Io ne so qualcosa - Teatro Patologico (Roma)

Scritto da  Martedì, 06 Luglio 2010 
giulia innocenti

Nell’ambito della rassegna “Aria nuova: frammenti del teatro dei nostri giorni” prodotta ed andata in scena presso il Teatro Patologico di Roma, con la direzione artistica di Dario D’Ambrosi, abbiamo scoperto una piccola luccicante gemma di originale arte teatrale, lo spettacolo “Io ne so qualcosa”: nell’atmosfera intima e raccolta di un café-chantant pressoché deserto, scocca la scintilla di una sintonia empatica ed affettuosa tra due anime sofferenti e solitarie, quelle di Dario ed Atma, un amore tenero e delicato e proprio per questo fragile e forse destinato a spezzarsi. Cristalli di emozione che penetrano sottopelle regalando brividi persistenti e preziosi.

 

 

IO NE SO QUALCOSA

Di Giulia Innocenti e Francesco Colombo

Regia di Giulia Innocenti

Con Michele Mietto, Viviana Lombardo, Giulia Innocenti, Adriano Braidotti, Giandomenico Antonio Ledda

Assistente alla regia Elisa Menchicchi

Musiche originali di Giacomo Innocenti

La canzone “Freddo” per gentile concessione di Momo

 

Un nuovo spazio teatrale affascinante e moderno, immerso in un giardino lussureggiante e fresco, a pochi passi dal cuore pulsante di Roma ma allo stesso tempo avvolto da un’atmosfera rarefatta che concede respiro dai ritmi caotici della vita quotidiana. Un progetto ambizioso e meritevole di attenzione e sostegno, quello consistente nell’individuare un punto di contatto tra il teatro ed un ambiente dove si lavora sulla malattia mentale con ragazzi affetti da gravi problemi psichici. Questo è il Teatro Patologico, realtà sorta ormai quasi venti anni fa grazie all’instancabile opera del suo fondatore e ideatore Dario D’Ambrosi e consolidatasi fortemente negli ultimi anni grazie alla concessione da parte della regione Lazio dell’attuale sede e alla nascita di numerosi laboratori, tra cui una scuola di formazione teatrale per ragazzi diversamente abili.michele mietto e giulia innocenti

Nella sala più grande di questa accogliente struttura, in cui il colore caldo delle gradinate in legno rende l’atmosfera ancora più avvolgente e morbida, prende vita una storia delicata e preziosa che, in un breve atto unico della durata di poco più di un’ora, riesce a condurre lo spettatore in un universo parallelo in cui i sentimenti acquistano la consistenza dei sogni ed accarezzano la pelle in maniera soffice ed emozionante.

Ci troviamo in un cafè chantant di una non meglio definita provincia italiana e le note di una cantante appassionata e seducente (interpretata dall’autrice e regista della pièce Giulia Innocenti) accompagnano i pensieri di pochi solitari avventori che si rifugiano quotidianamente nell’atmosfera fumosa e rarefatta di questo modesto locale. Dario (Michele Mietto) è un giovane uomo alla soglia dei trent’anni, ancorato a poche solide certezze alle quali si aggrappa pur di non sentirsi inesorabilmente smarrito; immerso in un mondo in perenne attesa di un evento risolutore che finalmente ponga fine al suo sofferto stato di sospensione (sia questo evento un amore bruciante o la morte), sfoga questa continua tensione emotiva in un parossistico ordine compulsivo e nella lettura dei classici del pessimismo schopenaueriano. Atma (Viviana Lombardo) (anima del mondo, in lingua indi, nonché casualmente proprio il nome del fedele barboncino del filosofo Schopenauer) è all’incirca sua coetanea e si reca nel cafè per incontrare l’uomo di cui è devotamente ed infantilmente innamorata, sebbene questi la consideri alla stregua di una superflua ruota di scorta con la quale intrattenersi solamente qualora le altre due donne da lui frequentate non siano disponibili; la ragazza, nonostante sia ormai più che matura e “stagionata”, non ha ancora conosciuto i piaceri del sesso e abbraccia l’esistenza in maniera ingenua, si direbbe quasi fanciullesca, esasperando ogni sensazione come solo un’anima semplice, romantica ed incontaminata può essere in grado di fare.

