Istruzioni per non morire in pace: Patrimoni, Rivoluzioni, Teatro - Teatro Storchi (Modena)

Scritto da  Lunedì, 18 Gennaio 2016 

Si conclude il 17 gennaio, al Teatro Storchi di Modena, il progetto "Carissimi Padri…", con la mise en scène "Istruzioni per non morire in pace: Patrimoni, Rivoluzioni, Teatro" prodotta da ERT-Emilia Romagna Teatro Fondazione e Teatro della Toscana. Il trittico, dalla durata complessiva di nove ore, nasce da un minuzioso lavoro di ensemble che ha tenuto impegnati per un intero anno il drammaturgo Paolo Di Paolo, il regista Claudio Longhi, gli attori Donatella Allegro, Nicola Bortolotti, Michele Dell’Utri, Simone Francia, Lino Guanciale, Diana Manea, Eugenio Papalia, Simone Tangolo e la musicista Olimpia Greco.

 

Il teatro deve farsi uguale alla vita, non alla vita individuale, a quell’aspetto individuale della vita in cui trionfano i caratteri, ma a una sorta di vita liberata, che spazza via l’individualità umana e in cui l’uomo non è più che un riflesso.
Antonin Artaud

Emilia Romagna Teatro Fondazione / Teatro della Toscana presentano
ISTRUZIONI PER NON MORIRE IN PACE
1. PATRIMONI | 2. RIVOLUZIONI | 3. TEATRO
di Paolo Di Paolo
regia Claudio Longhi
scene Guia Buzzi
costumi Gianluca Sbicca
assistente alla regia Giacomo Pedini
con Donatella Allegro, Nicola Bortolotti, Michele Dell’Utri, Simone Francia, Lino Guanciale, Diana Manea, Eugenio Papalia, Simone Tangolo
alla fisarmonica e al pianoforte Olimpia Greco
proiezioni Riccardo Frati
luci Tommaso Checcucci
arrangiamenti musicali Olimpia Greco
trucco e acconciature Nicole Tomaini
regista assistente Giacomo Pedini
assistente alla regia volontario e ricerche iconografiche Vittorio Taboga
assistente ai costumi Sara Gomarasca
foto di scena Luca Del Pia


Istruzioni per non morire in paceUn percorso di ricerca affrontato attraverso laboratori, letture, cene-spettacolo, mostre, attività sportive e culinarie, nel territorio di Modena e provincia e che ha invitato la comunità a interrogarsi sulle cause della Grande Guerra, nella formula di teatro partecipato. Questa idea di “fare teatro”, fortemente voluta dal direttore dell’ERT, Pietro Valenti e dal regista Claudio Longhi, può essere espressa altresì come luogo d’incontro per una città che riporta il teatro alle sue antiche origini.

Il testo teatrale, connesso al progetto "Carissimi Padri… Almanacchi della Grande Pace (1900-1915)", è l’indagine su un mondo - quello tra il 1914 e il 1918 - che precipita verso la catastrofe. In questa riuscita drammaturgia, Paolo Di Paolo, già autore di romanzi quali "Dove eravate tutti" (2011) e "Mandami tanta vita" (2013), s’incontrano scrittori, scienziati, filosofi, politici, registi che hanno vissuto, in qualche modo, l’arrivo della tragedia. Gli anni della Belle Époque, segnati dal benessere economico, dalle prime scoperte, dal progresso e da una costante voglia di futuro, costituiscono il cerchio concentrico di una “presa d’incoscienza” del mondo di ieri con l’invito a riflettere sul mondo di oggi: «E svegliatevi voi italiani» è uno dei chiari massaggi che il Soldato tedesco rivolge allo spettatore.

Con la messinscena di "Istruzioni per non morire in pace", il regista Claudio Longhi, che ha già firmato la regia di "Il ratto d’Europa" (2012-2013) per cui si è aggiudicato il Premio Speciale Ubu 2013, intende offrire un triplice sguardo a un passato che diviene specchio, seppur distorto, del nostro presente. Le tre parti, infatti, rivolgono l'attenzione al mondo capitalista in contrasto con la guerra (Patrimoni), al fronte socialista altrettanto frammentato (Rivoluzioni) e alla cultura satirica del cabaret in quanto forma teatrale degli anni della Belle Époque (Teatro).

