In fondo agli occhi - Teatro della Cooperativa (Milano)

Scritto da  Raffaella Roversi Domenica, 20 Ottobre 2013 

Da giovedì 17 a domenica 27 ottobre, al Teatro della Cooperativa di Milano va in scena, in prima milanese, “In fondo agli occhi”, produzione Compagnia Berardi-Casolari, con il sostegno del Teatro Stabile di Calabria. La regia è di César Brie. Tutto lo spettacolo percorre la linea rarefatta della percezione di chi vede e di chi non vede. La cecità fisica diventa metafora per descrivere la cecità dell’animo. La rappresentazione della notte dell’etica in cui la nostra società e il nostro paese in particolare sono sprofondati, è filtrata infatti dalla cecità reale di Gianfranco Berardi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Produzione Compagnia Berardi-Casolari
con il sostegno di Teatro Stabile di Calabria presenta
IN FONDO AGLI OCCHI
di e con Gianfranco Berardi, Gabriella Casolari
regia César Brie
luci e audio Andrea Bracconi
elementi scenici Franco Casini, Roberto Spinaci
collaborazione musicale Giancarlo Pagliara

 



La Compagnia Berardi-Casolari porta al Teatro della Cooperativa di Milano “In fondo agli occhi”, spettacolo con pennellate cabarettistiche che sarebbe piaciuto a Grotowski: per i temi politici e sociali; per la povertà della scena che amplifica le capacità attoriali dei due interpreti; per il coinvolgimento del pubblico, con cui gli attori interagiscono, in un percorso di interrogazione.
Non è un caso che il regista sia César Brie, il quale afferma che “l’autobiografico e l’universale vanno di pari passo: quando mi parli precisamente di te mi parli del tuo paese, quando mi parli del tuo paese mi parli esattamente di te”.
Sulla scena l’interno del bar Italia, metafora per descrivere il nostro paese. L’arredo è scarno ed un po’ kitsch, con una squallida insegna al neon. Sulle sedie poste in fondo, abiti appesi che clienti hanno lasciato; gente senza sogni, vuota, comparse della vita. I due gestori assomigliano ai loro avventori: una donna sedotta ed abbandonata dal marito e il suo socio amante non vedente, che lei accudisce per dare un senso alla sua vita senza senso.
Lei sogna l’evasione su un’isola deserta, sogna lo shopping compulsivo, i ristoranti eleganti, le belle macchine. Ma lui non può fare altrettanto perché è cieco e i ciechi non “possono farsi fottere” dai colori, dagli oggetti, dai macchinoni. Lui sente l’angoscia delle persone che gli camminano accanto urtandolo, sente il loro dolore, vede la “malattia” in fondo ai loro occhi. Occhi che hanno smesso di cercare, di interrogarsi, di sognare. Occhi che non sanno capire il silenzio, che non sanno ascoltare, che non sanno parlare ai loro figli della vita, dei valori, ma che li crescono, sognandoli solo calciatori. Forse per questo Berardi indossa una maglia della nazionale calcio Italia. Anche il nome è simbolico: Tiresia, celebre indovino tebano, anche egli cieco.
Istrionico e un po’ caustico Berardi, che butta in faccia allo spettatore, talvolta con violenza e un pizzico di volgarità gratuita, la sua cecità; cui non rinuncerebbe, dice con sarcasmo, “visto che l’amore è cieco e la fortuna è bendata”. La Casolari regala equilibrio alla scena.

 

 


Teatro della Cooperativa - via Hermada 8, Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/64749997
Orario spettacoli: feriali e festivi ore 20.45, lunedì riposo
Biglietti: intero 18 €, ridotti 13/8 €

 



Articolo di: Raffaella Roversi
Grazie a: Ufficio stampa Maurizia Leonelli
Sul web: www.teatrodellacooperativa.it

 

 

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