michele mietto e viviana lombardoL’incontro tra questi due personaggi avviene proprio nella serata in cui Atma attende per ore, inutilmente, l’arrivo del suo amato e, dopo alcuni iniziali battibecchi che assumono sempre più l’aspetto di amorevoli scaramucce, la sintonia scaturisce spontanea ed immediata. La ragazza per timidezza ed inesperienza rifugge però da questo impalpabile e tenero sentimento che inizia a sbocciare e solo al secondo casuale incontro, avvenuto proprio dopo che il suo “compagno” l’ha definitivamente mollata per una delle altre due donne, una missionaria appena ritornata dall’Africa, Atma schiuderà pian piano il suo cuore al fantasioso ed esuberante Dario. Istante dopo istante, queste due anime inquiete si abbandonano ad un viaggio di fantasia che rinfranca i loro sensi provati dalla solitudine e dall’indifferenza del prossimo; proprio quando un respiro di gioia sembra aver invaso le loro esistenze, un evento inatteso irromperà nel cafè chantant e si frapporrà tra loro facendo leva sulle fragilità inconsce di Atma. A questo punto a Dario, sprofondato in un’amarezza che non conosce ritorno, non resterà che percorrere l’altro sentiero che il destino sembra aver dispiegato dinanzi a lui, con la freddezza lucida di chi ha maturato una decisione nel corso di anni: “io ne so qualcosa delle attese, è una vita che aspetto…” ripete insistentemente Dario; la sua attesa della morte, ormai profondamente interiorizzata, prenderà tristemente sostanza accompagnata dalle note di quel gioiello di eterea malinconia che porta il titolo di “Freddo”, poetica ballata della cantautrice Momo interpretata magistralmente da Giulia Innocenti. Il gelo doloroso che pervade l’anima del nostro protagonista raggiunge noi tutti lasciandoci lì, al buio, a riflettere sul valore dell’esistenza, commossi dallo struggente epilogo di questo frammento di storia d’amore, appena accennato e dipinto con delicate tinte pastello ma incredibilmente vivido e denso di emozioni.

La regia della Innocenti è asciutta ed essenziale, riesce ad esaltare le peculiarità del testo teatrale di cui lei stessa è anche autrice assieme a Francesco Colombo, senza appesantire la narrazione con sovrabbondanti virtuosismi tecnici: in primo piano ci sono solo ed unicamente i sentimenti dei due giovani e vulnerabili protagonisti, contrappuntati in maniera sempre elegante ed emotivamente coinvolgente dai brani musicali interpretati dalla stessa autrice-regista, che in questo spettacolo ha la possibilità di mettere pienamente in luce il suo poliedrico talento.michele mietto e viviana lombardo

L’interpretazione tesa, nervosa e brillante di Viviana Lombardo plasma alla perfezione le molteplici sfaccettature del complesso ed inquieto personaggio di Atma, ma è Michele Mietto con il suo romantico, sognatore e impetuoso Dario che riesce realmente a colmarci il cuore di gioia prorompente negli istanti dell’innamoramento e poi subito dopo di oscura disillusione allorchè questo piccolo e delicato sogno si infrange inesorabilmente.

“Io ne so qualcosa” costituisce una ulteriore ed incontrovertibile testimonianza del fatto che spesso la più pregiata arte vive ben lontano dai circuiti teatrali tradizionali e che il coraggio di sperimentare con creatività proponendo in modo originale al pubblico la semplicità del sentimento e delle piccole grandi storie di vita quotidiana è senza ombra di dubbio la scelta migliore per creare uno spettacolo capace di lasciare un segno nel cuore e nei pensieri dello spettatore.

 

Teatro Patologico – via Cassia 472

Per informazioni: telefono 06/33434087, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Articolo di: Andrea Cova

Grazie a: Giulia Innocenti, foto di Blu Mambor

Sul web: www.teatropatologico.net

TOP