Intrigo e amore - Teatro Quirino Vittorio Gassman (Roma)

Scritto da  Domenica, 11 Febbraio 2018 

L'allestimento di Marco Sciaccaluga del capolavoro giovanile di Schiller “Intrigo e amore” convince lo studioso di letteratura tedesca per la precisione filologica della versione italiana di Danilo Macrì e per la modernità della lettura del testo come critica sociale e politica contro il potere, ma al contempo appassiona lo spettatore per la forza dei protagonisti e interpreti di questa tragica storia di un amore impossibile.

 

Teatro Stabile di Genova presenta
INTRIGO E AMORE
di Friedrich Schiller
versione italiana Danilo Macrì
con Roberto Alinghieri, Alice Arcuri, Enrico Campanati, Andrea Nicolini, Orietta Notari, Stefano Santospago, Simone Toni, Mariangeles Torres, Marco Avogadro, Daniela Duchi e Nicolò Giacalone
scena e costumi Catherine Rankl
musiche Andrea Nicolini
luci Marco D’Andrea
regia Marco Sciaccaluga

 

"I grandi della Terra dovrebbero imparare che cosa significa la parola povertà": basterebbe solo questa battuta pronunciata dalla sfortunata sedicenne Luise, protagonista e vittima di un amore impossibile, a far capire come "Intrigo e amore" di Schiller rappresenti un manifesto politico e la denuncia di un sistema che impedisce l'accesso a quello che oggi definiremmo "ascensore sociale", ossia la possibilità da parte delle classi subalterne di accedere alla "casta".

La storia della letteratura d'ogni luogo e tempo è naturalmente ricca di "amori impossibili" perché resi irrealizzabili da condizioni o estrazioni sociali diverse: da "Romeo e Giulietta", in cui l'appartenenza a due gruppi familiari contrapposti e predominanti genera la tragedia, a "I dolori del giovane Werther" di Goethe, scritto dieci anni prima dell’ "Intrigo e amore" schilleriano, si può facilmente constatare come il sogno infranto ed il sentimento osteggiato offrano agli autori un tema sensibile per narrare non tanto e non solo storie d'amore strappalacrime, ma per collegare le disgrazie individuali alla critica del potere e alla ribellione contro il sopruso e l'oppressione dei sentimenti più umani e naturali.

E nel testo di Schiller ribelle è per forza di cose e per un crudele destino, fino a diventare autore di un omicidio-suicidio, il giovane nobile Ferdinand che si innamora perdutamente della giovanissima Luise, piccola borghese figlia di un maestro di musica, la quale ricambia il giovanotto con altrettanta passione. Ma sul loro cammino troveranno il blocco sociale della nobiltà che osteggia e impedisce ogni aspirazione libertaria e soprattutto nega alla borghesia la possibilità di acquisire diritti, emanciparsi, ottenere pari dignità e il riconoscimento del proprio ruolo politico all'interno della società.

L'ordito della narrazione si sviluppa allora intorno alla figura profetica di Wurm (un nome che in italiano significa Verme) che, partito anch'egli dalla classe subalterna del terzo stato borghese, riesce a strisciare nelle stanze del potere nobiliare come segretario del potente Presidente von Walter, il padre di Ferdinand, il quale ovviamente aspira a ben altro futuro per il figlio da avviare nelle zone alte dell'amministrazione, carriera che verrebbe immediatamente stroncata da un matrimonio con una ragazza di estrazione borghese.

Va sottolineato il periodo storico in cui il giovane Schiller scrive il suo “Trauerspiel”: siamo nel 1783-84, un lustro prima della Rivoluzione francese che porterà la borghesia ad abbattere le barriere sociali imponendo una nuova visione del mondo basata sull'uguaglianza. Ma in Germania le cose non andarono proprio così: a parte tentativi insurrezionali o repubblicani come ad esempio la repubblica di Magonza (per saperne di più vedi lo studio Nicolao Merker, “L'illuminismo tedesco”) in Germania si compì il pasticcio storico del patto sociale tra borghesia e nobiltà. La borghesia si sottomise ai poteri feudali in cambio della garanzia del profitto che le soldataglie poliziesche germaniche di duchi e piccoli monarchi tutelarono contro le istanze dei contadini e del quarto stato che nella storia avevano già pericolosamente alzato la testa (vedi la rivolta di Thomas Müntzer in Marx-Engels: “L'insurrezione dei contadini in Germania”).

Ecco dunque che il personaggio del segretario Wurm, colui che ordisce l'intrigo e la diffamazione della ragazza che avranno la tragica conclusione della morte dei due giovani innamorati, assume le sue sembianze come accennavo profetiche: Schiller infatti ha già intuito quale sarà l'evoluzione della storia tedesca, quella che Marx appunto definisce "ideologia tedesca" del secolo a venire: il tradimento degli ideali di libertà da parte della borghesia in cambio della sicurezza economica. Uno scellerato patto tra le vecchie forze feudali e l'emergente classe borghese che Schiller tratteggia nella scena che precede l'omicidio-suicidio di Ferdinand e Luise, in cui Ferdinand consegna al padre della ragazza un sacchetto contenente un'ingente somma in ducati d'oro: denaro in cambio di vite umane e di libertà individuali.

