Invidiatemi come io ho invidiato voi - Teatro dell'Orologio (Roma)

Scritto da  Lunedì, 26 Ottobre 2015 

L'atto unico "Invidiatemi come io ho invidiato voi", scritto e diretto da Tindaro Granata, apre la stagione del Teatro dell'Orologio, inaugurando il trittico che il vivace multisala off - epicentro romano di drammaturgia contemporanea che quest'anno incatena una variegatissima partitura di proposte teatrali lungo la direttrice tracciata dall'hashtag #CambiamentoReale -, dedica a Proxima Res, vivido collettivo artistico, fucina di idee, centro di produzione e alveo privilegiato di studio e incontro. In questo suo secondo progetto Granata, dopo l'epopea familiare raccontata attraverso le emozionanti istantanee di "Antropolaroid", rivolge il proprio sguardo, con chirurgico scrupolo documentario e dolente sensibilità, ad un atroce fatto di cronaca, scandagliato attraverso gli atti processuali e l'aggressione scellerata riservata dallo sfavillante circo mediatico. Ne scaturisce un affresco verista affilato come un pugnale pronto ad inchiodarci alle nostre responsabilità di individui sociali ed esseri umani, capace di disintegrare la patina di rispettabile indifferenza dietro la quale troppo spesso ci trinceriamo confortevolmente, una solidissima ed emozionante testimonianza di teatro civile che intride le coscienze e induce a una non procrastinabile riflessione.

 

INVIDIATEMI COME IO HO INVIDIATO VOI
scritto e diretto da Tindaro Granata
con (in ordine alfabetico) Caterina Carpio, Tindaro Granata, Mariangela Granelli, Paolo Li Volsi, Bianca Pesce, Francesca Porrini
voce registrata del magistrato Elena Arcuri
assistente alla regia Agostino Riola
scene e costumi Eliana Borgonovo
disegno luci Matteo Crespi
elaborazioni musicali Marcello Gori
produzione BIBOteatro e Proxima Res

Personaggi e interpreti:
Angela Abbandono, l'indagata - Mariangela Granelli
Giovanni Tramonto, l'amante - Paolo Li Volsi
Il Marito, Agostino Poletti - Tindaro Granata
La Madre, Anna Rosa Grata - Bianca Pesce
La Cognata, Francesca Poletti - Francesca Porrini
La Vicina, Antonietta Carbone - Caterina Carpio

 

Poco più di un decennio fa la deliziosa cittadina umbra di Città di Castello fu scossa da un orribile incubo giudiziario. Una bimba di due anni e sette mesi era stata barbaramente massacrata durante la violenza sessuale perpetrata da un imprenditore, datore di lavoro di suo padre, che fu poi condannato all'ergastolo per questo atroce delitto. La riprovazione per l'efferato orco fu però immediatamente accompagnata dal legittimo domandarsi di come gli fosse stato possibile insinuarsi nelle dinamiche familiari del suo dipendente al punto che gli venisse affidata a cuor leggero l'indifesa bambina; i sospetti si concentrarono immediatamente sulla madre della piccola, accusata di essere stata sedotta dall'aguzzino e di avergli consegnato su un piatto d'argento la sua vittima, e che fu successivamente rinviata a giudizio per concorso in omicidio e concorso in violenza sessuale. L'intero iter processuale fu seguito capillarmente dalle telecamere di "Un giorno in pretura", testimoniando tanto lo straziante abisso di abiezione in cui erano precipitati i protagonisti di queste vicende, quanto gli atteggiamenti e i discorsi con cui i satelliti comprimari che vi gravitavano attorno cercavano di discolparsi additando ferocemente il prossimo.

Invidiatemi come io ho invidiato voi - Mariangela GranelliProprio da questa puntuale telecronaca, scaturisce l'ispirazione per la costruzione drammaturgica di Tindaro Granata che riannoda sapientemente la matassa di questa storia straziante, connotandola con il proprio stile compositivo assolutamente personale, intriso di umanità, calore e lucidità nell'addentrarsi tra le pieghe dell'animo umano, e contrappuntandola con gli immancabili spunti desunti dal quotidiano che sempre colorano la sua scrittura teatrale. Una geometria di finestre dagli infissi logori e spezzati incastona le confessioni dei sei personaggi - vittime ingenue, colpevoli disumani, complici incoscienti o ficcanaso delatori sempre pronti ad accanirsi sulle sventure altrui - incalzate dall'algida voce fuori campo di un magistrato, mentre poche semplici sedute paiono assumere le sembianze di banchi degli imputati pronti per essere esposti al pubblico ludibrio.

