Indietro di un'ora - Teatro delle Emozioni (Roma)

Scritto da  Venerdì, 22 Maggio 2015 

“Indietro di un’ora” è un’opera musicale moderna scritta e diretta dal regista Andrea Donatiello e dall’artista Giorgia Reggimenti. Silenzio. Penombra. Un luogo dove il tempo ha cessato di esistere. E' qui che si trova Ics, noto artigiano di orologi ossessionato dall'impadronirsi del segreto del Tempo. Una figura si scorge nel buio oltre la sua: un essere con testa di coniglio, dal fare grottesco, senza nome e al quale Ics si rivolgerà chiamandolo "MyFriend". Ics non comprende dove si trovi, ma sarà MyFriend a fargli luce: un antro al di fuori del tempo, dal quale l'orologiaio non può fuggire malgrado i suoi sforzi, nonostante tutte le sue ostinazioni di tornare da sua moglie che a dir suo è da qualche parte sola, che lo attende. Ma è ancora il coniglio a rivelargli la realtà dei fatti: sua moglie è morta, non ha nessuno da cui tornare, e per il suo bene farebbe meglio ad andare dove è invece lui a volerlo portare. Permettendo così al Tempo di poter ripartire...

 

Compagnia De' MirjaDe presenta
INDIETRO DI UN'ORA
di Andrea Donatiello
regia Andrea Donatiello
con Claudio Crisafulli, Marilisa Protomastro, Matteo Volpotti, Biagio Graziano, Francesca di Meglio, Michela Baranello, Leonardo Franco, Giorgia Reggimenti, Angelica Portioli, Silvia Savino Flavia Barella, Francesco Gara e Claudio Codecà
coreografie Fabio Giorgi
disegno luci Alessio Damiani

 

Non c’è nessuno qui con il desiderio di rimediare a quanto fatto o detto inavvertitamente in momenti passati?
Nessun pentimento?
Nulla da rimpiangere?
Rimorsi invece? Niente?

L'avventura di Ics si sviluppa così, con questi interrogativi lanciati contro l'inerme platea assestata sulle dure poltroncine del Teatro delle Emozioni di Via di Tor Caldara a Roma. Le musiche dei Negramaro ad accompagnare e scandire le luci e ombre di questo viaggio onirico tra coscienza e sentimento.

A quale ricordo della vostra memoria ci aggrapperemmo se fosse possibile tornare indietro? E quale scelta eviteremmo di compiere? Forse un incontro sbagliato? Una parola mancata o un'offesa di troppo? Magari un giorno o un orario ben specifico che ha segnato inesorabilmente la nostra esistenza?

Una valanga di interrogativi e di domande pronti a fare capolino dalla maschera dell'antagonista MyFriend, "coniglio dalle mille facce buffe" che strizza l'occhio al personaggio di Frank nel film Donnie Darko. A differenza della controparte cinematografica però, qui il coniglio parla, anzi urla. Ricordando al protagonista, un orologiaio londinese in eterna lotta con il tempo che (s)corre inesorabile, quanto vacua sia la nostra esistenza. Tra i rubini e gli ingranaggi si nasconde il segreto imperscrutabile del tempo, capace di invertire questa suicida quanto ormai consolidata assuefazione ai minuti che passano.

Deve esserci un modo per fermare il tutto, per invertire le lancette e fissarle ad una data ben precisa, ormai trascorsa ma non per questo persa. Non è forse il tempo un artificio inventato dagli umani? Dunque non può non dipendere dalla stessa umana volontà.

La convinzione di poterlo dominare che diventa ossessione, e il confronto con MyFriend che assume i toni di una sfida: tre possibilità per piegare lo scorrere dei minuti al proprio volere. Riuscirci vorrebbe dire tornare alle 3.20 di quella notte in cui il mondo di Ics cessò di esistere e cambiare il corso degli eventi. Perire vorrebbe dire l'inappellabile condanna eterna a cui, di logica natura, si è già condannati.

Ecco scorrere la prima storia davanti gli occhi dei due protagonisti: un fornaio e il suo amante, ostacolati nella loro passione, costretti ad una scelta di cuore prima ancora che di genere. Un rincorrersi di rime e assonanze, un posto idilliaco che forse non c'è, una moglie concupiscente di attenzioni e dignità, l'imbarazzo che lascia spazio alla tristezza. E' come un musical - ci dicono - anche se il cantato rimane un inframmezzo di gelo e immobilità in un vortice di passioni ben strutturate. "Basta così"...per ora.