Andrea Nicolini trasferisce al ruolo di Wurm una potenza mefistofelica e corrotta da far rabbrividire al pensiero di quanta malvagità possa esprimere un solo essere umano. Stefano Santospago è un potente e corrotto Presidente von Walter alla Corte di un Principe tedesco che però può far pensare ad un politico di oggi, intrallazzatore e ricattatore, violento e autoritario, che passa sopra i sentimenti di tutti solo per accrescere il proprio potere.

Va sottolineata la foga giovanile del Ferdinand di Simone Toni abile a passare dall'idillio amoroso iniziale alla furia ed impeto di rabbia e gelosia del finale. Un contrasto di passioni che Schiller ha riversato nel personaggio che qualche cronaca racconta addirittura autobiografico. Si narra infatti che il giovane Schiller, di estrazione borghese, abbia vissuto un amore folle e disperato per la giovane nobile Carlotta von Wulzburg, uno dei tanti amori osteggiati e impossibili che costrinse alla fuga il ventenne scrittore minacciato di persecuzione. Sensibile ma tosta nei sentimenti la giovanissima Luise di Alice Arcuri che si serve anche di un leggero accento dialettale per rendere credibile e suggestivo il carattere popolare del personaggio. Principesca e sontuosa - umanissima nel suo slancio idealistico con cui da scaltra concubina del Principe si riscatta mandandolo al diavolo - la Lady Milfred di Mariangeles Torres. Commoventi i genitori di Luise, Orietta Notari e Enrico Campanati. Spassoso e surreale il Maresciallo von Kalb di Roberto Alinghieri.

La regia di Marco Sciaccaluga è letteralmente ad orologeria, con tanto di metronomo che anche nell'intervallo scandisce il tempo come a voler avvertire che ci stiamo avvicinando da una parte verso l'acme della disperazione individuale, dall'altra verso la rivoluzione. La storia per Schiller infatti sembra non dare altra scelta: Sturm und Drang, appunto, distruzione o disperazione, una scelta politica che in Germania si risolse nell'atto di ribellione individuale o del suicidio, come dimostra anche l'altro capolavoro di Schiller, "I masnadieri".

Modernissima la scena come il palco di un'orchestra disordinata, con sedie metalliche, leggii e strumenti musicali sparpagliati intorno ad un pianoforte su cui picchiano le mani dei personaggi in preda agli umori e sospetti più funesti. Una soluzione scenica che, pur ispirandosi alle più recenti interpretazioni dell'opera viste sulle scene tedesche in chiave di attualità, conserva nei costumi e nei trucchi e parrucchi settecenteschi di Catherine Rankl un filo di comunicazione con l'originale storico che allude esplicitamente ad una "profezia" (nel titolo originale tedesco si legge infatti "kabale" che non significa "intrigo" ma "cabala" cioè semmai "messaggio segreto" o "profezia"). Quale profezia dunque? Ecco: l'avvento di un mondo in cui gli uomini saranno liberi e uguali indipendentemente dalla classe, dal colore, dalla provenienza. Un mondo che non si è ancora avverato, anche se l'inno europeo è oggi quel sublime "Inno alla gioia" scritto da Schiller e musicato da Beethoven. La gioia, in Europa, è però ancora di là da venire e, per quanto moderni, siamo ancora lì bloccati nel XVIII secolo a cercare di realizzare gli ideali "borghesi" della rivoluzione francese che non sono gli interessi finanziari di banche e capitali, ma l'uguaglianza e fraternità di uomini e popoli.

Fondamentale la colonna sonora di Andrea Nicolini, capace di ricreare atmosfere psicologiche di forte intensità e di strutturare il dramma con un crescendo onirico.

Scroscianti e meritatissimi applausi.

PS: Per chi volesse saperne di più su questi argomenti suggerisco il saggio di Lukàcs "Goethe e il suo tempo" nonché il mio saggio "Il privato terrorista - Ideologia piccolo borghese e violenza politica da Lutero alla Rote Armée Fraktion" (https://www.academia.edu/7279059/Il_privato_terrorista).

 

Teatro Quirino Vittorio Gassman - via delle Vergini 7, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni: botteghino 06/6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 21, domenica ore 17, giovedì 8 febbraio ore 17
Biglietti: martedì / mercoledì / giovedì / venerdì / sabato pomeriggio platea € 30 (ridotto € 27), prima balconata € 24 (ridotto € 22), seconda balconata € 19 (ridotto € 17), galleria € 13 (ridotto € 12); sabato sera / domenica pomeriggio platea € 34 (ridotto € 31), prima balconata € 28 (ridotto € 25), seconda balconata € 23 (ridotto € 21), galleria € 17 (ridotto € 15)
Durata spettacolo: 3 ore più intervallo

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Paola Rotunno, ufficio stampa Teatro Quirino
Sul web: www.teatroquirino.it

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP