In nome del padre - Piccolo Teatro Studio Melato (Milano)

Scritto da  Lunedì, 24 Dicembre 2018 

“In nome del padre” è uno spettacolo di e con Mario Perrotta sulla figura odierna del padre, andato in scena dal 17 al 22 dicembre al Teatro Studio Melato di Milano. Il testo, interamente scritto e diretto da Perrotta, nasce da un confronto con lo psicanalista Massimo Recalcati ed è il primo di una trilogia sulla famiglia. Perrotta porta in scena tre uomini che vivono con difficoltà il loro ruolo di padri, incapaci di comunicare con i loro figli e di leggere le relazioni familiari.

 

IN NOME DEL PADRE
uno spettacolo di Mario Perrotta
consulenza alla drammaturgia Massimo Recalcati
collaborazione alla regia Paola Roscioli
aiuto regia Donatella Allegro
costumi Sabrina Beretta
musiche  Giuseppe Bonomo, Mario Perrotta
foto  Luigi Burroni
allestimento  Emanuele Roma, Giacomo Gibertoni
con Mario Perrotta
produzione Teatro Stabile di Bolzano

 

Mario Perrotta dà gesti e parole a tre padri diversi, che abitano tutti e tre nello stesso palazzo. Lo fa su una scena vuota con solo una sedia, mettendosi e togliendosi giacche diverse e usando i colori del dialetto. Le storie si intrecciano in continuazione, si sovrappongono, senza pause.

Il primo è un giornalista, un uomo di cultura, che ama parlare e scrivere usando parole altisonanti; ha gesti composti e misurati e parla con una leggera cadenza del sud. Il secondo, un uomo semplice, un capoofficina abituato a dirigere dieci operai, parla veneto, con un linguaggio concreto e diretto. Il terzo è un commerciante privo di cultura, arricchitosi con negozi di moda. Parla in napoletano, con un linguaggio impoverito, confuso e “accelerato”. Quando si accorge che la figlia non vuole ascoltarlo, preferisce alzare la musica e stordirsi con questa, proprio come fa sua figlia.

Tutti e tre hanno figli adolescenti e si accorgono di non arrivare a comunicare con loro. Dovrebbero adempiere alla loro funzione, aiutare i figli in un età delicata come l'adolescenza, ma il cambiamento della società ha reso fragile la loro paternità.

Sgomenti davanti alle loro mogli sempre più libere ed indipendenti, spogliati dei loro ruoli tradizionali, incapaci di comunicare con figli adolescenti, non capiscono di aver loro per primi bisogno di aiuto.

Il giornalista confida ai suoi lettori di non riuscire più a parlare con il figlio, recluso da settimane nella sua stanza. É un Hikikomori, termine coniato in Giappone per designare persone, in genere adolescenti, che decidono di ritirarsi dalla vita sociale e restare chiusi in un isolamento. Usa la cultura come lente deformante per leggere la realtà amara. Nella segregazione autoinflitta del figlio, si convince di vedere una "atarassica rinuncia al piacere di greca memoria, un atteggiamento intelligente" per salvaguardare la sua anima. O un disagio per un'ipotetica omosessualità. La parola diventa allora trappola per l'immaginazione, priva di onestà.

Il padre napoletano invece, prova a vestirsi da giovane, ad andare in discoteca con la figlia e le sue amiche e, quando non capisce qualcosa del mondo degli adolescenti o di sua moglie, scappa a farsi leggere le carte.

L'operaio, con grande umiltà, comincia da se stesso e si lascia aiutare da uno psichiatra. Sarà il primo a trovare una strada verso suo figlio.

 

Piccolo Teatro Studio Melato - Via Rivoli 6, 20100 Milano
Per informazioni e prenotazioni: da lunedì a sabato 9.45-18.45; domenica 10-17 servizio telefonico allo 02.42.41.18.89
Orario spettacoli: lunedì, mercoledì e venerdì, ore 20.30; martedì, giovedì e sabato, ore 19.30
Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro
Durata spettacolo: 80 minuti senza intervallo

Articolo di: Raffaella Roversi
Grazie a: Valentina Cravino e Edoardo Peri, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

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