I riflettori e le accuse si avventano con particolare brutalità sulla madre della piccola vittima, Angela Abbandono (Mariangela Granelli), rea di aver ceduto alle malie seduttive del datore di lavoro di suo marito, quel Giovanni Tramonto (Paolo Li Volsi) astutamente insinuante e prevedibilmente mellifluo, che ben presto avrebbe svelato attenzioni quanto meno sospette nei confronti dell'innocente, mai nominata esplicitamente, vittima degli abusi pedofili. Il marito della donna Agostino Poletti (Tindaro Granata), anima candida e sprovveduta, è troppo impegnato a procacciare il pane quotidiano ed il denaro necessario per assecondare la bramosia di abiti costosi di sua moglie, per rendersi conto delle trame infime che si stanno tessendo alle sue spalle; allo stesso tempo la nonna Anna Rosa Grata (Bianca Pesce) sembra più che altro interessata a mantenere cristallina la propria immagine di madre integerrima e perfetta educatrice, lanciandosi in alcuni momenti in sperticate difese della propria figlia, ma lasciandola inesorabilmente sola e prendendone cautamente le distanze allorché percepisce la fondatezza delle accuse. A contrappuntare i disperati tentativi dei quattro protagonisti di spiegare le più profonde motivazioni del proprio agire, un coro tragico che, nell'inquietante modernità dipinta dallo sguardo di Granata - ad un tempo corrosivo e rispettoso del dramma umano che si trasforma nelle sue mani in incandescente materiale drammaturgico - viene affidato a due voci in controcanto: una vicina di casa, Antonietta Carbone (Caterina Carpio), sempre pronta a sottolineare la propria impeccabilità di donna e madre ma che dietro questo inflessibile decoro mal cela una sconfortante solitudine, attutita dai pomeriggi trascorsi alla finestra a spiare le altrui disgrazie, senza la benché minima compassione o un briciolo di umanità; e l'implacabile sorella di Agostino, Francesca Poletti (Francesca Porrini), separata e sola, segretamente innamorata del fratello col quale avrebbe condiviso l'esistenza se non si fosse intromessa la detestata cognata, che accusa con veemenza come responsabile dell'accaduto, tra continue insinuazioni, livore e serpeggiante invidia.

Davvero difficile sarà percepire un baluginio di verità attraverso le tenebre ottundenti in cui ci avvolge questo manipolo umano; ad emergere prepotentemente saranno piuttosto la diffidenza che tracima in indifferenza tramutando tutti in nemici di cui sospettare e da tenere a distanza, la verminosa invidia per la gioia ed il benessere del prossimo che non concede requie, l'imperturbabilità di fronte alla barbarie che prende il sopravvento annientando ogni regola del vivere civile. Tindaro Granata è il nostro traghettatore in questo inferno, non risparmiandoci a ragione neppure i dettagli più crudi, violenti ed insopportabili; non avrebbe alcun senso smorzare i toni dinanzi a un baratro di dolore così sconfinato e comunque paradossalmente il fastidio più pruriginoso lo si avverte non per i dettagli più sordidi della narrazione, quanto per la grettezza e l'insensibilità del paradigma umano che ci viene restituito, ahimè non così distante dalla realtà che ci circonda nel quotidiano. L'analisi socio-antropologica condotta dal drammaturgo e regista siciliano scende in profondità tra le pieghe occulte più inconfessabili, conservando la dirompente carica di immediatezza e spontaneità già applaudita in "Antropolaroid", che scova i propri punti di forza nel ricorso oculato al dialetto, nel gusto della narrazione che scaturisce fluida e dinamica dal giustapporsi delle testimonianze dei diversi personaggi, nel frequente coinvolgimento del pubblico al quale ci si appella con gli sguardi e la prossimità fisica in cerca di un'impossibile assoluzione. L'incedere del racconto finisce progressivamente per percorrere sentieri meta-teatrali, lungo i quali le sei marionette sono coinvolte in una messa in scena processuale che ne disvelerà tutto il lerciume annidato sotto la levigata patina di integerrima onestà e contegno.

