Io non sono un gabbiano - Piccolo Teatro Grassi (Milano)

Scritto da  Domenica, 18 Novembre 2018 

“Io non sono un gabbiano”, produzione della compagnia Oyès, ha registrato il tutto esaurito con un pubblico di giovani e giovanissimi nelle due serate in cui è andato in scena al Piccolo di Milano: segno che i classici hanno sempre qualcosa da trasmettere, soprattutto se proposti con rivisitazioni intelligenti e se la regia ha qualcosa da dire al pubblico.

 

Produzione Òyes, con il sostegno di Armunia, presenta
IO NON SONO UN GABBIANO
ideazione e regia Stefano Cordella
con Daniele Crasti, Dario Merlini, Francesco Meola, Camilla Pistorello, Dario Sansalone, Camilla Violante Scheller, Umberto Terruso, Fabio Zulli
costumi Stefania Coretti, Simone Pisani
disegno luci Giuliano Almerighi e Stefano Capra
sound designer Gianluca Agostini
assistente alla regia Noemi Radice

 

La lotta tra tradizione e innovazione (e di conseguenza lo scontro tra padri e figli) è una delle tematiche portanti di tutta la letteratura russa tra '800 e '900 unitamente al concetto dell'amore come sofferenza e forza ineluttabilmente distruttiva; “ll gabbiano” di Cechov è un testo pregno di entrambe queste tematiche: metterlo in scena così com'è ormai non sarebbe altro che un mero esercizio di bravura fine a se stesso e una compagnia giovane e brillante come Oyès l'ha capito. Dopo altre produzioni di successo come “Vania” e “Va tutto bene”, hanno saputo porsi le domande giuste rispetto al capolavoro di Cechov e hanno creato una messa in scena essenziale, pulita che, grazie alle intuizioni registiche di Stefano Cordella, ha saputo restituire al pubblico riflessioni piene di significato e sensate per un pubblico moderno.

Se è vero che i grandi classici sono tali perché sanno parlare di temi universali, è pur vero che è essenziale farlo con le forme giuste e in questo la regia e la recitazione della compagnia hanno svolto un compito da 10 e lode. Partendo dal funerale della grande attrice Arkadina (metafora del teatro tradizionale che muore) il figlio Konstia fa di tutto per far capire agli altri che il teatro tradizionale è morto è c'è bisogno di forme nuove: rappresentare la vita così com'è non è arte, l'arte è rappresentare la vita "così come appare nei sogni" e deve quindi stordire e sconvolgere il pubblico anche attraverso le provocazioni più forti.

Lo spirito di Konstia e la sua posizione sono portati in scena attraverso tutta la struttura di “Io non sono un gabbiano”: lo spettacolo ambientato ai giorni nostri parte da una rappresentazione realistica ma vira costantemente verso momenti di distorsione, in altri casi verso una rappresentazione onirica, in altri sembra mettere in scena le allucinazioni, in altri ancora è pieno simbolismo e poi infine mescola pura e concreta meta-teatralità. In tutto questo, però, i personaggi non sono fantocci letterari ma personalità delineate in maniera credibile; sono persone che potremmo incontrare nella nostra vita, esseri umani pieni di dubbi, costantemente preoccupati di fallire e di compiacere gli altri e alla fine, nonostante ognuno combatta per non cadere nella mediocrità, finiscono per accontentarsi di quello che c'è: mai tema sembra più attuale con una classe politica che cerca di convincerci che mediocre è bello, che la felicità sta, non nelle piccole cose, bensì nelle più infime e meschine.

L'incomunicabilità che nel testo di Cechov serpeggiava costantemente in ogni dialogo, qui viene iper-intensificata con la geniale trovata di un microfono che, oltre ad avere una sua personalità e una vera e propria crisi d'identità, diventa amplificazione dell'ipocrisia dei personaggi che, quanto più cercano di mettersi a nudo, tanto più vengono sbugiardati da larsen ed effetti sonori di distorsione e disturbo.

La schizofrenia dei personaggi, che combattono la duplice battaglia contro se stessi e contro i pregiudizi che gli altri hanno verso di loro, è resa in maniera intelligente attraverso un turbinio di chiavi interpretative e registri drammaturgici che cambiano nel giro di poche battute ma la bravura del regista e degli attori si vede nella capacità con cui questi continui cambi sono gestiti con attenzione, intelligenza e maestria, senza mai dare un senso di confusione o di discorso lasciato a metà.

A dimostrare che la compagnia si sta facendo, meritatamente, sempre più strada, il tutto esaurito nelle due serate in cui lo spettacolo è andato in scena al Piccolo di Milano; a indicare invece che il loro linguaggio è seducente e sa parlare in maniera concreta a tutti e non solo all'elite degli intellettuali, il fatto che il sold out fosse prevalentemente costituito da un pubblico di giovani e giovanissimi che ridevano nei momenti più esilaranti e accoglievano in religioso silenzio i momenti più profondi.

 

Piccolo Teatro Grassi - Via Rovello 2 (M1 Cordusio), Milano
Per informazioni e prenotazioni: servizio telefonico 02/42411889, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: mercoledì 14 novembre ore 20.30, giovedì 15 novembre ore 19.30
Biglietti: platea e balconata intero € 10, ridotto giovani e anziani € 5
Durata spettacolo: 1 ora e 30 minuti senza intervallo

Articolo di: Emanuela Mugliarisi
Grazie a: Valentina Cravino e Edoardo Peri, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

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