Io, Nessuno e Polifemo - Teatro Franco Parenti (Milano)

Scritto da  Martedì, 30 Settembre 2014 

Dal 25 al 30 settembre. Solo sei repliche, centellinate e quindi efficaci nell'attirare quanto più pubblico milanese possibile, spinto al Franco Parenti anche dalla fama che precede questo spettacolo. Emma Dante rilegge l'incontro mitologico tra Ulisse e Polifemo attraverso un'intervista impossibile in "Io, Nessuno e Polifemo", nella quale si mescolano tradizione e tradimento della stessa.

 

IO, NESSUNO E POLIFEMO
Intervista impossibile
testo e regia di Emma Dante
con Emma Dante, Salvatore D'Onofrio, Carmine Marignola, Federca Aloisio, Giusi Vicari, Viola Carinci
musiche eseguite dal vivo da Serena Ganci
costumi Emma Dante
scene Carmine Maringola
luci Cristian Zucaro
coreografie Sandro Maria Campagna
assistente alla regia Daniela Gusmano
produzione Teatro Biondo Stabile di Palermo
in collaborazione con 67° Ciclo Spettacoli Classici al Teatro Olimpico di Vicenza

 

«Comme ’e creature vi facite cullà da rapsodie popolari, credendo ai mostri e agli eroi. Signò, io song sempre stato un essere pacifico, monòcolo, sì, ma armonioso, e le pecore, i montoni, i capretti non s’hanno mai appauràto ’i me». Polifemo, che compare sulla scena dopo un lungo "prologo" danzato, parla in napoletano. O almeno così vuole credere Emma Dante in questa sua visione dell'incontro tra Ulisse e Polifemo in "Io, Nessuno e Polifemo", strutturata come un'intervista impossibile che, pubblicata nel 2008 da Einaudi, fa parte del Ciclo di spettacoli classici del Teatro Olimpico di Vicenza che Emma Dante svilupperà durante il suo biennio di direzione, nella rassegna da lei titolata Al di qua del confine.

La stessa regista l'ha definito "un ciclo incosciente, che spinga in altri luoghi, che oltrepassi i limiti umani, che evochi altre dimensioni, interrogandoci sul profano e sul sacro, con emozioni di ieri ricondotte a percorsi di testa e di pancia". Si diceva infatti di un Polifemo tutto diverso da come lo abbiamo sempre conosciuto: napoletano, placido, autoironico, che è sempre stato in pace con l'ambiente che lo circondava, che amava il rumore del mare e il profumo della vegetazione circostante, fino all'inesorabile giorno in cui lo spocchioso Ulisse è arrivato a rovinare gli equilibri di questa terra barbara per esaudire, al solito, le proprie voglie, per auto-compiacersi della propria genialità.

Polifemo - interpretato da un eccellente Salvatore D'Onofrio - ci mette in guardia dal credere alle leggende, alla storia così come ci viene raccontata istituzionalmente: troppi passaggi, nei millenni, da una generazione all'altra perché le cose possano essere tramandate come solide verità inequivocabili. Ed è proprio questo l'obiettivo di una Emma Dante che, gentile e accomodante, non ha il piglio della giornalista d'assalto ma la pazienza della ricercatrice di pepite d'oro che tenta di estrapolare la vera matrice del rapporto tra i due protagonisti per provocare nel pubblico una escalation di domande, bisogni, e disorientamenti del pensiero che spingono a rivedere tutte le certezze scolastiche finora acquisite.

Ulisse - un energico e dirompente Carmine Maringola - non è esaltato senza riserve: proprio come il precedente Dante (l'Alighieri, ça va sans dire) anche qui il personaggio è ritratto con sfumature variegate tra il fastidio per la sua egocentrica presunzione e l'ammirazione per la sete di conoscenza, ma soprattutto ammirazione per aver rinunciato all'immortalità offertagli da Calipso per non dover pagare il fio più grande: perdere i propri ricordi, la propria traccia di umanità.

Molti hanno accolto negativamente la prima dello spettacolo all'Olimpico di Vicenza: chi ha visto una Emma Dante spenta, dimentica della sua carica dissacratoria; dall'altra chi invece non ha trovato interessante la rivisitazione di un mito intoccabile che, da buona tradizione passatista, va tramandato così come i libri di testo ce lo riportano, Foscolo e Alighieri inclusi. Ma ad Emma non interessa il già visto, quello che si sa già: Ulisse e Polifemo ne escono come due personaggi che vivono, tra ironia e affezione, il tipico legame di odio-amore che c'è nei rapporti vittima-carnefice: Polifemo dopo la tragedia si è fatto caverna di pietra, di odio e solitudine, ma non riesce a liberarsi della spina nell'occhio che Nessuno rappresenta per lui.

Questo effetto catartico di svelamento sembra funzionare anche sull'autrice stessa: nei panni dell'attrice/giornalista sembra fare spesso una dichiarazione poetica del suo teatro, fatto di persone e non di maschere, amante del dialetto e non della limitante e noiosa dizione teatrale, fatto di shock e "carneficina ideologica"- e qui non manca di citare Carmelo Bene come padre spirituale e di lanciare una stilettata ad un critico che tanto la vituperò per il suo uso del dialetto. Forse questa autoreferenzialità, troppo reiterata e talvolta superflua, è l'unica cosa che le si può rimproverare, ma viene spezzata così bene dai tanti momenti divertenti, emozionanti e riflessivi che non si può non apprezzare l'insieme.

La musica, eseguita dal vivo dalla poliedrica Serena Ganci, è la cornice perfetta: musica popolare della tradizione siciliana, influenze pop ed elettronica amalgamano perfettamente tradizione e tradimento della stessa, cultura tramandata e dirompente contemporaneità.

La solidità del "gigante buono" e la matericità della terra selvaggia in cui visse, non sono certo evocati dai costumi né tanto meno da una scenografia imponente: gli attori, con i loro vestiti neri e camicie bianche, si muovono in uno spazio privo di orpelli nel quale si svelano tutti i materiali che compongono la scena teatrale - travi, aste di ferro, tiranti - e tre bravissime ballerine prestano incessantemente i loro corpi al palco, rappresentando con movenze difficilissime e da vero teatro-danza d'avanguardia, i sentimenti e le passioni che mano a mano vengono denunciati nell'intervista, fondamentali anche nel surrogare l'assenza degli altri personaggi - i compagni di viaggio, Penelope - che sembrano essere comparse silenti dell'Odissea ma sono stati necessari alla figura di Ulisse per diventare la leggenda che ancora oggi è.

 

Teatro Franco Parenti (Sala Grande) - via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Per informazioni e prenotazioni:
telefono biglietteria 02/59995206, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: giovedì ore 21.30; venerdì ore 20.30; sabato ore 19.30; domenica ore 15.30; lunedì ore 20.30; martedì ore 20.30
Biglietti: intero €32, ridotto Over60 €18, ridotto Under25 €15, convenzioni €22,50
Durata: 70 minuti

Articolo di: Emanuela Mugliarisi
Grazie a: Francesco Malcangio, Ufficio stampa Teatro Franco Parenti
Sul web: www.teatrofrancoparenti.it

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