Io, Nessuno e Polifemo. Intervista impossibile - Romaeuropa Festival, Teatro Vittoria (Roma)

Scritto da  Sabato, 07 Novembre 2015 

Io, Nessuno e Polifemo. Intervista impossibile è il secondo spettacolo che Emma Dante presenta nell'ambito del Romaeuropa Festival 2015. Ancora al Teatro Vittoria, lo spettacolo è in scena dal 4 all'8 novembre. Per la serie di incontri post-spettacolo del festival, chiamata #PostIt, Emma Dante ha incontrato il pubblico il 5 novembre presso il Teatro Vittoria.

 

IO, NESSUNO E POLIFEMO. INTERVISTA IMPOSSIBILE
testo, regia e costumi Emma Dante
con Emma Dante, Salvatore D'Onofrio, Carmine Maringola, Federica Aloisio, Viola Carinci, Giusi Vicari
musiche eseguite dal vivo da Serena Ganci
scene Carmine Maringola
luci Cristian Zucaro
coreografie Sandro Maria Campagna
assistente alla regia Daniela Gusmano
Prodotto da Teatro Biondo Stabile di Palermo
in collaborazione con 67° Ciclo Spettacoli Classici al Teatro Olimpico di Vicenza

 

Io, Nessuno e Polifemo è tratto dall'intervista impossibile di Emma Dante a Polifemo, pubblicata nel libro Corpo a corpo (Einaudi, 2008), e prende la forma di un'inchiesta, improbabile e irriverente, ma a suo modo rigorosa. La regista palermitana - autrice del testo, oltreché interprete dello spettacolo - ha dichiarato: «Dovevo aprire il ciclo degli spettacoli del Teatro Olimpico di Vicenza, di cui sono direttore artistico, e ho pensato di trasformare quell’intervista impossibile in un vero e proprio spettacolo». Attraverso l'intervista letteraria e la sua messinscena, Emma Dante si confronta con i pilastri del mondo occidentale, con la mitologia e con le radici culturali della sua terra. La figura che elegge a interlocutore non è un eroe né un divo, ma uno sconfitto: il mostruoso Polifemo, ingannato e accecato dal multiforme ingegno dell'astuto Ulisse, il quale, evocato dalla regista, si palesa nella spelonca del gigante. La resa scenica dell'intervista è il frutto di una reinvenzione visiva e fisica: Emma Dante, Polifemo e Ulisse/Nessuno sono vestiti allo stesso modo, con completo scuro e camicia bianca; il coro di danzatrici è sul palco a intermittenza, e incarna figure diverse del mito; ad accompagnare lo spettacolo, la musicista Serena Ganci esegue dal vivo dei brani composti ad hoc.

Sia di Polifemo che di Ulisse, vediamo un'umanità distante dallo stereotipo. Il ciclope - interpretato da Salvatore D'Onofrio - non è solo un feroce antropofago, così come l'eroe - interpretato da Carmine Maringola - non è solo il paladino della furbizia. Anche l'ubicazione geografica della spelonca diverge da quella tramandata da Omero: «Polifemo vive isolato con la sua specie in un luogo sperduto che non si sa dove sia, ma lui dice di essere originario di Napoli e utilizza il dialetto di queste sue origini; quando però mi aspetto da lui quello che tramanda Omero, lo induco a parlare siciliano e a restituire una versione della storia che segue il cliché», dichiara la regista, che ci racconta una versione della vicenda diversa da quella che abbiamo studiato a scuola. Polifemo è un mostro offeso ed emarginato; dopo l'accecamento è divenuto oggetto di scherno, «a pazziella 'mmane e' criature», lo zimbello del paese. Pertanto, corrisponde perfettamente ai personaggi ai quali Emma Dante intende dar voce.

L'intervistatrice d'eccezione, oltre a scandagliare la possibilità di una storia differente da quella immutabile tramandata nei secoli, individua dei pretesti che le consentono di esporre i brandelli di un manifesto poetico: l'utilizzo dei dialetti, l'interesse per il vissuto di un attore piuttosto che per le sue competenze tecniche, l'attenzione rivolta ai personaggi emarginati (la regista confessa al gigante: «Faccio teatro, quindi di mostri me ne intendo»).

E Ulisse? Il viaggiatore instancabile dotato di un'intelligenza leggendaria? Appare invece strafottente, arrogante, prepotente, fedifrago e maleducato. È un impostore mascherato che ama il suono e la poesia delle sue bugie. È un guitto, e viene accolto in scena come un supereroe pop anni Ottanta in preda alla febbre del sabato sera. Ma resta indimenticabile, per aver preferito la memoria all'immortalità, per l'amore inestinguibile che lo ha portato a cercare ogni giorno per vent'anni la sua sposa, per aver inseguito la virtù e la conoscenza e per aver sconfitto, con le sue imprese, quel silenzio di mille secoli che solo la poesia riesce a vincere.

E poi c'è un cuore vivo e pulsante, nudo, nel bel mezzo dello spettacolo. Un'immagine breve: Penelope che tesse la sua tela interminabile, che aspetta senza piangere. Le tre danzatrici - Federica Aloisio, Viola Carinci, Giusi Vicari - si passano uno scampolo lunghissimo di organza, che le copre e intrappola come una ragnatela. Provano a liberarsi, ma più si dimenano, più la stoffa le invischia nella stretta. L'amore le possiede come una malattia.

All'inizio e al termine dello spettacolo, le tre danzatrici indossano biancheria intima che le fa assomigliare a dei manichini, a dei fantocci privi di volontà. E noi, come loro, siamo marionette in balìa della Storia, destinati a diventare polvere. Solo le imprese eroiche degli uomini straordinari possono vincere l'oblio della morte.

 

Teatro Vittoria - Piazza di Santa Maria Liberatrice 10, Roma (Zona Testaccio)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06 578 1960, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da mercoledì a sabato ore 21, domenica 8 ore 17
Biglietti: da €24,00 a €29,00
Durata: 60 minuti

Articolo di: Cecilia Carponi
Grazie a: Matteo Antonaci, Ufficio stampa Romaeuropa Festival
Sul web: http://romaeuropa.net - www.teatrovittoria.it

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