Improvvisamente, l’estate scorsa - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Scritto da  Martedì, 24 Maggio 2011 
Improvvisamente, l'estate scorsa

Dal 3 al 29 maggio. Elio De Capitani ambienta la pièce nel giardino-giungla della signora Venable, il cui figlio Sebastian è morto “improvvisamente, l’estate scorsa”. Qui un giovane neurologo è stato chiamato in causa per operare la nipote, affetta – secondo la zia - da allucinazioni e crisi isteriche incontrollabili. Le cure d’avanguardia non sono altro che la famigerata lobotomia. L’argomento-scandalo si affianca a ricordi colmi di particolari violenti e scabrosi di quell’estate scorsa… L’Elfo Puccini celebra così il centenario della nascita di Tennessee Williams.

Teatridithalia presenta

IMPROVVISAMENTE, L’ESTATE SCORSA

regia di Elio De Capitani

scene di Carlo Sala

costumi di Ferdinando Bruni

luci di Nando Frigerio

suono di Giuseppe Marzoli

con Cristina Crippa, Elena Russo, Cristian Giammarini, Corinna Agustoni, Edoardo Ribatto,

Sara Borsarelli

 

Improvvisamente, l'estate scorsaChe scenografia maestosa domina il palco della sala Shakespeare dell’Elfo Puccini di Milano. Così imponente, curata, studiata in ogni singolo dettaglio: la panchina, la pianta carnivora, le sedie in fondo perfettamente disordinate, il tavolino. La serra in cui De Capitani ambienta “Improvvisamente, l’estate scorsa” del 1957 di Tennessee Williams è una vera e propria giungla che cade rigogliosa da entrambi i lati, dall’alto, dal centro. La ricca proprietà dell’anziana zia Venable è qualcosa di così vistoso e imponente, e freddo allo stesso tempo. Prosperosa e decadente. Non può che immergere immediatamente lo spettatore in una parte della psicologia dei personaggi della piéce: quella più nevrotica, confusionaria, studiata – ogni personaggio ha una parte ben precisa da giocare di fronte a tutti gli altri.

E che costumi. Leggiadri, semplici, puri. Quasi tutti bianchi – personalmente, li avrei vestiti tutti di bianco, dal primo all’ultimo, una sorta di candida divisa in contrasto con la follia di quel genio di Williams – come a indicare l’ingenuità con cui tutti (dalla vecchia Violet al più ragionevole dottor Zucchero, alla compiaciuta e vittima di elettroshock cugina del defunto Sebastian) portano avanti una causa. D’amore, di difesa o di pazzia, ma poi tutto si mischia.

Improvvisamente, l'estate scorsaScenografia e costumi rappresentano più di ogni altra cosa la vera essenza dell’opera. Da una parte la confusione e un abbondante senso di nevrosi che pervade, dall’altra, qualcosa di bianco, ancora da macchiare, quasi da definire. Tra urla – di uccelli selvaggi nella giungla o di fanciulle credute (o rese) schizofreniche – e sigarette accese di continuo, traspare un senso di malinconia e di sfortuna. Si percepiscono tutte le barriere di una precisa società che non permettono di allargare gli sguardi ma di difendere la propria casta, qualunque sia il prezzo da pagare, anche se macabro a tal punto da non poterlo nemmeno nominare. Proprio come quello pagato improvvisamente, l’estate scorsa.

Elio De Capitani, perfetto in ogni sua scelta teatrale, sviluppa in maniera un po’ troppo ridondante il suo secondo Tennessee Williams. Dopo “Un tram chiamato desiderio” nel 1993 con Mariangela Melato, adesso con una rossissima, quasi infuocata, Cristina Crippa fa una scelta davvero interessante ma che sembra non finire mai. Un effetto ‘danza di morte’ che ricorda ciò che la Guerritore e Lavia portarono in scena la scorsa stagione a Roma, un meccanismo lento in cui i drammi e le inquietudini sopra il palco si identificano con quelli di chi sta seduto in platea, trascinando, volutamente, chiunque. Eppure qui si parla di pazzia e finzione, di sesso ed elettroshock, di ragazze bagnate dalla testa ai piedi per sedurre dei ragazzini. Si parla di sopraffazione e poesia, insomma, di motivi per tenere il pubblico in uno stato d’adrenalina continua ce ne sarebbero, eppure quell’immensa giungla è tale solo a livello visivo. In realtà, stando alla sceneggiatura, sembra solo un grande acquario in cui gli attori – tutti eccellenti, ma anche in questo caso, persi nella lentezza di un copione con dei limiti e senza fine – nuotano sperduti. Come se mancasse qualcosa.

Fatta eccezione per la scenografia e i costumi.

Improvvisamente, l'estate scorsaIn questo capolavoro letterario – ripreso al cinema e censurato, con colossi come Katherine Hepburn, Montgomery Clift ed Elizabeth Taylor – si affrontano denunce e soprusi, scandali e riferimenti delicati. Quello della lobotomia, ad esempio, rimanda al caso realmente accaduto alla sorella di Williams. C’è la testimone della morte di Sebastian, vero protagonista, che racconta di un omicidio talmente tanto truce da essere considerata pazza prima, durante e forse anche dopo e da essere quindi ‘aggiustata’ con la menomazione. C’è la pedofilia e il cannibalismo, c’è il dramma all’ennesima potenza. C’è, ancora, la compassione.

Di fronte a tutto questo, chi osserva dovrebbe stare lì seduto con i nervi tesi, con gli occhi sbarrati, i piedi tremolanti. Si dovrebbe ricevere quel senso di soffocamento come in “Changeling” di Clint Eastwood in cui la verità di una madre – in questo caso di una cugina innamorata – non viene presa in considerazione e quindi rinchiusa, additata, creduta pazza, curata. Eppure nulla, tutto si perde.

Improvvisamente, l'estate scorsaCi dovrebbe essere, ancora, più di un momento in cui al nervosismo si alternerebbero le risa. La Crippa è un vero e proprio personaggio da cabaret con le sue espressioni del viso e il suo irrinunciabile cocktail delle cinque, la ragazzina gode dei suoi vestiti griffati Schiapparelli, l’avidità del fratello potrebbe essere la scusa per una macchietta esilarante e fuori dagli schemi. Invece nulla, i momenti più leggeri del testo si perdono anch’essi.

C’è un rapporto particolare madre-figlio, uniti da un forte legame che opprime entrambi, c’è un alone di mistero per tutta la mise en scene, fino alla fine, che non riesce proprio a tenere sulle spine.

C’è l’esplosione – anche sessuale – del corpo che non riesce a vivere in una società putrefatta del sud, c’è del perbenismo ipocrita, c’è qualcosa che… ma non decolla.

L’ossessione dovrebbe far andare via con quel senso di male di vivere profondo che si dovrebbe respirare e che, invece, riescono a cogliere solo gli spettatori più attenti e desiderosi di arrivare fino alla fine. Bastava, forse, qualche elettroshock in più per movimentare.

 

Teatro Elfo Puccini - corso Buenos Aires 33, 20124 Milano

Per informazioni: telefono 02/00660606

Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20:30, domenica ore 15:30

Biglietti: intero € 30 - martedì biglietto unico € 19 - giovani < 25 anni € 15 - anziani > 65 anni € 15 - gruppi scuola € 11

Durata: 110 minuti (senza intervallo)

 

Articolo di: Andrea Dispenza

Grazie a: Ufficio Stampa Teatro Elfo Puccini

Sul web: www.elfo.org

 

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