Il lavoro di scrittura di "Istruzioni per non morire in pace" da parte dell’autore è avvenuto in concomitanza con gli eventi del progetto annuale “Carissimi Padri…”, il cui nome, infatti, rappresenta quel passato, padre del nostro presente. Un presente che - nelle parole di Paolo Di Paolo - è paradossalmente “asincronico” e quindi non esiste. La preparazione della messa in scena finale si è realizzata nella logica teatrale dell’ensemble. Dal costante dialogo tra autore, regista e assistente alla regia (Giacomo Pedini), attraverso una stretta collaborazione tra gli attori: le musiche sono state scelte da Olimpia Greco, Donatella Allegro e Simone Tangolo, le canzoni degli Intermezzi sono state curate da Simone Francia e Lino Guanciale. Questo modus operandi, per certi aspetti, si avvicina all’impalcatura stilistica della Commedia dell’arte: l'addestramento tecnico, mimico, vocale e la preparazione culturale degli attori sono caratteristiche principali del teatro del XVII secolo. Inoltre, la struttura comica dello spettacolo è ben visibile nella trilogia di Claudio Longhi grazie all’utilizzo di maschere, definite “camauri”, che gli otto attori cambiano circa quaranta volte quanti i personaggi della messinscena. Il camauro - suggerisce il regista in un'intervista - è l'immagine esteriore che serve per evidenziare la dimensione grottesca di quelle figure che, pur essendo o personaggi storicamente esistiti oppure esemplificati a partire da persone reali, ricordano più i protagonisti di un dramma di cartapesta. Simili alle classiche maschere di Arlecchino e Pulcinella. Il volto degli attori è, infatti, avvolto da una calza bianca incollata all'abito, forata solo all’altezza di occhi, naso e bocca. Questo procedimento offre plasticità e inespressività e riporta l’effetto straniante di matrice brechtiana agli attori. In generale, l'uso della maschera è protagonista di commedie e tragedie sin dall'antica Grecia. In tale senso, anche attraverso la mescolanza di generi - dal vaudeville al Varietà, fino alla Commedia dell’Arte e al Teatro Politico - si è tentata una sorta di riflessione sul teatro, e più in particolare sulla regia, nella storia.

Istruzioni per non morire in paceLa complessità nel raccontare la Grande Guerra, con il tentativo di demitizzare e porre uno sguardo critico alle ideologie di quegli anni - anche da parte degli attori stessi nei confronti dei personaggi interpretati - ha indiscutibilmente posto un confronto con "Gli ultimi giorni dell’umanità" di Karl Kraus. Per cui, nella costruzione del testo teatrale, si è tentata la ripresa della struttura drammaturgica e del registro ma, a differenza dello scrittore viennese, il riferimento in "Istruzioni per non morire in pace" è al periodo che ha preceduto il disastro bellico del primo Novecento.

È il 28 giugno 1914 quando a Sarajevo un giovane studente bosniaco uccide l’Arciduca d’Austria, Francesco Ferdinando, insieme alla moglie. Un mese dopo, l’impero austro-ungarico dichiara guerra alla Serbia. Il 24 maggio 1915 l’Italia entra in guerra. Sono alcune brevi note storiche - riportate dal narratore durante lo spettacolo - volte a definire il profilo mostruoso di un grande massacro. Ma, con la tecnica narrativa del flashback, la Grande Guerra non è ancora scoppiata e i polmoni del mondo non sono ancora ostruiti dal fumo e dalle polveri nocive delle bombe. Si respira un’aria tutt’altro che tossica. È l’estate del 1914 e il senso di benessere mondiale è portatore di sentimenti ma anche di noia. Lo scrittore Stefan Zweig è in vacanza, mentre Freud presenta la sua teoria psichica sul denaro e la defecazione. Intanto, in Italia, una famiglia di ricchi industriali, i Gottardi, rappresentanti l’alta borghesia, tiene in mano le sorti dell’Italia nella distribuzione di armi da guerra. Anche per loro, i giorni trascorrono felici e spensierati, nell’incoscienza di ciò che da lì a poco potrebbe accadere. I destini dei figli Gottardi, Tina (Donatella Allegro), Lelo (Lino Guanciale), Berto (Simone Tangolo) e Maria (Diana Manea), s’intrecciano alle vite di personaggi storici come Jean Jaurès, Lev Trotsky, Georg Heym, Sarah Bernhardt, detentori di un’idea di Pace e di Guerra.