Atto secondo: una sognatrice si fa largo dal fondo del palco. Come per la prima storia anche qui la vicenda è anticipata da un ibrido tra filastrocca e poesia da cena di Natale. Non un limite di interpretazione, quanto più una sbagliata collocazione: sarebbe stato molto più efficace che l'intera egloga fosse preventivamente registrata, e riprodotta come scorrere di pensieri, anziché artificiosamente decantata battendo nulla se non i piedi a terra, quasi a scandire la rima. Ma ecco arrivare il ritmo, con un musicista bello e dannato a fare da sfondo ai sogni eterei di una giovane ragazza. Sogni di gloria? Sogni di amore? Un racconto che appassiona per il comun denominatore sentimentale (tutti siamo stati innamorati e non ricambiati) ma che rimane di un timido colore, forse perché confinato entro i limiti dell'epilogo sonoro di "Londra brucia", o forse perché incompleto nello strazio che voleva raccontare. E mentre il nuovo fallimento di Ics sembra prendere sempre più consistenza, ecco che il musicista infingardo si scopre tenero e innamorato errante, devoto ad una gitana dai lineamenti dolci, ma promesso sposo al putrido piacere di un bordello. Eran le 3.20 quando la vergogna si mostrò, e sempre le 3.20 quando Ics accarezzò il suo secondo fallimento.

L'ultimo atto è la sfida di prosa più ardita dell'intero spettacolo, con tempi enormemente maggiorati e una soglia di attenzione che, per ovvii motivi, vacilla ad ogni spasmo di clessidra. E' la prova di Ics, e del coraggio dell'uomo che può riscattarsi dalle catene del tempo. E' qui che il musical si disperde e il teatro nudo e crudo si riprende prepotentemente la scena: dialoghi e monologhi, silenzi e respiri, luci e parole...fino all'inevitabile conclusione.

"Indietro di un'ora" non è solo un auspicio denso di rammarico, ma è un nuovo invito ad approcciarsi alla vita, senza che la predeterminazione e l'inevitabile declino che ci attende influenzi in alcun modo il nostro presente. Tempo, amore, vita, dolore...ingranaggi di uno stesso meccanismo che funzionano solo se sincronizzati, ma autonomamente avvolti da un'aura di mistero a cui non è possibile accedere, se non provando ad analizzarne i vari contorni e le sbiadite sfaccettature.

"Indietro di un'ora" è tutto qui, un tentativo di dar corpo e forma ad un qualcosa di impercettibile, che ci accompagna e ci condiziona. Il palco diventa la nostra essenza, i ballerini altro non sono che la rappresentazione dei mutevoli stati d'animo che ci troviamo a vivere ed affrontare: ora in aspra conflittualità col mondo, ora stretti in un abbraccio esistenziale da cui non vorremmo mai sottrarci.

Una storia che non nasconde la sua natura ammaliatrice e i suoi intenti autoreferenziali (alcune note biografiche degli autori sembrano riecheggiare in più scene), una trama che nel suo insieme tenta di unire diversi generi performativi nel tentativo di ricrearne uno tutto suo, ma che (al netto di qualche imprecisione e inevitabile problema tecnico) rischia di rimanere incastonata in questa spirale di interdipendenza tra "chi è sul palco" e "cosa va in scena". Adattare un testo alle potenzialità dei suoi interpreti assicura certamente un ottimo risultato nel breve termine (e gli applausi a fine serata ne sono la conferma), ma potrebbe rendere difficoltoso ogni tentativo di duplicazione esterna al contesto specifico di fruizione: generare un qualcosa di inedito senza però che poi possa essere replicato da altri è un po' come scrivere una canzone d'amore facendo nomi e cognomi. Si rischia di limitarne la portata del messaggio.

 

Teatro delle Emozioni - via di Tor Caldara 23, Roma (Metro A - fermata Arco di Travertino)
Per informazioni e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: 8 e 9 maggio ore 21.00, 10 maggio ore 18:00
Biglietti: Biglietto € 13,00, Biglietto + Cena a buffet € 20,00

Articolo di: Gianluigi Cacciotti
Grazie a: Ufficio stampa Compagnia De' MirjaDe
Sul web: www.accademiademirjade.com

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