Invidiatemi come io ho invidiato voiGranata è autore coraggioso e anti-convenzionale: fortemente conscio della lezione della tradizione classica e saldo nelle proprie radici familiari e geografiche, le rielabora in un flusso creativo sempre foriero di nuovi stimoli e inedite soluzioni espressive, abbracciando una modernità che rifugge gli stilemi più indecifrabili della drammaturgia contemporanea, per parlare in modo autentico e sincero al pubblico. Sia che attinga dal proprio vissuto che dalla società circostante, costruisce storie capaci di mettersi in relazione con l'interiorità dello spettatore, innestando il germe del dubbio e scardinando le troppo semplicistiche e rassicuranti certezze. Ed altrettanto prodigiosa è la limpidezza della sua visione registica che domina saldamente il rovente materiale drammaturgico, lo affida con consapevolezza all'interpretazione di una compagnia talentuosa e forte di una visione artistica condivisa (che trova il suo fulcro portante nel progetto Proxima Res) e lo incardina in una coinvolgente sinusoide di toni che trascolora dall'oscurità di una sofferenza ineluttabile a istantanei passaggi di levità e saporita ironia.

Si faceva riferimento poc'anzi allo spessore interpretativo dell'intero sestetto di artisti che incarnano questo torbido dramma. Paolo Li Volsi è assolutamente credibile nel vestire i panni del subdolo, persuasivo, spietato assassino, così come Bianca Pesce in quelli della matrona d'altri tempi custode del focolare domestico ma forse anche incline a qualche compromesso di troppo pur di non soccombere agli attacchi del volgare mondo esterno. Perfette Francesca Porrini e Caterina Carpio nell'avventare tutto il risentimento delle loro frustrazioni sulla protagonista indagata, moderne erinni senza alcuna pietà nei confronti dell'eroina tragica. Infine ci sia concesso un plauso ancor più energico all'affilata e lancinante interpretazione di Mariangela Granelli che si abbandona con generosità al proprio personaggio, percorrendone l'intera gamma emotiva, dalla banale insoddisfazione della routine coniugale sino all'affondare in sabbie mobili senza ritorno o possibilità di espiazione. E come non ricordare la delicatezza ingenua di un marito tanto innamorato da divenire accondiscendente sino al parossismo, burattino nelle mani rapaci di una moglie insoddisfatta ed egoista, interpretato da un Tindaro Granata magistrale anche nelle vesti di attore, oltre che in quelle di drammaturgo e di direttore dell'orchestra registica.

Un'opera che per potenza dirompente, linguaggio onesto e diretto, e preziosità della messa in scena colpisce con decisione lo spettatore, segnando una tappa decisiva nel percorso artistico del suo poliedrico artefice e dei suoi affiatati compagni di viaggio di Proxima Res. Un percorso che ora potremo ripercorrere e riassaporare grazie alla raccolta di Cue Press fresca di pubblicazione intitolata "Familiae", che include i tre testi sinora firmati da Tindaro Granata, ovvero "Antropolaroid", "Invidiatemi come io ho invidiato voi" e l'ultimo progetto "Geppetto e Geppetto. 1 papà + 1 papà = 1 figlio?", ancora presentato solamente nella forma embrionale di reading nell'ambito dell'ultima edizione del festival Garofano Verde.


Teatro dell'Orologio (Sala Moretti) - via dei Filippini 17/a, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6875550, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario biglietteria: dal lunedì al venerdì ore 11/19
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.30, domenica ore 18.30
Biglietti: intero 15 euro, ridotto 12 euro (under25, over65, studenti universitari, tesserati bibliocard, arci, metrebus card), gruppi superiori a 5 persone 10 euro (prenotazione a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ), Under 25 Days (martedì e mercoledì) 8 euro, Scuole di teatro convenzionate 8 euro (prenotazione a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ) - Tessera associativa stagionale 3 euro

Articolo di: Andrea Cova
Foto di: Manuela Giusto
Grazie a: Stefania D'Orazio, Ufficio stampa Teatro dell'Orologio
Sul web: www.teatroorologio.com

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