La contrapposizione di personaggi reali a personaggi inventati ha offerto una visione grottesca del periodo della Belle Époque, attraverso l’elemento onirico. Tina, Lelo, Berto e Maria sono ossessionati dai sogni, portatori di messaggi e di ideali, ma anche di paure che li accompagnano, lentamente, in un mondo in confusione, ben diverso da quello voluto dai Padri. Accanto ai sogni onirici, tuttavia, vi sono i progetti reali. Lelo vuole fare l’attore e per inseguire questa sua passione si reca a Vienna, centro pulsante del teatro di quegli anni, dove incontra un duplice amore: per la prostituta Josephine e per l’attore Max. Berto sogna di diventare un pittore e va a Parigi fino a quando decide di arruolarsi, ma nell’esercito sbagliato. Maria insegue la sua vocazione spirituale e diventa suora con tutti i dubbi che il cattolicesimo incerto di quegli anni trasmette. Tina ha una relazione con l’Operaio della ditta Gottardi, in segreto dal padre, e insieme sognano di sposarsi. Nessuno di questi sogni corrisponde alla volontà del padre Fernando (Michele Dell’Utri) e dello zio Marcello Gottardi (Nicola Bortolotti), trasposizione teatrale dei “fratelli Perrone” della ditta Ansaldo, contrari al sentimento di ribellione della nuova generazione.

Istruzioni per non morire in paceI sogni dei figli, concepiti come impaziente attesa del futuro, diventano incubi e paure, quando l’arrivo della guerra appare inevitabile. Nella corsa agli armamenti, la prostituta Josephine (Diana Manea) sembra tenere le fila della grande menzogna, rappresentando l’irresistibile tentazione per Lelo e un’efficace spia per il Soldato tedesco (Simone Francia) nei suoi affari militari. Questa presenza, in scena, sembra rappresentare il profilo di una patria alleata e traditrice, «Ti ricordi?», che Lelo cerca di dimenticare, «No, ho dimenticato tutto», come un invito a ricordare il passato, nel momento esatto in cui è in corso il cambiamento.

La rappresentazione di questa tragi-commedia avviene per mezzo di oggetti di scena mobili mossi dagli stessi attori grazie a rotelle e freni che ne permettono il rapido e facile spostamento. In tal modo i cambi scena sono oggetti narrativi e spettacolari, insieme alla recitazione falsata e decantata degli attori, ai volti deformati dai camauri e alle canzoni satiriche negli Intermezzi dell’intero spettacolo. Per lo spettatore che deciderà di assistere a "Istruzioni per non morire in pace" sarà facile abbandonarsi con leggerezza alla realtà storica della Grande Guerra, attraverso la citazione di articoli, discorsi e testimonianze, lungo l’intero spettacolo, con la straordinaria interpretazione degli attori dell’ERT, di nuovo in scena al Teatro Bonci di Cesena dal 28 al 31 gennaio 2016.

E come accade nella “Venere dormiente” di Giorgione, mentre la tempesta si prepara, qualcuno va incontro a quei lampi e a quei tuoni come a un sogno di gloria: non è per niente facile, per i sopravvissuti in guerra, morire in pace.

Il libretto delle istruzioni per il futuro dei più coscienziosi non profuma di carta stampata o d’inchiostro ma di ricordi vecchi più di cent’anni. Le canzoni serpeggiano nell’aria insieme al “ta pum” dei cannoni e ai colpi di pistola a salve dalle balconate; sulle musiche dell’allodola (Olimpia Greco) al pianoforte e alla fisarmonica, i balli occupano la visuale dello spettatore; le urla della folla nei corridoi del teatro e le risate dei personaggi, offrono un aspetto satirico e, a tratti, ridicolo della grande tragedia e dei personaggi che l’hanno rappresentata, tenendo sveglio lo spettatore per molte ore. E mentre il tempo a teatro si dilata, quello in scena sembra restringersi con la presenza incessante di un orologio sulla balconata destra e due sulla scena che scendono dall’alto come un deus ex machina risolutore del dramma. Con il finale sospeso, infatti, sarà il tempo a offrire una reale soluzione all’amalgama di storie e di destini intrecciati che sembrano precipitare verso l’autodistruzione. L’ora è grave e l’Italia è pronta a entrare in guerra, insieme ai mille soldati nel tredicesimo reggimento di fanteria, ad Asiago. Tra questi, Lelo - trasposizione teatrale di Quintilio Gottardi - uno dei soldati di Bologna morti in guerra, o forse in pace, che diventa uno sguardo sul passato, sul presente, ma soprattutto sul futuro: «Il futuro, papà… Il futuro…».

 

Teatro Storchi - Largo Garibaldi 15, 41124 Modena
Per informazioni e prenotazioni: telefono biglietteria 059/2136021 lunedì/venerdì 9-13, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Articolo di: Flavia Altomonte
Sul web: www.emiliaromagnateatro.com

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