, condotta scavando nel passato recente di una società maschilista e misogina che ha modellato l’immaginario maschile sull’altro sesso seguendo i più bassi istinti primordiali.

Marzia Manoni in Donne in ostaggio conduce il pubblico all’interno dell’esperienza manicomiale vissuta da sette donne, diverse per estrazione sociale, origine geografica e percorso di vita ma accomunate dalla follia, dal disagio e dall’umiliazione. Un racconto intenso, condotto attraverso diversi linguaggi: la performance, la prosa, il ricordo e canti della tradizione popolare.

Altro sentiero drammaturgico percorso dalle compagnie di IT è il ‘900 italiano. Il secolo breve affascina le nuove generazioni e fornisce materiale per alcuni esempi di teatro civile: Il ’56 e Sotto i girasoli.
Ne Il ’56 Davide Verazzani realizza il racconto di un momento cardine degli anni ’50: il 1956, periodo in cui un intero popolo trovò se stesso, seguendo le imprese leggendarie di una Nazionale di calcio, l’Ungheria, chiamata la “Squadra d’Oro”, ma il ’56 è anche l’anno in cui i carri armati sovietici entrarono a Budapest e distrussero il socialismo dal volto umano di Imre Nagy e il sogno di molti giocatori.

Sotto i girasoli della compagnia PuntoTeatroStudio guarda invece alla prima guerra mondiale attraverso la storia di Augusto Tognetti e di altri due ventenni costretti a partire per il fronte proprio nel pieno della loro gioventù, portando lungo il territorio irto della guerra e della sofferenza la loro genuina vitalità.

Esplorano il linguaggio della performance con esiti originali Francesca Merli e Riccardo Baudino con Counturing perfetto e Anselmo Luisi con SBADABENG – ovvero l’arte di prendersi a schiaffi. Ne Il Counturing perfetto con i movimenti scenici di Elena Boillat e la musica di Federica Furlani entriamo nel mondo surreale di Anita, Zoe Pernici, una blogger specializzata in fitness e make up che ha tagliato quasi ogni contatto con il mondo reale per barricarsi in quello virtuale, un comportamento che sfocerà nella paranoia e nella follia.

In SBADABENG – ovvero l’arte di prendersi a schiaffi, Anselmo Luisi, da solo sul palco senza l’ausilio di alcun elemento scenico, attraverso il proprio corpo realizza una piacevole e raffinata performance che unisce il linguaggio del canto, del mimo a quello delle percussioni corporee. Una pièce dal sapore retrò ma lieve e accattivante in cui gioca un ruolo fondamentale la capacità di Luisi di artista e trascinatore.

Articolo di: Laura Timpanaro
Grazie a: Ufficio Stampa Maddalena Peluso
Sul web: http://www.itfestival.it

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