Incendi - Teatro I (Milano)

Scritto da  Andrea Dispenza Domenica, 30 Gennaio 2011 
Incendi

Dal 27 gennaio al 13 febbraio. Con Incendi, del libanese – ma canadese d’adozione – Wajdi Mouawad – comincia la sessione milanese della rassegna Face à Face, un festival dedicato alla drammaturgia francese contemporanea in Italia. Mouawad è il ‘Cavaliere dell’Ordine nazionale delle arti e delle lettere’, com’è stato nominato dal governo francese. L’epopea della ‘donna che canta’- soprannome della protagonista e titolo del film ispirato alla pièce – è piena di orrori, abusi e sangue. In una storia che si svela a poco a poco si incrociano dei destini paralleli: la ricerca di un figlio scomparso, l’odissea di due gemelli avvolti dall’oscurità della loro nascita, gli strazi della guerra che fa da sottofondo e scandisce la storia del mondo, perpetuando la vita a dispetto di tutto e di tutti.

 

 

Teatro I / Face à Face – parole di Francia

presenta

INCENDI (prima nazionale)

di Wajdi Mouawad

con Federica Fracassi, Walter Leonardi, Francesco Meola, Valentina Picello, Libero Stelluti

scene Renzo Martinelli

adattamento Francesca Garolla

regia Renzo Martinelli

 

Incendi. Anzi, grovigli. Complicati, a cui bisogna prestare la massima attenzione per non perdersi tra gli orrori evocati di un dramma familiare e nasi di clown che volano dall’alto per confondere la realtà dal ricordo e dall’illusione. Tra sospiri attenti al microfono, quando l’attore è avvolto da un telo nero, per amplificare tensioni e movimenti. Tra il destino parallelo di due fratelli, il nervoso e la fragile determinata, nel presente, alla ricerca di un padre e un fratello di cui sono a conoscenza nel momento in cui muore la madre lontana. E tra la madre lontana, quando si rievoca il passato, intrappolata in un conflitto che non ha scelto. Che la porta a soffrire silenziosa e distante, ad affrontare i dolori della guerra, a voler essere seppellita nuda e con la faccia verso il basso.

Incendi, nella mise en scene del regista Renzo Martinelli, è come una bellissima rosa ma piena di spine. Se ne respira la delicata essenza, quella di un testo preciso nella sua crudezza e nella sua sensibilità, ma le spine fanno sì che si debba trattare il tutto con particolare attenzione, per non rischiare di pungersi continuamente.

C’è la distruzione di una memoria, l’annientamento di ogni essere umano. C’è la sofferenza estrema del non sapere a chi si appartiene, qual è addirittura il proprio vero nome. C’è l’abuso del corpo, il silenzioso dolore, la nevrosi irragionevole. Emozioni davvero spietate e conseguenti disumane implicazioni.

Le donne sul palco rappresentano pienamente questo continuo tourbillon fisico ed emotivo. Trema loro la voce, piangono, hanno la faccia tesissima e gli occhi sbarrati nel momento in cui lo spasimo si fa particolarmente elevato.

Peccato, però, che siano avvolte da eccessivi virtuosismi registici di Martinelli che un testo già così scottante in partenza non dovrebbe avere. Ottima la breve e simpatica trovata delirante quando nel pieno del pathos, gli attori giocano con la scenografia, si sgridano, chiedono scusa al pubblico per quello che succede durante la prova dello spettacolo. Una piccola parentesi, forse di influenza cinematografica, che ha smorzato un po’ la tensione. O che è servita a certi spettatori a riprendere il filo del discorso: ad eccezione di questi pochi minuti, il resto è stato un calcare eccessivamente la mano, nella dilatazione dei tempi, nei sospiri al microfono, nell’eccesso per dover rimarcare a tutti i costi quelle parole universali di devastazione.

Pensare che di Incendi, questa di Martinelli, è una delle rappresentazioni in circolazione meno lunghe e più leggere. A volte, la catarsi dello spettatore si ottiene ugualmente con meno incisioni e quel male di vivere che si rappresenta resterebbe ancora più impresso.

Altre volte, gran parte della sofferente – ben riuscita – impressione di chi osserva, sta nel talento degli attori. Oltre ai due corpi femminili, pieni di grazia e di giusta nevrosi, c’è la figura del notaio da cui partono le volontà della madre. Si rivolge ai figli e al pubblico con fare volutamente leggero. Nel testo dovrebbe alleggerire il dramma, nella realtà si lascia apprezzare, ma il regista calca troppo anche con lui (l’attore Walter Leopardi) e lo porta troppo fuori dalla drammaturgia originale. Viene la curiosità di vederlo e applaudirlo in un ruolo comico, cabarettistico.

Ancora troppo acerbo Francesco Meola (uno dei due gemelli) – è sua una delle uscite più incisive di Incendi, quasi all’inizio. Troppo, che certo pubblico borbotta. Che può far parte del teatro, dove tutto è permesso, se però certe battute da copione si accompagnano ad uno stadio di trasposizione e coinvolgimento di chi ha il teatro da tempo nel sangue, talento immisurabile, esperienza infinita. Lui ne avrà, si nota la tecnica, ma è ancora troppo presto.

Un capitolo a parte, intero, è da spendere per Libero Stelluti. Giovane attore, vero talento in ogni sua singola mossa, che sia con gli occhi, le mani, il viso tutto, le parole o un fucile. Complice un ruolo molto particolare e coinvolgente, una figura letteralmente sospesa che appare e scompare, indefinibile, che sembra dare l’impressione di qualcosa di malvagio (il trucco, e la reminiscenza, rimanda al Joker nevrotico di Heath Ledger) di cui si svela la realtà solo alla fine. Passa con la stessa bravura da un ruolo all’altro nel suo enigmatico spazio in alto in cui è posto: compare sornione, sparisce enigmatico. Poi drammaticamente silenzioso interpreta la paura con il solo sguardo degli occhi e con le sopracciglia, con tutta quella semplicità e padronanza che è come se facesse il più significativo dei monologhi. Inquieta con i versi che rappresentano la trepidazione e diverte nel momento finale in cui diventa leggero. Quella leggerezza apparente prima dell’esplosione, e che a lui viene fuori persino dalle pupille.

 

Teatro I – via Gaudenzio Ferrari 11, 20123 Milano

Per informazioni: telefono 02/8323156, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Orario spettacoli: dal 31 gennaio al 13 febbraio tutti i giorni ore 21, martedì riposo

Biglietti: intero €15, ridotto under 26 €10, ridotto over 60 €7,50, ridotto convenzionati €12

 

Articolo di: Andrea Dispenza

Sul web: www.teatroi.org

 

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